Intrattenimento, ma soprattutto cronaca senza filtri, capace di ricostruire eventi, responsabilità e zone d’ombra. La puntata di domenica 15 febbraio de Le Iene, in onda in prima serata su Italia 1, è guidata da Veronica Gentili e Max Angioni e propone un racconto che intreccia inchieste, testimonianze dirette e ospiti di rilievo in studio.
Le Iene, le anticipazioni del 15 febbraio 2026
Il servizio firmato da Giulio Golia ricostruisce nei minimi dettagli l’assalto al portavalori avvenuto il 9 febbraio lungo la statale 613. A raccontare quei momenti concitati sono un carabiniere rimasto ferito durante la colluttazione con uno dei rapinatori e un militare in borghese che, trovandosi casualmente sul posto, ha deciso di intervenire inseguendo i fuggitivi con la propria auto. Completano il quadro le testimonianze della guardia giurata del blindato e di una studentessa a cui l’auto è stata sottratta durante la fuga. Il reportage è arricchito da immagini inedite che mostrano le fasi più drammatiche dell’azione.
Cambio di registro nel servizio di Alice Martinelli, che raccoglie il dolore e lo sfogo della madre di un bambino di due anni ricoverato all’Ospedale Monaldi di Napoli. Il piccolo, sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre, non ha visto l’organo riprendere a battere dopo l’intervento ed è da oltre cinquanta giorni mantenuto in vita da un sistema di ossigenazione extracorporea. Sul caso emergono interrogativi sulle condizioni del cuore trapiantato e sulla possibilità che l’organo abbia subito danni durante il trasporto. Il racconto dà voce alle domande della famiglia, mentre le indagini cercano di fare chiarezza su una vicenda che ha suscitato un ampio dibattito.
In studio intervengono il giornalista Carlo Verdelli, autore de Il diavolo in tasca, un pamphlet che analizza la dipendenza da smartphone e le distorsioni del capitalismo digitale tra algoritmi e nuove forme di controllo, e il giudice Stefano Vitelli, che insieme a Giuseppe Legato ha scritto Il ragionevole dubbio di Garlasco. Vitelli ripercorre il caso giudiziario che nel 2009 lo portò ad assolvere in primo grado Alberto Stasi, tornando su perizie, prove informatiche e sui punti ancora irrisolti di uno dei delitti più controversi degli ultimi anni.
