domenica 12 maggio 2019

Giuseppe Maurizio Piscopo, il fabbricante di storie, a Fattitaliani: ai bambini bisogna insegnare a vivere la bellezza. L'intervista

di Caterina Guttadauro La Brasca - Una personalità molto singolare quella che ci apprestiamo ad incontrare oggi. Un “fine”letterato  divenuto tale per avere saputo cogliere in ogni esperienza della sua vita il senso intrinseco dell’umanità vera. Il suo vissuto ha avuto tanti palcoscenici, dalla strada, grande maestra di vita ai bistrot di Parigi, all’America dove andò con tanta speranza e tornò con tanta esperienza.

Giuseppe Maurizio Piscopo ha scritto libri, canzoni, ha composto musica, usando tutto il potenziale che gli è stato regalato dai luoghi, dalla loro storia, dalle persone che ha incontrato, dalla meravigliosa terra di Sicilia, vanto che condivido con lui. 
Ma diamogli voce per capire come ogni contatto con le persone, con gli oggetti, con i posti ed i luoghi può diventare un mezzo educativo, perché anche questo Lui è: un pedagogista.                                                                  

Tu vivi in una parte d’Italia che tutto il mondo ci invidia. Cosa ti rende orgoglioso di essere un Siciliano?
Appartengo ad una storia millenaria quella della Sicilia, appartengo ad una generazione che ha sofferto, che ha svolto tanti mestieri che ha girato il mondo che ha conosciuto il dolore e la sofferenza. E come ha scritto Victor Hugo: “Più grande è il dolore più grande è il vivere”.
Tu la sua Poesia la vivi quotidianamente, guardandoti attorno, dipingi con le parole la bellezza di ciò che ti circonda e rimani ancorato alla realtà, all’apprezzamento per la vita, ai suoi valori fondanti.  La loro conoscenza ti permette poi di conquistare la realtà e aspirare al sogno. È cosi?
Ai bambini bisogna insegnare a vivere la bellezza e a salvare l’ambiente. Noi viviamo in un mondo brutto, certe volte crudele. Per sopravvivere in una città come Palermo spesso mi estraneo con la musica, con la poesia leggendo e scrivendo dei libri. Gli interessi del denaro, della popolarità non mi interessano. Certe volte mi allontano dalla realtà e vivo in un sogno: in un mondo tutto mio fatto di piccole cose. Mi basta suonare la fisarmonica con le musiche del mondo, per viaggiare con la mente ed essere felice.
Ogni poesia è un viaggio che tocca paesaggi, frontiere, percorsi, mete visibili e invisibili. Verso l’altro, l’altrove, l’oltre. E alla fine del viaggio, cosa deve esserci a parer tuo?
Alla fine del viaggio c’è il sogno, la poesia, la voglia di far del bene, di abbracciare gli altri di qualsiasi colore siano, di aiutarli con tutte le forze, sempre. Il mondo non si costruisce con i ponti ed il filo spinato. Già abbiamo visto cos’è successo con le ultime guerre. Certe ferite con la Germania non si sono ancora rimarginate. Si sta bene quando tutti stanno bene, il malessere di uno si riflette su tutti gli altri.
Nello studio umano che c’è alla base di ogni tua opera c’è un particolare sguardo ai bambini e riesci a carpirne l’attenzione facendo leva su qualità meravigliose di cui siamo depositari da piccoli e che, crescendo, purtroppo perdiamo. Cosa ti affascina, perché tanto amore per loro?
“Gli adulti non capiscono mai niente da soli ed è una noia che i bambini siano sempre eternamente costretti a spiegar loro le cose”, ha scritto Antoine de Saint Exupèry ne Il Piccolo Principe. I bambini sono l’altra faccia del mondo. Sono molto più avanti dei grandi. Gli adulti hanno un mondo fatto di piccinerie, sogni piccini mentre i bambini pensano in grande e tolgono i grandi dalle difficoltà. Se il mondo fosse fatto di bambini non ci sarebbero guerre ho scritto nel libro: Le Avventure di Lino Panno.
Mi puoi raccontare del libro per bambini Le Avventure di Lino Panno Qanat Edizioni?
Ho scritto questo libro composto da 31 storie dedicandolo a tutti i bambini che ho conosciuto e a tutti i maestri italiani con i quali ho lavorato, in genere ho lavorato solo con maestre, nella mia scuola sono rimasto da solo. Con questo libro volevo richiamare l'attenzione affinché non scompaia la figura storica del maestro nella scuola italiana. Ho conosciuto tantissimi bambini e ogni volta che ne abbraccio uno ripercorro tutta la mia vita. A loro è dedicato questo libro che meriterebbe di essere più conosciuto. Sarà il primo dei cinque libri sul maestro Lino Panno.  
Tu hai fatto tanti mestieri ed è come aver vissuto tante vite: sei stato un barbiere, sei un suonatore eccelso di fisarmonica, hai conosciuto la piccola aggregazione di un paese siciliano ma anche la vastità della città americana, la melanconia dei vicoli, delle arie di Parigi mentre pioviggina ed il bateau-mouche risale la Senna.  Scrivevi già allora e come pensavi al tuo futuro?
Ho scritto sempre sin dalle scuole elementari. Sono nato in un paese difficile ed amaro. Un paese respingente, di violenza e sopraffazione. Qui ho conosciuto la durezza della storia e la veemenza dei sentimenti. Ad un certo momento della mia vita ho pensato di trasferirmi a Parigi come unica culla possibile, incarnando la figura del bohèmien come ha scritto il critico letterario Salvatore Ferlita. A New York ho voluto ripercorrere il viaggio degli emigranti ed ho acquistato la fisarmonica della mia vita da un barbiere siciliano Frank Castelli per il costo di 350 dollari, storia che ho raccontato nel libro Musica dai saloni (intervista di Fattitaliani).
Per certi aspetti conoscerti fa riesumare alla memoria una storia che tutti conosciamo: “Il Piccolo Lord” perché in essa vincono i buoni sentimenti: la bontà sulla cattiveria, il perdono sull’arroganza e l’amore sull’odio. Cosa sei andato a cercare in America e da cosa volevi allontanarti?
In America cercavo le radici della mia infanzia. Molte persone del sud e di Favara in particolare sono partite alla ricerca di fortuna per la lontana Merica, quando i migranti eravamo noi, quando non conoscevamo una parola di italiano, né una di inglese ma applicando alla lettera quel proverbio siciliano che così recita:” Cu avi lingua passa u mari”, di mare ne passammo tanto, attraversammo l’oceano.
Mi sento di ripetere una frase di Gesualdo Bufalino: “Non sono complicato, ma contengo una dozzina di anime semplici insieme”. Può essere il tuo caso?
Ho conosciuto ed apprezzato molto lo scrittore di Comiso. Mi ritrovo in questa espressione ed anche in un’altra, quando rispondendo alla domanda pungente di un giornalista che chiedeva chi avrebbe sconfitto la mafia in Sicilia, lo scrittore ha risposto così: “Un esercito di maestri elementari un giorno sconfiggerà la criminalità di questo nostro Paese”.
La tua formazione letteraria è invidiabile, sei cresciuto in un contesto letterario che il mondo ci invidia: Sciascia, Bufalino, Buttitta. Come sopravvive il loro pensiero nella Sicilia di oggi?  
Penso che in Italia ci sia una grandissima attenzione per la Cultura e per i nostri grandi scrittori. Un indegno ministro della pubblica istruzione si è permesso di togliere dalle Antologie i grandi scrittori siciliani. Questo fatto la dice lunga sulla considerazione che i politici hanno della Cultura del Sud e della Sicilia in particolare, dove i ministri vengono a raccattare i voti per essere eletti a Roma e un minuto dopo essere stati eletti vanno in Tv ad umiliarci e raccontano una Sicilia non vera che invece si dovrebbe ribellare ogni giorno.  
L’insegnamento è un impegno a cui tu tieni in modo particolare, hai fatto centinaia di incontri con giovani studenti. Cosa hai portato con te da questi incontri e cosa pensi dei bambini di oggi? Sono più felici di quanto lo siamo stati noi?
I bambini di oggi sono molto sensibili e problematici. Possono insegnare tante cose agli adulti. Hanno un grande senso dell’amicizia, dell’ospitalità, della giustizia e non sono assolutamente razzisti. Accettano tutti con grande dignità e soprattutto sono molto saggi. Spesso mi chiedo se un maestro debba educare prima i bambini o i genitori? Non sarebbe sbagliato avere i genitori una volta al mese in classe per educarli e istruirli insieme ai loro figli.
Qual è la salute della Cultura siciliana oggi?
C’è vivacità, confronto. In città ogni giorno si presentano molti libri alla presenza degli Autori, le scuole sono vive e fanno un lavoro encomiabile, in città i registi vengono a girare molti film e a discutere. La Sicilia in parte mostra grande vivacità culturale, poi persistono sacche di disoccupazione giovanili, altri sono costretti a studiare al nord per trovare prima un lavoro. E vi sono problemi di sopravvivenza, mancanza di alloggi e molti vivono alle soglie della povertà.
Che nesso c’è tra comporre un’aria e suonarla con la tua fisarmonica, scrivere un romanzo, una poesia, fare un dipinto? Cos’è per te l’Arte?
L’Arte è la vita. La ragione di esistere. Sì, per me è tutto legato. Ogni volta che scrivo un libro compongo una musica con lo stesso titolo per avvicinare e raccontare al pubblico alla storia senza l’uso delle parole. E funziona, quando uno vuole andare oltre, quando le parole non bastano mi viene in aiuto la fisarmonica, la porto sempre con me. Una delle cinque fisarmoniche la tengo in classe e la utilizzo come un sussidiario con i bambini per raccontare le storie del mondo e per raccontare tutto quello che non si trova nei libri di testo che sono stati disossati resi inerti e insignificanti, proprio per non farli pensare e per non avere un pensiero critico contro il potere dominante.
Quale fu il primo libro che hai letto? E quello che stai leggendo?
Ho letto Le avventure di Pinocchio di Collodi. Alla biblioteca Mendola di Favara dove trascorrevo buona parte del mio tempo. A casa mia non c’erano libri. Non li potevamo comprare e poi nel mio paese c’erano solo negozi di armi e nessuna libreria.
Se potessi invitare a cena un personaggio di oggi o del passato chi sceglieresti?
Inviterei Federico Fellini un grandissimo regista che stavo per intervistare quando collaboravo ai programmi della Rai siciliana nella sezione radiofonica. Avevo letto molti libri su Fellini prima di realizzare l’intervista telefonica, poi si è ammalata la moglie Giulietta Masina ed il regista mi ha detto che non era più il caso. L’avrei invitato a cena per ringraziarlo per quello che ha dato al mondo con i suoi film. C’è chi racconta con la penna, chi con le fotografie, chi con la musica. Fellini ha raccontato il mondo italiano con la macchina da presa. I suoi film sono dei capolavori: da La Dolce Vita, Amarcord, La città delle donne, Le notti di Cabiria, Ginger e Fred. Per me Fellini è stato straordinario nella scelta delle immagini e soprattutto delle musiche con Nino Rota prima e con Nicola Piovani. Se un giorno realizzerò un film con Rosario Neri lo dedicherò a lui.
Cos’è per te la Fede e in che cosa la ritrovi?
Io credo in Dio e nei bambini. La fede l’ho scoperta in un viaggio ad Assisi nella città di San Francesco. Per me la fede è la speranza che tutto quello che facciamo non è perduto, che non si perderà nemmeno quando non ci saremo più. La cosa importante della vita è agire e fare del bene a tutti e saper chiedere perdono degli errori che facciamo.
Parlaci della “Sicilianità”, in che cosa la ravvisi?
La Sicilianità è fatta di tante cose. Dal clima alla cucina, ai dolci, dal dialetto all’uso di parole che non si usano più, è fatta dei rapporti tra le persone, delle tradizioni che ancora rimangono. Se nel mio paese dovessi dire ad un amico mettiamo per iscritto un accordo verbale quello si offenderebbe a morte e non mi saluterebbe più. La parola vale ancora tra le persone soprattutto a Favara.
L’Associazionismo dovrebbe essere un’esperienza che aggrega, quindi che unisce sinergie. È così in Italia o c’è ancora della strada da fare per superare la competitività?
L’Associazionismo è un’esperienza molto positiva che ha bisogno ancora di crescere e che può dare i suoi frutti nella ricerca di lavori alternativi per i giovani e non solo. Il mondo è cambiato, le esigenze della società sono cambiate e quindi bisogna inventare nuovi lavori che occorrono, dal sarto al meccanico, dall’idraulico al barbiere. A Milano ho visto le sarte cinesi e i barbieri turchi. In alcuni paesi della Sicilia mancano i barbieri e la loro musica.
Progetti in itinere o appena portati a termine?
Il 1° giugno all’Auditorium della Rai di Palermo insieme alla Compagnia popolare favarese gruppo storico che ha 50 anni di attività presenterò lo spettacolo: “Le musiche dei barbieri 10 anni dopo”. Il 20 giugno sarà pubblicato un libro per i tipi di Spazio Cultura con le fotografie di Angelo Pitrone dal titolo: “Favara storia di una rigenerazione possibile” con un mio testo, uno di Salvatore Ferlita,  uno di Armando Sichenze e un testo di Andrea Bartoli. Infine, a breve acquisterò un Lapa Porter a quattro ruote per girare la Sicilia e portare i libri e le mie storie ai bambini accompagnandoli con tre note della più antica fisarmonica della Sicilia.
Grazie per averci regalato un momento di incontro che ci ha fatto capire che ciascuno di noi è frutto delle proprie radici, che vivere significa curarle e trasmetterne il seme ai piccoli che saranno il nostro domani. Chiudiamo con una frase del nostro amato Pirandello:
“Io sono vivo e non concludo. La vita non conclude. E non sa di nomi, la vita. Quest’albero, respiro tremulo di foglie nuove. Sono quest’albero. Albero, nuvola; domani libro o vento: il libro che leggo, il vento che bevo. Tutto fuori, vagabondo”.

Caterina Guttadauro La Brasca