sabato 16 febbraio 2019

Romanzi da leggere a puntate online, 10° e 11° capitolo de “La luce negli occhi” di Haria

a cura di Andrea Giostra - In questi capitoli de “La luce negli occhi” … Haria nel suo continuo fuggire, gli basta trovare una traccia, anche se ne ha trovate innumerevoli… i suoi occhi hanno dissolto ogni resistenza e percepito un mondo che riassume l’impeto della vita… il dettaglio di bellezza che cercava è la bellezza stessa…

10° e 11° capitolo

X

1253 a.C.

La Prima Traccia

Ha-ria!
Il mio nome si spezza, strillato dall’uomo che mai troverà il varco attraverso cui di slancio sono penetrata; l’uomo che tornerà alla dimora deluso e stanco e invocherà Pen di punirmi con una morte atroce. Ma io corro fra gli alberi libera di sorridermi e niente ora mi è più caro dell’ignoto.
Pen non è più il mio dio, né gli altri dèi guideranno la mia sorte; la luce verde nei miei occhi sa che la verità è custodita in un dettaglio di bellezza e frugherà ovunque finché non l’avrà trovato. Una traccia mi basta.
Scavalco le rupi sul Rio Senza Nome, al quale d’impulso do il mio, salto nell’acqua che nessuno strato di ghiaccio può fermare, risalgo la corrente e mi fermo nel breve tratto di sabbia sulla sponda che scruta il nord estremo. Per qualche istante il mio respiro naviga lontano, poi si concentra sul fluire immenso del rio, e comincia a percepire...

Acqua aperta, acqua verde e non verde, trascina lo sguardo dentro mutevoli sentieri, imprevedibili guizzi che mutano più veloci del pensiero: non c’è legame con il fragore della realtà cui i miei occhi sono stati abituati: l’acqua non è mai la stessa.
Sospeso il suono della corrente, ora; i suoni tacciono al silenzio che avanza trascinato da un’onda imprevedibile il cui gesto sorprende e disgela una realtà nuova: la vastità. La mia luce cerca una traccia e ottiene un labirinto di percorsi.
E l’acqua si ferma, riflette la mia luce, sorride ai miei occhi e si concede; vedo il suo anèlito, comprendo il suo segreto, accetto il suo abbandono.
Mi bastava una traccia, ne ho trovate innumerevoli. I miei occhi hanno dissolto ogni resistenza e percepito un mondo che riassume l’impeto della vita. Il dettaglio di bellezza che cercavo è la bellezza stessa.

*

Vecchia, paziente, silenziosa, guardo nel passato e nell’incanto che mi ha guidata. Non ho sprecato i miei attimi e ho coltivato il mio talento; ho nascosto il mio volto agli uomini, predatori per istinto, e in solitudine ho attraversato il mio tempo in cerca del misterioso potere che la bellezza emana. Ciò che ho trovato resterà custodito sulle rocce, negli alberi, nel muschio, nell’acqua, nel cielo. Fra molte vite una giovane in fuga riunirà i significati, chiuderà il magico cerchio e sarà libera. A lei, e alle altre prima di lei, regalo questa traccia...







XI

653 d.C.

La Seconda Traccia


L’impeto del salto mi catapulta nel varco. Vedo il mio corpo ricadere in piedi su strati di foglie, correre fra i primi alberi del bosco,  e  fermarsi. Mi volto in-
dietro a percepire l’ultimo boato che rimbalza sul silenzio di Bedo e gli occhi di Yok, in agguato sulla rupe che sovrasta il varco, mi urlano di fuggire. Yok si lancerà sui cani che mi braccano; non tornerà, lo so.
Salto sull’acqua di un rio e raggiungo la riva dove gli alberi infittiscono; bianche macchie sui tronchi sottili di flessibili carpini mi scrutano: occhi tondi, grandi, piccoli, ovunque, occhi. Mi sento immobile nell’ombra fredda di quest’alba che risuona nuova e apre rugiade, muschi, felci, foglie. Confine è parola che cristallizza il mio passato, è una striscia sinuosa di luce verde ai miei piedi, è la soglia di una terra ignota che mi attrae.
Avverto il mio corpo oltre il confine; un vento caldo mi avvolge, un silenzio mite mi circonda e gli occhi sui tronchi si rivelano: sono antiche presenze, bisbigliano leggende di bellezza, parlano di una traccia che scandirà il mio destino, mi incitano a trovarla.
Io sono laggiù e qui, dietro una roccia che il folto muschio modella, seduta su strati di foglie, nell’incavo di un castagno che guarda il cielo. Sono ovunque, come gli occhi cui ho dato ragione.
La luce verde nei miei occhi indaga e trova intrecci di rami tessuti da abili mani di donna entro un cerchio di rocce nascoste, oltre uno stretto passaggio. So che questa fu dimora di energia. Su una lastra di pietra sono incisi, nell’antica lingua drusca, il nome Haria, il mio nome, e l’esaltante racconto di una vita.

*

Il tempo mi è stato fedele, il ritmo delle stagioni mi ha vista trovare l’abbandono nei miei occhi e la magia nei luoghi in cui un misterioso potere mi ha concesso di vivere, oltre le inconsapevoli e crudeli esistenze degli uomini, dei quali non lascio memoria. Non ne vale la pena.
Ho obbedito al richiamo della bellezza, come fece Haria l’antica drusca, e ho trovato la mia traccia sulla traccia che lei lasciò incisa sulla pietra: La bellezza è la memoria di tutti i sogni della terra e il destino di ogni sogno.
Trascrivo nel linguaggio corrente, sulla parete di questa roccia, il racconto magico della mia vita. Un giorno un’altra Haria la troverà e...
E ora è tempo di volare nella vastità.





Per leggere i precedenti capitoli, clicca qui:

Note dell’editore:
«Haria vive ritirata sull'appennino ligure-emiliano, e comunica con il mondo esterno mediante i suoi libri, in cui dispensa la conoscenza di cui è portatrice. Ove giovani donne, in secoli diversi, in fuga dal proprio tempo, in fuga per la consapevolezza e la libertà. Nove vite, una vita, e una luce negli occhi che le guida e le accomuna. Nove donne oltre il varco sull'ignoto, per un magico, solidale destino.»

“La luce negli occhi”, Haria, Collana Letteratura di Confine, Proprietà letteraria riservata, © RUPE MUTEVOLE, prima edizione 2004, ristampe 2009-2012-2018.

Cristina del Torchio
https://www.facebook.com/RupeMutevoleEditore/
https://www.reteimprese.it/rupemutevoleedizioni 

Andrea Giostra



In copertina Giulio D’Anna (1908-1978), “Pescatori nello stretto” (1952), olio su tavola.
http://www.archiviostoricofuturistisiciliani.it/giulio-danna/