mercoledì 12 giugno 2019

Le conte du Tsar Saltane, un'opera capolavoro chiude la stagione alla Monnaie di Bruxelles. La recensione di Fattitaliani

(video) Le fiabe - se e quando sono raccontate - vengono sovente relegate a semplici "bedtime stories-contes de fées" narrate e tramandate per addormentare i bimbi, farli stare buoni, dimenticandone il valore di insegnamento d'un tempo, la loro valenza culturale. L'opera in scena alla Monnaie di Bruxelles fino al 29 giugno (coprodotta con il Teatro Real di Madrid) recupera la forza di questi racconti attraverso una costruzione che fa quasi gridare al miracolo per la sua immensa bellezza e intensità.

Stiamo parlando de "Le conte du Tsar Saltane" del compositore Nikolay Rimsky-Korsakov che si è ispirato a un testo del suo connazionale Alexander Pushkin, fra i più grandi autori russi.
Gli elementi del genere ci sono tutti: dall'atmosfera fantastica agli animali parlanti, dai protagonisti ai loro cattivi antagonisti, alla partenza e al ritorno dei personaggi principali.
La rappresentazione della Monnaie non si limita a questo, ovviamente. C'è un totale assorbimento di trama e significato della storia per travalicarli, assumerli come traccia per la creazione di un qualcosa di assolutamente unico e originale.
Il Maestro Alain Altinoglu supera se stesso e dirige un'orchestra ai massimi livelli riuscendo nell'impresa di restituire musicalmente e perfettamente i diversi momenti narrativi, muovendosi con grazia in una partitura affatto facile scandita da più momenti di pausa sinfonica, creando la giusta atmosfera per le situazioni che si susseguono attraverso i frequenti contrasti.
Parte integrante e fondamentale il coro diretto dal M° Martino Faggiani: un'esecuzione sublime che fornisce colore, sfumature, ambientazione, intensità nei diversi passaggi dell'orchestrazione generale.
Le scelte effettuate dal regista Dmitri Tcherniakov spiazzano, divertono, commuovono, stupiscono. Il fatto che qui il personaggio di Gvidon sia un ragazzo autistico dà un significato e uno spessore più profondo a tutto (il pubblico ne è informato all'inizio dalla madre di lui, la zarina Militrisa).
L'adolescente trova quiete e anche un modo di comunicare solo durante la narrazione di una storia come questa dello zar Saltan. Una volta assunta questa prospettiva, il pubblico riesce sin dal prologo a seguire non solo il racconto in sé, ma anche e con ininterrotta curiosità l'originale messa in scena che lo incornicia. 
Non siamo forse un po' tutti come Gvidon quando ci immergiamo in un contesto di fantasia? non parliamo con creature bizzarre, non ci intratteniamo con personaggi eroici, non viviamo storie incredibili, non vi partecipiamo direttamente come coprotagonisti?
Ecco: l'impianto generale dell'opera ingloba il giovane che ascolta la favola, ne inghiotte personalità e pensieri, e, prendendo per mano il pubblico, ve lo inserisce quasi in maniera naturale grazie a trovate e accorgimenti sorprendenti.
I costumi di Elena Zaytseva nella prima parte sembrano fatti di marzapane per poi richiamare la realtà di oggi nell'ultimo atto.
Gleb Filshtinsky magnetizza con i video, i disegni animati, il gioco delle luci.
E i cantanti? Grandi voci, grandi attori.
Ante Jerkunica riproduce la possenza e la saggezza dello zar.
Svetlana Aksenova dà vita a una madre (nel racconto e nella vita reale) con le sue speranze e angosce di fronte a un figlio di cui prendersi cura.
Bogdan Volkov eccelle nel farci toccare con mano le sensazioni di un giovane autistico.
Olga Kulchynska canta con una voce sublime nel ruolo della principessa-cigno.
Le cattive e invidiose sorelle di Militrisa e l'indegna madre sono rese con maestria da Stine Marie Fischer, Bernarda Bobro e Carole Wilson.
Un'opera magnifica e magniloquente: un approccio realistico alla fantasia, un paradosso, come a volte la vita.
La rappresentazione è l'ultimo appuntamento della stagione 2018-19 dell'opera La Monnaie diretta da Peter de Caluwe: una giusta, perfetta chiusura. Giovanni Zambito.
Foto: © Forster