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| Foto di Marco Ghidelli |
(Gallery) La Cappella Sansevero, nel cuore del centro storico di Napoli, è uno dei luoghi più intensi e sorprendenti del patrimonio artistico italiano. La visita restituisce un’esperienza concentrata ma potentissima, in cui arte, spiritualità e inquietudine intellettuale convivono in uno spazio raccolto, quasi sospeso fuori dal tempo.
Nata come cappella gentilizia, la Sansevero fu trasformata nel Settecento dal principe Raimondo di Sangro, figura emblematica dell’Illuminismo napoletano, scienziato, alchimista e mecenate. La sua visione unitaria ha dato forma a un progetto artistico coerente e profondamente simbolico, in cui ogni scultura e ogni decorazione dialogano tra loro in un percorso che unisce fede, ragione e ricerca del sapere.
Il centro emotivo della cappella è il Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino. Il corpo di Cristo, coperto da un sudario che sembra trasparente e vivo, colpisce per una resa tecnica che supera la meraviglia per farsi commozione. Come sottolinea l'ex direttore Fabrizio Masucci nell’intervista a Fattitaliani, la forza dell’opera non risiede solo nella perfezione scultorea, ma nella sua capacità di comunicare dolore, pace e mistero in modo immediato e universale, parlando anche a chi non possiede strumenti specialistici per leggere l’arte.
Attorno al Cristo Velato si sviluppa un percorso di grande raffinatezza simbolica. Il Disinganno di Francesco Queirolo, con la figura maschile che si libera da una rete di marmo incredibilmente sottile, rappresenta una delle vette del virtuosismo barocco e, allo stesso tempo, un’allegoria chiarissima della liberazione dall’errore e dall’ignoranza. La Pudicizia di Antonio Corradini, dedicata alla madre del principe, esprime invece un’idea di virtù velata, delicata e malinconica, confermando l’altissimo livello degli artisti coinvolti nel progetto.

ph. Raffaele Aquilante e Alessandro Scarano per 327Collective
Nel sotterraneo, le Macchine Anatomiche aggiungono una dimensione perturbante alla visita. I due scheletri con il sistema circolatorio riprodotto con impressionante precisione testimoniano l’interesse di Raimondo di Sangro per la scienza e l’anatomia. Masucci evidenzia come queste opere, spesso relegate in secondo piano rispetto al Cristo Velato, siano in realtà fondamentali per comprendere la complessità culturale della cappella e del suo ideatore.
Nel complesso, la visita alla Cappella Sansevero è breve ma densissima. In pochi ambienti si concentra una quantità straordinaria di significati, emozioni e interrogativi. Non è un luogo che si limita a stupire per la bellezza, ma invita a riflettere sul rapporto tra corpo e spirito, tra vita e morte, tra conoscenza e mistero. Proprio per questo resta impressa nella memoria come una delle esperienze artistiche più forti che Napoli possa offrire.


