mercoledì 23 ottobre 2019

Monica Nappo ne "Il silenzio grande" al Teatro Quirino: l'intervista di Fattitaliani

Al Teatro Quirino “Vittorio Gassman” fino al 27 ottobre IL SILENZIO GRANDE scritto da Maurizio De Giovanni. Con Massimiliano Gallo, Stefania Rocca, Monica Nappo, Paola Senatore e Jacopo Sorbini. Regia di Alessandro Gassmann.

In tournée fino al 22 febbraio. Dopo Roma, saranno per due settimane al Teatro Diana di Napoli e poi varie date in tutt’Italia. C’è già l’opzione per l’anno prossimo ma ancora non si conoscono le date.
Un capolavoro del Teatro perché racconta la vita, la famiglia e tutto ciò che abbiamo attraversato dagli anni ’50 fino alla fine degli anni 70. 

Un foglio bianco che si riempie di ricordi, di sentimenti ma soprattutto del vissuto della famiglia Primic che ruota intorno al capofamiglia Valerio, scrittore di libri chiuso dentro “la stanza del Tesoro” ossia lo studio dove lui produce per far vivere al meglio la famiglia.  Accanto a lui, Bettina, la domestica che conosce ogni singolo silenzio di quella casa in cui vive da moltissimi anni. Piccoli e grandi silenzi di genitori e figli. Rancori, cose non dette. Bettina guarda dentro l’animo di ognuno e poi emana la sentenza che in realtà è solo la verità dettata dal cuore. 
Bettina ha le sembianze di Famula, Mariannina e Maria che fin da giovanette hanno attraversato la casa di tanti!. 
Devote fino alla vecchiaia.
“Possiamo essere liberi solo se tutti lo sono. In una famiglia non devono esserci confini. Erano tempi in cui ai figli non spettava giudicare i genitori”. 
Non esiste magia più grande delle parole sapientemente dosate dalla scrittura di De Giovanni, dall’attenta Regia di Alessandro Gassmann e da un Cast formidabile.
Un mix esplosivo che in un crescendo di emozioni  ci riporta indietro nel Tempo, in un mondo che non c’è più ma è sempre vivo nei ricordi e nel cuore di ognuno!
Un finale a sorpresa che stupisce e lascia sgomenti…

Fattitaliani ha intervistato Monica Nappo (Bettina)

Nella commedia ha il ruolo di Bettina, una domestica che era considerata un elemento fondamentale per la famiglia. 

E’ un ruolo che non esiste più se non nell’immaginario in quanto cameriere che nascono e crescono nella famiglia, ne conoscono vita, morte e miracoli e hanno più di una funzione. Per un'attrice un ruolo così è molto bello perché non è solo la persona che guida la famiglia a livello pratico ma c’è anche uno sfondo emotivo perché vede crescere i figli e insieme ai loro genitori, vive la quotidianità. 

Bettina è un po’ il deus ex machina della famiglia come si usava nelle famiglie nobili o borghesi almeno fino a metà anni 70! Ricopriva un ruolo di grande responsabilità! 

La immaginavo come una di queste ed è per questo che ho chiesto di farmi un treccione e il “tuppone” perché pensavo che la domenica essendo libera, si lavava e pettinava i capelli con molta cura prima di andare a Messa. Era forte l’immaginario cinematografico ma mi attraeva darlo anche perché il mondo femminile di allora, era molto diverso da quello che si vede oggi.

Il fulcro di ogni relazione familiare era la casa. Cosa rappresenta per Lei, la casa? 

È molto lontano da quello che era per Bettina. Per me è un luogo dove posso leggere un buon libro, invitare gli amici e ricaricarmi o rilassarmi a seconda della situazione. È una funzione sociale iper contemporanea che non ha nulla a che vedere con quello che poteva essere la domus all’epoca di Bettina che era vista come una rivalsa sociale. Lei e le donne di allora avevano il dovere di accudire la casa come se fosse una persona e conoscerne ogni cosa perché la vivevano come una sorta di potere.

Vita, morte e miracoli tant’è che conosce il padrone di casa meglio di chiunque altro familiare. 

Il servo- padrone che era sottoposto a gerarchia ma spesso sforava i confini. Era sempre lì a sostenere e a consigliare ed anche a fare ciò che il padrone dice. In questi rapporti ci sono dei confini molto labili

I protagonisti si dicono, si urlano o si sussurrano le grandi verità! Quanto è vero oggi? 

Secondo me, parecchio. Molti di noi pensano “cavolo quella cosa la potevo dire” perché spesso si pensa che l’altro reagirebbe in un modo che poi è sempre diverso dalla realtà. L’ideale sarebbe quello di provare a parlare per avvicinarsi all’altro ma non sempre ci riusciamo perché siamo molto presi da quello che ci dice la nostra testa e non quello che dice l’altro o da come si comporta. 

Una delle battute è “Sono solo mura. I ricordi, i sentimenti ce li portiamo dietro”! Che ne pensa? 

Sono d’accordo perché credo che a volte ci possano essere degli attaccamenti verso degli oggetti o dei posti invece il non averli ti fa costruire dentro un attaccamento maggiore. Se lo si ha si dà per scontato, quando lo si perde ci si rende conto del suo valore.

Quanto è vero che un uomo vale per quanti soldi porta? 

Per la società è così! Per fortuna che è fatta di vari tipi di persone e non tutti la pensano così. Negli anni 70 in cui De Giovanni ha scritto il testo era ancora molto forte questo pensiero! Oggi c’è tutt’altro, basta vedere cosa sta accadendo in tutto il mondo. 
Il protagonista è uno scrittore e passa il suo tempo chiuso nel suo studio a scrivere. Rispetto alla sua famiglia si sente straniero e dice che le persone assomigliano ai libri. Se Lei fosse un libro quale sarebbe? 

Un libro della Ferrante. 

Quale?  

La Figlia Oscura e L’amore Molesto. Mi piace molto anche Orlando di Virginia Wolf.

Non esiste magia più grande delle parole… a volte sono dette per amare, a volte per ferire! 

E’ anche vero che a volte il silenzio è d’oro! 

A volte è anche grande il silenzio… 

Sì! Dipende sempre da come si usa. A volte sarebbe meglio il silenzio. 

“Un foglio bianco che diventa un’altra storia” cosa scriverebbe sopra? 

Vorrei tanto vedere il sequel con loro che vanno nell’altra casa. 

E’ possibile insegnare la vita attraverso il silenzio? 

Non credo! A mio avviso sarebbe un insegnamento parziale, abbiamo bisogno di parlare. Il silenzio è una scelta eccessiva concessa solo alle Suore di clausura. La monaca di Monza non mi sembra che sia durata molto.

Lo Zen o altre pratiche trascendentali lo richiedono come ingrediente da alternare per una buona comunicazione con se stessi e con gli altri. Concordo che l’alternanza faccia bene.  
Altri progetti? 
Teatro ma da Regista al Ridotto di Parma. Come attrice e Regista al Teatro Due di Parma con dei testi di drammaturgia contemporanea. Ad aprile sarò al Teatro Eliseo con un Testo di cui ho curato la regia e la traduzione.

Elisabetta Ruffolo