giovedì 7 novembre 2019

Matteo Strukul un romanziere storico sopraffino. L'intervista di Fattitaliani

di Laura GoriniIl romanziere “restaura” il tempo, lucidandone gli angoli, quelli più remoti, sui quali magari si è depositata la polvere.

È un piccolo capolavoro Le Sette Dinastie, il nuovo romanzo storico di Matteo Strukul, scrittore padovano, classe 1973. uno scrittore apprezzato e conosciuto ovunque e le cui opere passate sono in corso di pubblicazione in sedici lingue, oltre che opzionate per il Cinema.
Da ricordare è che il suo primo romanzo della saga sui Medici Una Dinastia Al Potere, ha vinto il prestigioso Premio Bancarella nel 2017. La saga, che comprende altri tre splendidi romanzi, è tra l'altro in corso di pubblicazione in dodici lingue e in più di venticinque Paesi. 
Matteo, nasce prima l'amore per la Storia o per la Scrittura?
Prima di tutto nasce l’amore per la Lettura. Comincia a cinque anni con L’Iliade di Omero. Poi prosegue: Dumas, Salgari, Stevenson, Verne, Hugo. E ancora Dante Alighieri, Shakespeare, Schiller, Novalis, von Kleist, Maupassant, Marlowe, Milton, Poe, Stoker, Shelley, de Quincey, Tolstoj, Bulgakov, de Balzac, Faulkner, Suskind, Pasternak, Hoffmansthal, Hoffmann, Bierce, Le Fanu, Willocks, Lermontov, Crnjanski, Gautier e moltissimi altri.
In base a che cosa decidi di scrivere un romanzo storico? Forse in base a un periodo che ami particolarmente o a un personaggio realmente esistito che ti ha affascinato?
Entrambi. Nutro una passione intensa per il Rinascimento, quando l’Italia era al centro del mondo. Ma anche per un personaggio storico come Vlad III di Valacchia. L’ho capito scrivendo Le sette dinastie. Sono riuscito, incredibilmente, e in modo quasi inconscio, ad avere i Medici e l’Impalatore nello stesso romanzo. 
Come riesci a romanzare alcuni fatti e a creare un’immagine caratteriale convincente dei personaggi presenti?
Come faceva Alexandre Dumas. Prendendo i fatti storici e combinandoli con una buona dose d’avventura. Il romanziere “restaura” il tempo, lucidandone gli angoli, quelli più remoti, sui quali magari si è depositata la polvere. Poi, come un negromante, evoca gli spiriti dei personaggi e insuffla la vita attraverso la magia della letteratura. A quel punto prende il lettore e lo scaraventa al fianco dei personaggi, lo mette a lottare, mentire, sperare al loro fianco. Questo è il miracolo del romanzo. Sono cresciuto con Richelieu, D’Artagnan, MacBeth, Maria Stuarda. E vivo con loro ancora oggi.
Quale è il filo rosso che unisce la realtà storica con la trama narrativa?
Una formidabile miscela di ricerca e invenzione.
Ci sono stati dei momenti, soprattutto durante la stesura de Le Sette Dinastie, che hai temuto di aver fatto qualche errore storico?
Devo dire la verità: la cura e l’attenzione sono fondamentali ma sono anche consapevole che degli errori ci sono sempre anche se in buona fede ritengo di aver fatto tutto alla perfezione. D’altra parte è profondamente scorretto pretendere da un romanzo la precisione del saggio. È come voler togliere la magia a un incantesimo. Ed è di quella imperfetta magia che lettrici e lettori di romanzi hanno bisogno. Altrimenti per la fredda perfezione c’è il saggio. Ma non è quello che mi interessa scrivere.
A proposito di Storia, grandi protagoniste sono state anche le donne: quali sono quelle che hai immortalato nei tuoi romanzi che ti hanno maggiormente colpito e perché?
Caterina de’ Medici, Maria de’ Medici, Contessina de’ Bardi, Lucrezia Donati, Clarice Orsini, Bianca Maria Visconti e Polissena Condulmer sono tutti personaggi storici straordinari. Amo profondamente le figure femminili per la loro forza, il loro spirito di sacrificio, l’amore per le arti, la sensibilità, l’essere indomite e orgogliose, capaci di intrighi e macchinazioni diaboliche, di vendette efferate e perdoni sorprendenti.
Hai mai pensato di ambientare un tuo romanzo in tempi più recenti? Oppure credi che gli ultimi 100 anni non siano interessanti per ambientare un romanzo?
Al momento non sono interessato a quel periodo.
Perché, a tuo avviso, nelle scuole si studia poco la storia contemporanea? Credi che sia poco interessante?
Personalmente, credo che si studi poco la Storia, non solo quella contemporanea. E credo che questo fatto sia alla base del grande problema dell’Italia di oggi: ignorare le proprie radici culturali e, così facendo, rinunciare a un’identità che è il più grande tesoro che abbiamo. 
con Laura Gorini, Librixia 2019
Rimanendo sempre in argomento Storia, per quale motivo ti auguri che Matteo Strukul venga ricordato ai posteri in particolar modo? E soprattutto come e con quali parole?
Non saprei. Dirò questo. (ride, ndr) Spero che nei miei romanzi le lettrici e i lettori di ieri, oggi e domani, trovino il grande amore che nutro per l’Italia, per la sua Arte, la sua Storia, la sua Cultura. E che riconoscano che la celebrazione della gloria del mio Paese è il mio primo messaggio ogni qualvolta vengo invitato all’estero per parlare dei miei romanzi.