di Valeria Tufariello
Ho apprezzato molto l’approccio del libro sugli haters, è divulgativo ma mai moralistico, e riesce a parlare di haters e troll senza demonizzare Internet in sé, concentrandosi invece sui comportamenti. L’uso di esempi concreti e di un linguaggio accessibile (come sempre ed egregiamente riesci a fare) rende il tema complesso comprensibile anche a chi non ha una formazione specialistica.
Un approccio non moralistico al fenomeno dell’odio online
Uno degli aspetti più interessanti di “Internet Haters e Trolls- chi sono, perché odiano online, come difendersi” è l’approccio scelto dagli autori per affrontare un tema spesso trattato in modo superficiale o ideologico. Il testo riesce infatti a mantenere un equilibrio non scontato: parlare di odio, aggressività e provocazione online senza scivolare né nella demonizzazione della rete né in un giudizio morale sommario sugli utenti.
Il libro adotta un taglio divulgativo, accessibile anche a chi non ha competenze specifiche in ambito psicologico o sociologico, ma evita al tempo stesso semplificazioni eccessive. Internet non viene presentato come la causa del problema, bensì come un contesto che può amplificare dinamiche già presenti nelle relazioni umane. In questo senso, l’attenzione si sposta dai mezzi ai comportamenti, rendendo l’analisi più lucida e meno ideologica.
Particolarmente efficace è la scelta di non ridurre hater e troll a semplici “cattivi”. Il testo mostra come dietro certi atteggiamenti si nascondano spesso frustrazione, bisogno di visibilità, disagio personale o ricerca di riconoscimento. Questa prospettiva non giustifica l’odio online, ma aiuta a comprenderne le motivazioni, offrendo al lettore strumenti interpretativi più utili rispetto alla semplice condanna.
Anche il linguaggio contribuisce a questa impostazione: è chiaro, diretto, arricchito da esempi concreti e situazioni facilmente riconoscibili da chiunque frequenti i social network. Questo rende la lettura scorrevole e, soprattutto, favorisce un processo di autoriflessione; il lettore non si limita a osservare il fenomeno dall’esterno, ma è portato a interrogarsi sul proprio modo di comunicare online e sulle reazioni che mette in atto.
Infine, l’approccio non moralistico emerge con forza anche nella parte dedicata alle strategie di difesa. Non viene proposta una soluzione unica o “giusta” in assoluto, ma una serie di possibilità che valorizzano la consapevolezza personale e la tutela del proprio spazio digitale. Difendersi, nel testo, non significa vincere una discussione, ma scegliere quando e come partecipare, e quando invece sottrarsi.
In questo senso, il libro non si limita a descrivere un fenomeno attuale, ma invita a un uso più maturo e responsabile della comunicazione online, senza toni allarmistici né facili semplificazioni. Un contributo utile proprio perché equilibrato.
Sei un grande! Offri strumenti e non scorciatoie. Consapevolezza e non scuse. Percezione corretta del sé e non alibi e rifugi.
Grazie sempre per il tuo immenso bagaglio umano e culturale.

