mercoledì 10 luglio 2019

Aida edizione 1913 all'Arena di Verona, rievocazione spettacolare e intima allo stesso tempo. La recensione di Fattitaliani

Di certe opere restano eterni alcuni passaggi, arie famose entrano a far parte della memoria collettiva, momenti musicali diventano sottofondi che accompagnano le nostre storie. Questo a volte a scapito di sfumature, dettagli, approfondimenti che sfuggono.

All'Arena di Verona quest'anno la rappresentazione della messa in scena dell'edizione storica del 1913 riconcilia l'opera di Verdi nella sua totalità con il pubblico, che trova l'occasione e i talenti per approfondire ulteriormente la conoscenza e l'affetto verso gli sfortunati Aida e Radamès, nonché degli altri personaggi.
Il M° Francesco Ivan Ciampa e il regista Gianfranco de Bosio riescono a guidare l'intero cast, dagli artisti ai musicisti, dai danzatori al coro ai figuranti verso la creazione di un mondo dove luci, costumi, scenografie restituiscono in interezza e splendore l'anima, anzi le anime del capolavoro verdiano.
Murat Karahan, Anna Maria Chiuri e Anna Pirozzi (intervista) interpretano magnificamente Radamès, Amneris e Aida e attraverso le loro voci sicure e delicate ci raccontano le mille nuances del cuore, che prova rabbia, nostalgia, odio, gelosia, amore.
Conoscendo bene l'Opera, al Festival di Verona, complice anche lo sguardo d'insieme fantastico del luogo in sé, lo spettatore può cogliere come per la prima volta la maestosa Marcia trionfale qui espressa ai massimi livelli grazie a coro, costumi, coreografie e corpo di ballo e alla bravura dei primi ballerini Petra Conti, Mick Zeni, Alessandro Macario. Ma anche momenti intimi come l'addio alla Patria, l'invocazione, i riti e le preghiere agli dèi, il riscatto finale di Amneris.
Un'Aida storica, sì, completa, perfetta. Giovanni Zambito.

Aida, opera in quattro atti su libretto di Antonio Ghislanzoni e musica di Giuseppe Verdi, è presentato nell’allestimento di Gianfranco de Bosio ideato nel 1982 che rievoca l’edizione storica del 1913 di Ettore Fagiuoli. Le coreografie portano la firma di Susanna Egri. La regia riprende la prima edizione del capolavoro verdiano, ma si pregia di un “superamento” della messa in scena originaria. Negli anni Novanta infatti, De Bosio realizza l’imponente velario che nel quarto atto domina la scena finale e copre suggestivamente la tomba di Aida e Radamès. A completamento della messa in scena, la coreografa Susanna Egri intraprende uno studio assiduo e ricerche accurate per portare in scena un lavoro minuzioso che sa richiamare il gusto ottocentesco del contesto di composizione dell’opera e, nel contempo, pone l’accento sull’innovazione che il balletto ha vissuto nel 1913 e mette in risalto l’eccezionalità delle dimensioni del palcoscenico areniano.