domenica 25 luglio 2021

Mariano Sabatini a Fattitaliani: Ogni scrittore ha una voce unica e deve preservarla. L'intervista

Intervistato da Fattitaliani in vista della giornata mondiale del libro e del diritto d’autore, Mariano Sabatini torna a parlare con noi del suo ultimo libro "Scrivere è l'infinito. Metodi, rituali, manie dei grandi narratori": consigli utili, suggestioni, aneddoti sull'arte e la fatica della scrittura. (ed. Vallecchi).

L'idea del libro quando è nata? 

Quando ancora non pensavo di scrivere romanzi, cosa che poi sono riuscito a fare, chiedevo a tutti come ci fossero riusciti e quali fossero i loro metodi di lavoro. Grazie a quelle interviste, messe insieme in tanti anni di collaborazioni con i giornali, ho messo insieme un materiale considerevole sull’uso della lingua, la disciplina della scrittura, l’ispirazione, la correzione delle bozze, la scelta del titolo o del giusto incipit… cose così. L’universo della scrittura come mestiere.

L'organizzazione, i contatti, le interviste: facile da mettere insieme tutti questi elementi?

Ma sì, con un po’ di mestiere tutto si risolve. Ho iniziato solo trent’anni fa, un tempo appena sufficiente a sapere come trovare gli interlocutori. La difficoltà è stata gestire la grande quantità di informazioni raccolte e dare ad esse una coerenza organica. Ogni capitolo è dedicato a un argomento con un coro di voci qualificate che si esprimono in merito.

Il titolo, oltre a richiamare Leopardi, corrisponde a una precisa idea e opinione di più autori interpellati?

A Leopardi non avevo pensato, ma va benissimo, sono invece partito dalla mera constatazione che innegabilmente scrivere è l’infinito verbale che indica l’azione di mettere su pagina personaggi, storie, atmosfere. Ma il titolo descrive l’infinitezza di un lavoraccio in cui non si è mai arrivati, ci sono sempre margini di miglioramento ed evoluzione. Almeno lo si spera. Poi sono incappato nella frase di Lidia Ravera, donna di fine intelligenza, la quale sostiene che “scrivere è regnare sull’infinito possibile”. Molto vero.   

Che valore può avere un libro come il tuo? perché un lettore dovrebbe interessarsene?

Non si parla mai di dovere quando si tratta di letture. Non dovrebbe: per fortuna ognuno è libero di scegliere cosa leggere. Io posso dire che un libro del genere, se lo avessi trovato quando sognavo di pubblicare, me lo sarei bevuto. È adatto a chi vuole scrivere, avvicinare un mondo composito e affascinante, ma anche e forse soprattutto a quei lettori forti che amano gli scrittori al punto di volerli sbirciare nella loro quotidianità.

Personalmente, che idea avevi della scrittura prima di sentire gli autori? è cambiata dopo?

Avevo ed ho nei confronti dei narratori un rispetto e un’ammirazione che attiene al mistero che si rinnova ad ogni nuova storia, senza riuscire a spiegarlo. Da dove vengono i personaggi, come prendono forma le idee, come fa un semplice spunto, qualcuno la chiama ispirazione, a diventare un racconto trecento o quattrocento pagine? Non saprei dire neppure da dove vengono le mie storie, figuriamoci…

La selezione degli autori interpellati è stata fatta secondo quali criteri?

Sono grandi nomi, sono autori che stimo o che sono molto stimati, attesi, letti. Quelli che ho potuto avvicinare o che si sono concessi. Altri si sono negati… una volta mi arrabbiavo, ora alzo le spalle. Sono in una fase della mia vita in cui voglio avere rapporti solo con chi ha piacere ad averli con me, in modo leale, specchiato, sincero. Le persone tossiche diventano ombre fantasmagoriche sullo sfondo, a portata di uscita.

Quali sono gli autori che tu hai (in)consciamente emulato per il loro stile?

Lo stile non si emula, se accade vuol dire che rinunci alla tua natura. Il che non va mai bene, in nessun ambito. Ogni scrittore ha la sua voce, timbro e toni unici, e deve preservarla. Quello che si può tentare di fare è emulare i comportamenti, rubare piccoli segreti o stratagemmi, si possono focalizzare e precisare i propri convincimenti, sintonizzandoli su quelli degli altri. Il mio libro è pensato per favorire tutto questo, per indurre e mantenere stabile la motivazione. Giovanni Zambito.

IL LIBRO

Più di cento testimonianze di narratori famosi, apprezzati, amati tra cui: Michael Cunningham, Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Dacia Maraini, Andrea Camilleri, Lawrence Block, Amitav Gosh, Raul Montanari, Daria Bignardi, Andrea Vitali, Maurizio de Giovanni, Gianrico Carofiglio, Lidia Ravera, Simona Vinci, Grazia Verasani, Romana Petri, Gabriella Genisi, Simonetta Agnello Hornby, Licia Troisi, Valerio Varesi, Barbara Alberti, Tullio Avoledo, Giuseppe Genna, Ferdinando Camon, Marta Morazzoni, Bianca Pitzorno, Lisa Ginzburg, Cinzia Tani, Barbara Baraldi, Danila Comastri Montanari, Margherita Oggero, Paolo Di Paolo, Paola Calvetti, Valerio Massimo Manfredi, Cristina Comencini, Paola Mastrocola e tantissimi altri.
Un libro imperdibile per chi ama leggere della vita e dei processi creativi dei narratori più 
noti, capaci e prolifici. Quelli che Mariano Sabatini ha interpellato per capire se scrittori si nasce o si può diventarlo. E come. Con il proliferare delle scuole di scrittura creativa, l’interrogativo non è affatto pretestuoso. Scrivere può insegnare a scrivere. Ma soprattutto serve leggere: tanto, di tutto. Ecco, allora, che in Scrivere è l’infinito il lettore - aspirante scrittore - troverà un ampio repertorio di esperienze narrative di oltre cento romanzieri sui loro singolari metodi di lavoro. Se scrivere è, indubitabilmente, l’infinito del verbo che denomina la mera azione del trasferire su carta pensieri, idee, personaggi... è anche la tensione, a tempo indeterminato, che serve a creare le storie. Individuare il proprio metodo è fondamentale, e magari si può cominciare proprio imitando gli scrittori che ce l’hanno fatta: i loro metodi, le ossessioni e i rituali. Un’autentica miniera di consigli utili, suggestioni, aneddoti.


Mariano Sabatini (Roma, 1971) ha scritto per i maggiori quotidiani, periodici e web. Ha firmato programmi di successo per la Rai, Tmc e altri network nazionali; ha condotto rubriche in radio e continua a frequentare gli studi televisivi come commentatore. Pubblica racconti per riviste popolari e ha partecipato a varie antologie narrative. Dal 2001 ha scritto diversi libri di carattere saggistico. L’inganno dell’ippocastano (Salani, 2016) è il suo primo romanzo, che si è aggiudicato il premio Flaiano e il premio Romiti Opera prima 2017 ed è tradotto nei paesi di lingua francese. A questo ha fatto seguito Primo venne Caino (Salani, 2018), sempre con Leo Malinverno - giornalista investigativo - come protagonista.