lunedì 20 ottobre 2014

LINGUA ITALIANA, UN ITALIANO SU 2 BOCCIATO ALL’ESAME DI GRAMMATICA

Qual è o qual’è? Da o Dà? Sapete la risposta? Benissimo, allora voi siete promossi a pieni voti. Ma non tutti, purtroppo (o pultroppo?), scrivono in italiano corretto anche se l’italiano è la lingua madre. Oltre un italiano su due (53%) commette regolarmente errori grammaticali quando scrive un testo, un messaggio o una lettera, non rispettando le regole basilari della grammatica. Altro che discendenti di Dante, Petrarca e Boccaccio. Gli italiani finiscono dietro la lavagna a causa delle loro sviste in fase di scrittura. Gli errori più grossolani? Scrivere ‘’un pò” (73%), “qual’è” (68%), e l’uso errato del congiuntivo (61%). 

E’ quanto emerge da uno studio promosso da Libreriamo (www.libreriamo.it), piazza digitale per chi ama la cultura fondata dal sociologo Saro Trovato, condotto tramite monitoraggio web con metodologia WOA (Web Opinion ANALYSIS) su circa 5.000 utenti di blog, forum e community, per capire come scrivono gli italiani oggi, realizzato in occasione della Settimana della Lingua Italiana nel Mondo. 
Italia, la patria di Dante e Petrarca, di Manzoni e Pirandello. Sarà anche terra di esperti di scrittura? In cima alla classifica degli errori più frequenti degli italiani, ovviamente, troviamo l’apostrofo, vero tallone d’Achille per oltre 7 italiani su 10 (73%). Davvero uno degli amici più antipatici della lingua italiana. Quando si mette? Semplice, con tutte le parole femminili, quindi: un’amica sì, un amico no. E quindi apostrofo? Si tratta di elisione: non si può dire lo apostrofo, diventa quindi l’apostrofo. Infine c’è anche il troncamento: un po’ vuole l’apostrofo, perché si tratta del troncamento della parola “poco”. Al secondo posto (68%) troviamo un altro degli errori più comuni commessi dagli italiani: “Qual è” scritto in maniera errata. Qui, l’apostrofo ci vuole oppure no? Assolutamente no. Qual è si scrive senza. Sempre. 
Sul gradino del podio troviamo l’uso del congiuntivo (61%). E qui di sicuro si alzerà un boato. Il congiuntivo, il vero tallone d’Achille di moltissimi studenti e non. Quanti strafalcioni sentiamo ogni giorno anche, e soprattutto, in televisione? “L’importante è che hai superato l’esame”, seppur molto usata questa è una formula grammaticale scorretta perché in questo caso, bisogna usare il congiuntivo: “L’importante è che tu abbia superato l’esame”. 
(55%) – Se state storcendo già il naso davanti a questi errori di grammatica, fateci l’abitudine perché “pultroppo è propio così”. Avete notato qualcosa di strano? Esatto, queste due paroline sono un altro grande scoglio per oltre la metà degli italiani (55%). Non sempre “Purtroppo è proprio così” viene scritto in maniera corretta. Ma anche se la lettera ‘r’ nella pronuncia non si sente poi molti, bisogna però metterla per iscritto. Altro dilemma per il 51% degli italiani è: si scrive “Entusiasto o entusiasta?” Anche se ci si riferisce a un soggetto maschile, la forma corretta di quest'aggettivo è entusiasta. Questo vale solo quando si parla al singolare perché invece quando ci si riferisce a più soggetti si distingue nuovamente tra maschile e femminile. Quindi si avrà entusiasti per il maschile e entusiaste per il femminile, mentre la forma entusiasto è assolutamente incorretta. 
A proposito di dilemmi, è giusto usare e o ed? a o ad? Un vero dubbio che attanaglia, portando all’errore il 47% degli italiani. La soluzione è semplice: l’aggiunta della ‘d’ eufonica deve essere fatta solo nel caso in cui la parola che segue comincia con una vocale. Quindi: vado ad Amburgo; Era felice ed entusiasta. 
Sulla punteggiatura continua a cadere in errore il 43% degli italiani. Virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati a casaccio. Ogni segno di punteggiatura ha la propria regola. La funzione principale della virgola è quella di dare una cadenza precisa a periodi lunghi e complessi. I due punti invece si usano, per esempio, per introdurre un discorso diretto oppure per presentare una spiegazione o un elenco. I pronomi sono un altro grande errore commesso dagli italiani. Oltre uno su 3 (38%) sbaglia nell’utilizzi di “gli e le”. Sembra facile, ma non lo è. “Gli ho detto che era molto bella”. In questo caso, riferendoci ad una persona di sesso femminile, bisogna usare il pronome “le”: “Le ho detto che era molto bella”. 
Alla fine di questa classifica di orrori grammaticali, troviamo anche l’uso dell’h e la doppia z. Pare che il 34% degli italiani ancora abbiano difficoltà a memorizzare che i verbi come hai, ho, hanno vogliono l’h davanti. Spesso, il capro espiatorio di un messaggio come “O visto che sei arrivata” è il telefonino, o il correttore automatico, o ancora il T9. Ne siamo proprio sicuri? Infine, troviamo la “doppia Z” (32%), il dubbio più comune nella grammatica italiana: quando bisogna usare la doppia zeta? Eccezzione o eccezione?