MILANO – Se non puoi batterli, precedili.
Mercoledì 4 febbraio 2026 (ore 18:30), Fabio Zammit presenta CENSORED, una collezione di opere che trasforma il limite in linguaggio.
IL CONCEPT
Dopo aver subito la censura reale nelle sue precedenti mostre, Zammit ribalta il tavolo: questa volta, le opere le censura lui.
Protagoniste sono le icone della nostra infanzia, spogliate e protette dal simbolo del divieto.
Un cortocircuito malizioso dove il “proibito” vive solo nell'occhio di chi guarda: nulla è esplicito, ma quel cartello rosso scatena l'immaginazione.
Una provocazione audace contro algoritmi e perbenismo.
L'EVENTO
La mostra esplode all'interno di “TOO MUCH”: una serata senza filtri dove uno psicologo/sessuologo risponderà alle curiosità più intime del pubblico.
Un mix di arte e dialogo per chi pensa che, in fondo, troppo non è mai abbastanza.
SAVE THE DATE
• Vernissage: Mercoledì 4 Febbraio, ore 18:30 – 21:00
• Dove: Mamusca, Via Davanzati 2, Milano
• Mood: Audace, ironico, rigorosamente vietato.
Bio
Mi chiamo Fabio Zammit, sono nato ad Agrigento nel 1983 e mi sono diplomato all’Accademia di Belle Arti di Palermo nel 2015.
Vivo e lavoro a Milano, dove insegno discipline pittoriche al Liceo Artistico Caravaggio.
Parallelamente all’insegnamento, ho sempre portato avanti una ricerca personale che mette al centro il corpo, il desiderio e la brutalità della vita. La mia ricerca artistica nasce dall’osservazione critica della realtà quotidiana, che inizio a rappresentare con immagini crude, dirette, spesso disturbanti, con l’intento di scuotere lo spettatore e costringerlo a un confronto immediato con ciò che non vuole vedere.
Il nome d’arte SDENG rimanda a un “colpo violento in pieno volto”, non solo come effetto visivo ma come metafora della mia volontà di provocare, risvegliare, destabilizzare. Negli anni il mio lavoro si è progressivamente trasformato: dall’impatto brutale dei primi esperimenti figurativi a una riflessione più sottile e concettuale sulla censura e sui meccanismi di controllo culturale tipici dell’era digitale.
Ho partecipato a diverse esposizioni collettive e personali, portando avanti un linguaggio che unisce ironia e critica sociale, utilizzando personaggi e simboli presi dall’immaginario popolare e infantile per trasformarli in strumenti di riflessione adulta.
