venerdì 1 marzo 2019

Green Book film vincitore dell’Oscar 2019

di Riccardo Bramante - (intervista a Viggo Mortensen) Come sappiamo, l’Oscar 2019 è stato assegnato al film di Peter Farrelly “Green Book”, ma cosa è questo “libro verde” di cui al titolo del film stesso?

Per rispondere a questa domanda bisogna tornare all’America dei primi anni ’60, in cui il film è ambientato, con i suoi carichi di discriminazioni razziali e forme di vera e propria “apartheid”.

Il “Negro Motorist Green Book” era un libretto ideato da un impiegato delle poste afroamericano, Victor Hugo Green, per dare, come diceva nella presentazione, “al viaggiatore nero le informazioni di cui ha bisogno per non incappare in difficoltà, imbarazzi e rendere piacevole il viaggio”; si, perché a quei tempi per gli afroamericani era estremamente difficile viaggiare anche entro i confini degli stessi Stati Uniti senza incorrere in problemi e soprusi.

Il “Green Book” riportava, perciò, una mappa degli hotel, dei ristoranti e perfino delle pompe di benzina di cui anche gli afroamericani potevano usufruire.

La prima edizione del libretto apparve nel 1936 ed era appena di 16 pagine al costo di 25 cent. e riguardava soprattutto l’area di New York mentre le ultime edizioni superavano le 100 pagine con oltre 15.000 copie vendute sia nelle stazioni di servizio della Esso, sia spedito per posta. Cessò di essere pubblicato nel 1964 quando con la legge del “Civil Rights Act” fu sancita, almeno sulla carta, la fine della segregazione razziale, realizzandosi, così, il sogno che era stato dello stesso fondatore Green che scriveva “Verrà un giorno in cui questa guida non dovrà più essere pubblicata; questo accadrà quando ogni razza godrà di uguali diritti e privilegi negli Stati Uniti”.

Nel film l’utilità di questo “Green Book” viene dimostrata quando il musicista nero Donald Shirley, dovendo fare un viaggio nel profondo sud degli Stati Uniti, assume come suo autista un bianco in quel momento disoccupato Tony Lip, viaggio che si trasforma anche in un percorso attraverso i pregiudizi razziali e le reciproche diffidenze.

Infatti, mentre il musicista nero è istruito, parla più lingue ed ha un tenore di vita alto borghese, il bianco Tony Lip è ignorante e parla con espressioni dialettali pseudo-italiane ma tuttavia, con un completo capovolgimento dei luoghi comuni, ad esempio, Tony può dormire nei migliori alberghi mentre Donald, il nero, deve adattarsi a dormire in piccoli motel indicati nel “Green Book” ed è vittima di quotidiane discriminazioni.

Tanti altri sono ancora i pericoli che il “libretto verde” ricorda ai viaggiatori afroamericani di quel periodo: dal divieto per le auto guidate dai neri di superare le automobili guidate dai bianchi perché avrebbero potuto impolverare le loro auto, o, come si vede anche nel film, il divieto per i neri di viaggiare di notte o semplicemente di fermarsi in alcune località.

Per fortuna sono ormai tempi passati ma bene fa il film a ricordare queste discriminazioni soprattutto in un momento come l’attuale di riflusso etico dell’America di Trump.