sabato 11 maggio 2019

Romanzi da leggere a puntate online. 21^ puntata, II Parte, 3° capitolo del romanzo “Anzol”

a cura di Andrea GiostraIn copertina Inna Varivonchik (Ufa, Russia), “Medusa”, 2015, olio su cartoncino, cm. 20 x 30 | https://www.facebook.com/inna.varivonchik


Seconda Parte

3° Capitolo

Nessuno collegò l’impeto del vento all’arrivo della strana donna, ma l’irritazione che gli strani suoni provocavano crebbe, anche perché nessuno era riuscito a capire la natura del tintinnio metallico né a decifrare l’accavallarsi delle voci, che ora le folate spingevano contro le case. Nessuno immaginava che si potesse trattare di echi di un altro tempo, ma era così; era la memoria della prima Anzol che persisteva e non voleva dissolversi nell’eternità.
Quando si vide il vento accanirsi sul gaigo e comprimerlo verso il suolo l’irritazione mutò in costernazione, questa in greve impotenza e poco dopo dilagò il panico.
Con un’occhiata stanca Caldaio stimò la diminuzione del getto e tornò dicendo che a suo parere non c’era niente da fare e tanto valeva rassegnarsi: in meno di due stagioni il gaigo sarebbe scomparso.
Nessuno osò pensare di tornare alla legna da ardere. L’oteria fu percorsa da febbrili discussioni circa il modo di fermare l’azione del vento e da Ottia si finì per tenere sempre aperto. Mollo passò a mescere ot al banco e Ottia, da qualche tempo costretta su una pesante sedia a rotelle di legno oscuro, prese a servire ai tavoli. Ogni volta che le portava un bicchierino vedeva la donna disegnare con le dita ipnotici percorsi sul piano del tavolo di noce, come se quelle dita seguissero le venature del legno in un gioco ostinato e perverso. La donna buttava giù l’ot, con uno scatto degli occhi ne chiedeva un altro e nell’attesa fissava il vuoto, incurante del vocìo che infittiva intorno a lei. Senza nome la donna, senza età, assente e vigile allo stesso tempo. Ottia la guardava di sottecchi, e una notte i loro sguardi si incontrarono.
Ot comparve sulla porta socchiusa, ma questa volta entrò. I suoi occhi cercarono quelli di Ottia e li trovarono in fondo alla sala, in un angolo vuoto: guardavano oltre la gente, oltre gli oggetti. Ottia sedeva immobile sulla sedia a rotelle, la mano destra adagiata sul tavolo. Accanto a lei Ot vide la donna: la sua mano sinistra era aperta su quella di Ottia, i suoi occhi erano fessure impenetrabili.
Ot sedette di fronte a Ottia. Non disse niente, attese. Antichi, gravi, lontani, gli occhi di Ottia si mossero e la sua voce scivolò lungo il piano di noce. «Ho visto il futuro, fratello. Presto saremo memorie, come quelle che scompigliano il vento».
«Ho già sentito queste parole. In sogno, credo».
«I sogni sono memorie dell’eternità».
Ot si alzò lentamente e si avviò verso la porta. Si sentiva sottile. “Forse stanotte l’eternità verrà a trovarmi”, pensò. Uscì nel vento.

Morì nel sonno, poco prima dell’aurora. Ottia lo seguì la notte successiva.

Seduto su uno sgabello sul tetto più alto Caldaio guardava il gaigo ridotto uno zampillo. L’odore di uova marce si era dissolto da tempo, un po’ alla volta, con mesto abbandono. Caldaio guardò la gente avvicinarsi alla spicciolata e attingere dallo zampillo come da una preziosa sorgente e tornare alle case sconsolata.
“Il gaigo era solo un gioco della terra, lo sapevo”, pensò. Chiuse gli occhi e il suo corpo si irrigidì.

4° Capitolo

La donna sparì da Anzol com’era apparsa e la gente si contese l’agonia del gaigo. Quando un mattino plumbeo lo zampillo scomparve non pochi anzolani presero a picconate il suolo nella speranza di trovare l’anima del getto e farla rivivere. Scavarono in profondità alternando sudore a imprecazioni, ma fu tutto inutile. Andarono a smaltire rabbia e spossatezza all’oteria, dove Millo - sempre più canuto e ignaro - aveva finalmente imparato a mescere ot senza versarlo sul banco di mescita. Fiero della sua raggiunta abilità volle dare una grande dimostrazione: allineò sul banco, in quattro file, trecentosessantaquattro bicchierini, dispose davanti a sé dodici brocche piene di ot e cominciò a riempirli con mano ferma. I suoi occhi brillavano e le sue labbra preparavano un sorriso compiaciuto. La gente assisteva impassibile.
Non versò una goccia, nemmeno all’ultimo, quando per un istante la sua mano esitò impercettibilmente, quasi non credesse alla propria vittoria.
Mollo si fermò, alzò lo sguardo sulla gente e sorrise.

«Stiamo qui a sorbirci l’esibizione di un deficiente e intanto non sappiamo come scaldarci», disse uno.
«Etto ha ragione, dovremmo fare qualcosa. E poi sono stufo di bere ot. Non mi è mai piaciuto. Andiamocene».
Mollo rimase solo. Guardò i bicchierini immobili, pieni fino all’orlo. Si abbassò a scrutare il liquore in trasparenza, con gli occhi ne accarezzò il colore rosso vellutato.
«A me l’ot piace», disse. E portò alla bocca un bicchierino.

5° Capitolo

La gente si svegliò con un senso incipiente di fatalità. Fuori gravava un silenzio irreale, che il vento non disperdeva. Qualcuno arrivò in piazza con la notizia della morte di Mollo. Lo avevano trovato riverso per terra, con gli occhi sbarrati e un sorriso compiaciuto sulle labbra. Tutti i trecentossesantaquattro bicchierini erano vuoti.
Nessuno volle assumersi l’onere di gestire l’oteria, tantomeno di produrre ot.
«Una volta si beveva acqua e ci bastava», biascicò Cillo, vegliardo che in gioventù aveva condiviso per qualche tempo i sogni di Ot.
Sprangarono l’oteria e la dimenticarono.
Il vento scaricò su Anzol un lacerante tintinnio metallico e ondate di voci sempre più intense, sempre più solide. Non servì sigillare porte e finestre, il tintinnio e le voci filtrarono nelle case.

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Note dell’editore:
«Haria vive ritirata sull'appennino ligure-emiliano, e comunica con il mondo esterno mediante i suoi libri, in cui dispensa la conoscenza di cui è portatrice. Ove giovani donne, in secoli diversi, in fuga dal proprio tempo, in fuga per la consapevolezza e la libertà. Nove vite, una vita, e una luce negli occhi che le guida e le accomuna. Nove donne oltre il varco sull'ignoto, per un magico, solidale destino.»

“Anzol”, Haria, Collana Letteratura di Confine, Proprietà letteraria riservata, © RUPE MUTEVOLE, prima edizione 2013, ristampe 2017.

Cristina del Torchio
https://www.facebook.com/RupeMutevoleEditore/
https://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni 

Andrea Giostra