sabato 16 febbraio 2019

Teatro, Paolo Triestino a Fattitaliani: musica e cioccolata sono esaltatrici reciproche del gusto. L'intervista di Fattitaliani

Paolo Triestino (intervista per Proscenio) e Giovanni Baglioni in “Note di cioccolato”, scritto e diretto da Paolo Triestino con le musiche di Giovanni Baglioni. Al Teatro Flaiano di Roma, ultime repliche, stasera alle 21 e domani alle 17,30. Light Designer: Alessandro Nigro. Scenografie di: Francesco Montanaro.

Un mix tra cioccolata e musica. All’ingresso chiedono se si preferisce il fondente o quello al latte e a seconda del gusto lo spettatore riceverà un sacchetto di cioccolato in omaggio. Il pubblico verrà coinvolto in degli assaggi di cioccolato che lo aiuteranno ad entrare nel racconto. Il momento magico è lo scarto del sacchetto, il rumore ci riporta indietro nel tempo e ci fa tornare bambini quando scartavamo i regali di Babbo Natale. 
La storia parte dal Dio azteco Quetzalcoad che arrivò sulla terra con in dono un albero di cacao rubato agli dei. Narra di Trudi Birger che per anni ha sognato la cioccolata nel campo di concentramento di Stutthof e della Nutella nascosta anche a noi stessi nei luoghi più impensati.

Paolo, ci hai emozionato moltissimo con questo spettacolo soprattutto con i tuoi ricordi di infanzia con i quali inizi lo spettacolo (Rota Greca in Calabria, i sapori, la spremuta di verde che poi altro non era che l’olio): come nasce l’idea di questo spettacolo?
Mah, l’idea dello spettacolo nasce dalla mia passione totale per la cioccolata che è un alimento che adoro da sempre, mi ha veramente sempre affascinato e poi, come hai visto, c’è un ricordo molto particolare che è la mia infanzia che mi lega a questo dolce abbraccio che è la cioccolata. Quindi ho sempre voluto raccontarne, volevo raccontarne le emozioni, le cose che poteva stimolare in noi. Era da un paio di anni che ci pensavo, poi man mano si sono incastrate un po’ di cose tra cui il pensiero di coinvolgere Giovanni, un altro grande appassionato di cioccolata, abbiamo messo insieme le nostre comuni passioni, i nostri ricordi e le mie suggestioni ed è venuto fuori questo spettacolo, tutto qua.
Era il periodo in cui i fiori e la frutta crescevano senza la fatica del lavoro, penso che molti siano stati impressionati da queste parole.
(Ride) Sì, beh ma era un tempo molto lontano perso nella mitologia degli Dei aztechi, sono racconti, sono favole. Sai ci sono varie leggende sulla nascita del cacao però mi piaceva moltissimo questa, soprattutto per la descrizione di una pianta che ha un frutto pieno sia ricco di semi amari come le sofferenze dell’amore, forti come il coraggio e rosse come il sangue, lo trovo di una bellezza veramente assoluta e questo mi ha molto affascinato. Quindi ho pensato, sarebbe stato bello aprire e chiudere lo spettacolo con questa leggenda, con questo dolce, questa panacea dei bambini e sollievo degli anziani che ci avvolge tutti in un abbraccio, percorrendo storie, epoche, emozioni, uomini, donne, campi di concentramento. Solo per fare alcuni esempi di tutto ciò che ha attraversato il cioccolato.
Ad un certo punto la tua merenda cambia, passi dal pane con olio e sale, al pane con il cioccolato che ti ricorda l’abbraccio della mamma e la carta stagnola ti mette allegria.
(La cioccolata era al taglio, era come un lingotto metà bianco e metà marrone che tagliavi a fette, era una cioccolata molto morbida e si tagliava ma era grosso come una specie di plum-cake).
Beh, sì io me lo ricordo perché aprendo questo panino mi trovai con questa cosa che sembrava oro che io non avevo mai visto. Era bello, poi la tocco e volevo divorarla, era una roba veramente emozionante, come un abbraccio di mamma, e mi misi a piangere e capisci perché il cioccolato è entrato nella mia vita. Quindi, ogni volta che ho bisogno di una coccola parte la cioccolata. Poi negli anni è cambiato il gusto, una volta per me era molto dolce adesso non riesco a scendere sotto al 90%, ma credo questo faccia parte dell’età, dei bisogni del fisico. Una volta il mio gusto era completamente diverso, ho virato quasi al 100%.
Come riescono musica e cioccolato ad arrivare fino all’anima?
Ho scoperto dopo, che ambedue agiscono sulla stessa zona del cervello che è la zona mi pare dei parabeni (però potrei dire una stupidaggine) che sta vicino al nostro orecchio destro. Lì hanno sede i recettori finali dei nervi responsabili del gusto. Musica e cioccolata sono esaltatrici reciproche del gusto. Praticamente ascoltando la musica e mangiando cioccolata, apprezzi più sia l’una sia l’altra. Ma questa è una cosa scientifica, non una psicologica perché ripeto tutte e due, nonostante uno sia un alimento del corpo ed uno dell’anima, magicamente si fondono e ci arrivano. Io trovo che entrambe riescano ad evocare dentro di noi cose che vanno ad accarezzare l’anima che prescindono dal “qui e ora”... Credo che formino una magia davvero irripetibile.
Oltre al connubio di cioccolata e musica c’è un bel connubio anche tra te e Giovanni Baglioni, come nasce?
Guarda, siamo amici da tanti anni. Io lo ammiro tantissimo come musicista ed avevo avuto sempre un desiderio di fare uno spettacolo con lui e quando gli ho detto “Giovanni io devo fare questo spettacolo “Note di cioccolata”, mi servono le note, vuoi stare con me in quest’avventura?”. Lui ha detto di sì, sostanzialmente quando ancora il progetto era non informe, di più. Ci si è buttato dentro con una grande energia, un grande amore e anche lui condivide la passione per il cioccolato. Lui è fondente arancia. Suona la chitarra elettrica ma aveva un programma al computer che gli permetteva di fare un po’ di tutto con questa chitarra, al di là di questo, che è un divertimento per lui, è un grandissimo concertista.
È la prima volta che lo portate in scena?
Sì! Andremo avanti fino al 17. Facciamo solo cinque repliche, è stata una prova, ci siamo divertiti, poi l’anno prossimo sicuramente riprenderemo. Come hai visto il consenso del pubblico è ampio, c’è un’atmosfera, dolce, poi questo scartare che sembrava un ruscello.
Senti ma come mai questo mordi e fuggi degli spettacoli a teatro?
Dipende, anche perché ormai le finiture anche nei teatri importanti sono di due settimane, parliamo di due settimane al Quirino, due settimane all’Eliseo a marzo faremo due settimane al Ghione. Orami è questa la realtà poi se lo spettacolo fa particolarmente bene lo proroghi ma ormai è così.
Elisabetta Ruffolo