lunedì 10 giugno 2019

Musica, Giovanni Falzone: sento di avere molta energia mediterranea. L'intervista di Fattitaliani

Il 1° giugno nel quartiere di Quinto Romano e al Parco delle Cave si è svolto il primo festival di arti sceniche “5 miglia da Milano”: pettacoli teatrali e musicali, performance artistiche site-specific nella natura, momenti partecipativi all’insegna del benessere e della socialità, dj set e molto altro. Fra gli artisti presenti alla manifestazione Giovanni Falzone, trombettista jazz, compositore e direttore d'orchestra di fama mondiale,  che con una breve performance musicale ha dato fiato alla tromba costruita dal maestro artigiano Flavio Campi, eccellenza locale riconosciuta in tutto il mondo e che proprio ieri ha presentato una composizione inedita all'Auditorium di Milano. Fattitaliani lo ha intervistato.

Maestro Falzone, lei ha cominciato da un paese dell’agrigentino. Quali sono le tappe che l’hanno particolarmente formata?
Sono diverse e nel tempo le possiamo un po' così classificare, in primis il conservatorio, poi un’altra tappa importante è stata un’esperienza classico- sinfonica a livello nazionale, poi per circa 7 anni sono stato stabilmente con l’orchestra di Milano e poi un’altra tappa è stata nel 2004 quando ho deciso di dedicarmi totalmente alla musica ricreativa cercando di mettere insieme quelle esperienze che avevo accumulato fino a quell’ora cercando di farle convogliare verso la musica ricreativa… che poi mi ha accompagnato fino ad oggi
In che modo le sue origini sono presenti nella ispirazione e nelle sue composizioni?
Credo che ciascuno di noi abbia dentro di sé le radici di dove nasce, cresce e assorbe tutta quell’energia che emana il luogo. Spesso, magari scherzosamente, mi dicono che nella mia musica si sente molto la presenza e l’energia dell’Etna e facendo una considerazione molto probabilmente è vero. Le radici una persona se le porta inevitabilmente dietro e di conseguenza anche nelle cose che fa, nel lavoro, nella vita. In sintesi sento di avere molta energia mediterranea. 
Che cosa le piace dell’idea del “festival 5 miglia da Milano”?
Mi sembra una bellissima iniziativa! Immaginare di portare un teatro (su ruote) a chi non ce l’ha per me rappresenta una grandissima azione… ed è per questo che, legato all’immenso affetto che mi lega al mio caro amico Flavio Campi, ho subito accettato di partecipare mettendo a disposizione la mia musica e la mia esperienza a favore di questa bellissima iniziativa. Lunga vita al teatro mobile! 
Infatti ha dimostrato la vera identità dell’artista, generoso e soprattutto che scende in campo per valorizzare la figura e il mestiere antico del maestro Campi.
Grazie, e mi fa molto piacere che sia arrivato questo tipo di messaggio.
È un'azione nobile che ci ha mostrato la generosità di un artista che va a valorizzare un uomo capace di tale creazione e soprattutto di umiltà, perché il maestro Campi ho avuto modo di intervistarlo e mi ha colpito veramente.
Sì, è una persona molto speciale e anche io sono molto felice di averlo incontrato nel cammino della mia vita… l’umanità ha bisogno di creature speciali!!
Poi di lei.. guardi non dorme più di notte da quando ha saputo che lei sarà presente. Passo alla prossima domanda: qual è stato il suo primo approccio alla musica?
Il primo approccio è stato casuale. Io ho iniziato in tarda età, avevo fatto 18 anni ed ero a una festa… c’erano degli strumenti sul tavolo perché i suonatori stavano facendo una pausa e così incuriosito da questo strumento che suonava un ragazzo che conoscevo, la tromba, ho chiesto di farmela provare… e da lì è successo qualcosa che non si è mai più distaccato da me: un amore e una passione che non mi hanno più abbandonato neanche per un attimo. Viva le casualità!! 
E la sua prima esibizione? La ricorda?
La prima esibizione sì, me la ricordo, era stata per il venerdì santo nel mio paese di origine, Aragona, in provincia di Agrigento. Dopo circa due mesi che suonavo la tromba il maestro mi volle premiare perché ero abbastanza portato e veloce e mi inserì nella festa del venerdì santo, della settimana santa come gesto di incoraggiamento, anche perché ero alle prime armi ma lui volle farmi questo regalo perché da noi è molto sentita questa festa tradizionale e così me la ricordo ancora molto bene la gioia di questa prima uscita con la tromba che suonavo a malapena.
Copertina del nuovo album
Chi l’ha supportata nel suo percorso?
Quando uno decide di fare il musicista, mediamente e specialmente al sud Italia, diciamo che non è difficile incontrare delle difficoltà perché purtroppo non è quasi mai intesa come “la professione del futuro”, e quindi lì per lì in realtà non è che abbia avuto supporti particolari. Però mi ricordo molto bene che quando chiaramente sognavo di far questo nella vita non era una cosa così ben comprensibile per chi mi circondava, poi devo dire che da quando ho dimostrato che facevo seriamente, mi sono iscritto al conservatorio, andavo bene, le cose andavano bene, insomma, le persone care che mi stavano accanto hanno fatto in modo che io seguissi il mio sogno.
Foto di Roberto Cifarelli
Giovanni Falzone, trombettista di fama mondiale, che rapporto intrattiene lei con lo strumento?
Per un musicista credo che sia un rapporto come dire, di fusione totale dove diventa un tutt’uno. La tromba obbliga chi la suona ad esercitarsi molto, ogni giorno, a dedicare una frazione della giornata proprio al mantenimento muscolare, un po’ come essere l’atleta, a prescindere del genere musicale che si sceglie di perseguire.
Foto di Maurizio Anderlini
Ne è geloso?
Sì, ovvio, perché in realtà facendo un calcolo reale diventa l’elemento con il quale ti ritrovi a passare più ore durante la giornata, quindi vuoi o non vuoi è come se diventasse una parte di te, un arto, un braccio. Non sono mai stato lontano dal mio strumento. Quando vado in vacanza me lo porto, magari mi impongo di prendermi una settimana di riposo… ma al secondo/ terzo giorno, anche se non mi metto a studiare sodo, come faccio normalmente per preparare i concerti, compare il desiderio di soffiarci dentro e avere quel magico contatto con lo strumento.
Quindi la porta sempre con sé, non può più resistere senza la tromba...
Esattamente!
Maestro Giovanni Falzone, altre occasioni per ascoltarla dal vivo? I prossimi concerti?
Vi parlo del concerto del 9 giugno all’auditorium di Milano, un concerto per me molto speciale. Ho scritto una composizione per Orchestra Sinfonica più il mio Border Trio dedicata a David Bowie ed è stata presentata, in Prima Assoluta, il 9 alle ore 20.30 e quindi sono molto, come dire, gasato e felice di questa cosa… perché un’altra cosa bella di questo mestiere è che non si smette mai di cercare qualcosa che possa alimentare continuamente il desiderio di fare delle cose nuove e di mettersi continuamente alla prova.
Grazie e in bocca lupo. La ringrazio per la sua disponibilità.
Grazie a voi. Un caro saluto.