domenica 6 gennaio 2019

La donna guasta, il 1° libro di Rosaria Selicati. L'intervista di Fattitaliani


Rosaria Selicati è una donna di una certa età che all’improvviso dopo aver “divorato” come pane quotidiano tantissimi libri, decide di cimentarsi nella scrittura. Ne ha altri nel cassetto ma con “La donna Guasta”(Lilit Books) tenta la pubblicazione e ci riesce! Prima ancora di proporlo all’Editore, mi manda il PDF a febbraio, vuole un parere! 


Lo leggo tutto d’un fiato perché la scrittura scorre, è divertente e ognuno di noi può riconoscersi in qualcuno dei personaggi! La protagonista è la donna guasta ma potrebbe essere anche la madre o la zia. Per Rosaria è la zia, nel libro è la madre mentre la protagonista è una via di mezzo. 


Scrive di donne single e maritate, di donne comuni e di donne d’altri tempi che negli anni si sono estinte! 
Descrive alla perfezione il personaggio di Iside la cartomante e ancor di più, quello del figlio che la sostituisce spiegando ai clienti che ha ricevuto “il dono”!  
Che dono? Questo non lo svelo…


Come nasce l’interesse della lettura ed in seguito la passione per la scrittura? 

Da bambina, ovunque guardassi, non vedevo mai neanche l’ombra di un libro. A sei/sette anni, nella scuola elementare, scopro il primo e unico libro di lettura che in breve tempo lessi. Durante le ore di lettura gli scolari, con cantilena e sillabando, seguivano con il dito che scorreva sulla frase per non perdere il filo.  
La maestra con la bacchetta picchiettando sul banco interrompeva, esortava e scambiava  la lettura fra noi alunni fino a raggiungere i vari scopi: capire chi stava seguendo, chi sapeva leggere, chi era distratto o chi non sapeva leggere. Io mi annoiavo perché conoscevo già quelle storie e probabilmente guardavo il soffitto o chissà cosa. Lei spesso e all’improvviso diceva: “Selicati continua tu!” E io prontamente senza alcuna difficoltà  riprendevo a leggere esattamente da dove l’altro alunno era stato interrotto. Non poteva rimproverarmi della mia distrazione e neanche riconobbe che avveniva qualcosa di strano.

Chiedermi o chiedersi: “Ma sarà mica che questa il libro lo ha già letto?”. Non lo fece mai. 

In terza elementare (maestra diversa) arrivò una casa editrice con dei libri per ragazzi. Non avevamo in quei tempi (circa 1955) la paghetta. C’era più fame che soldi. Fecero una raccolta tra tutti gli alunni e riuscimmo a comperare un piccolo libro. Ricordo ancora la trama ma non il titolo. Si trattava della storia di una gatto (o un cagnolino… cambia poco) che si era perso e delle varie vicissitudini per ritrovare la via di casa. Fu dato ai vari alunni da leggere a casa e mentre tutti lo riconsegnavano dopo più di 10 giorni io fui l’unica a riportarlo dopo due giorni. La maestra mi chiese se lo avessi veramente letto e io naturalmente risposi di sì. Lei non mi credette e mi disse: “Vieni qui vicino alla lavagna e raccontaci la storia”. Io raccontai la storia e la maestra non disse niente. Come l’altra maestra: non fece domande a me e neanche a se stessa. Erano tempi di più fame che soldi e di una bimba che leggeva non se ne accorgeva nessuno e a me parve tutto normale.
La mia passione di leggere arriva quindi da lontano, dall’inizio da quando ho imparato a leggere e come le maestre non mi sono mai fatta domande. Così è per la mia passione di scrivere. Era da qualche parte dall’inizio ed è uscita fuori quando ho avuto il tempo di farlo: a 69 anni.

Ho scritto “La donna guasta” e poi finalmente mi sono poste delle domande: “Cosa ne faccio?”. Per un po’ l’ho tenuto segreto nel cassetto. Poi ho iniziato a farlo leggere ad amici e parenti e mi hanno detto: “Mi piace!”. Io pensavo a volte che fossero gentili ed educati e dubitavo di quel MI PIACE. Mia sorella Gilda (ho 4 sorelle e tutte lettrici) fa parte di un’associazione culturale di libri a Termoli: LA CASA DEL LIBRO. Dispongono di molti libri. Presentano scrittori, libri ed editori a numerosi simpaticissimi soci. Mi ha indicato Lilit books e l’editore Pippo Bellone anch’esso scrittore.  Ho inviato il mio libro e sono approdata con questa casa editrice a Roma a PIÙ LIBRI PIÙ LIBERI.
La nuvola dell’EUR ha veramente contribuito a rendere l’atmosfera soffice, fantastica, colorata e bizzarra che tutti i libri diffondevano.
     Io ho pensato: “Il mio libro sta bene qui, finalmente guarda ed è guardato” Sono stata intervistata (la prima intervista), con altri autori della casa editrice, nello stand della Basilicata. In un   momento di riflessione e timore ho pensato: “Che dico? Il libro deve esprimersi attraverso me o io devo essere come autrice la protagonista?”
Poi la domanda più o meno: “Come mai scrivi e perché questo libro?” e io:
“Mi sono seduta e ho iniziato a scrivere: di donne…bene; di uomini…male; seguendo i ricordi di ciò che  avevo nel tempo colto e ascoltato e poi…alcune battute ironiche del libro e abbiamo riso ed è stato divertente come un incontro tra amici e non pareva proprio di trovarci in una rappresentazione culturale seriosa ma piuttosto in un momento spontaneo di vita come quelli che si leggono nei libri. 

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Chi è la Donna Guasta? 
È la protagonista? Una donnina semplice, lavoratrice, tollerante ed educata? Una creatura che, sia pure con lentezza assorbe, come il panno con il quale pulisce in casa e fuori casa: lo sporco. Che tipo di sporco è? E’ vero? E’ da lavare? E’ ipocrisia? 

È la madre? Donna bella, frivola, sensuale.   Espansiva con chi l’apprezza, la desidera e la corteggia.   Istintiva, libera e disinvolta…quindi: può o non può fare da madre ai suoi figli? 
È la zia? Donna saggia, seria, regolare, corretta. Donna perfetta che tutto muove e sa condizionare le persone che le girano intorno. Nessuno è libero. Nessuno è se stesso. Lei è come un orologio con orari precisi. Tutto in ordine. Di lei ci si può fidare e anche se non ha partorito è adatta a fare da madre. 
Per il libro la donna guasta è la madre. Per me è la zia.
E la protagonista? Lei è…una via di mezzo.
Qual è la differenza tra una donna maritata ed una donna single? 
Se devo parlare per conto della protagonista del libro, lei direbbe: “La donna single fa quello che le pare (e qui ci starebbe bene anche un’energica esclamazione colorata). La donna maritata ha dei doveri-impegni e li esegue senza pensarci troppo (che tempo non ne ha comunque).  Non riflette su cosa le pesa perché…non le pesa.
Poi ci sono le miste e sono delle mine vaganti. Non stanno bene loro e neanche i loro compagni.
Se devo parlarne io: dico che è un fattore di tendenza caratteriale. Se una donna decide di sposarsi e avere figli mette in conto tutto. Sulla bilancia il senso materno è preponderante e per lei è quasi una missione alla quale non desidera sottrarsi più di tanto. Solo pochino quando è molto stanca. E’ un vestito che le calza bene.  Per alcune, con il trascorrere del tempo, arrivano ugualmente dei dubbi e si affacciano ambigui   e controversi pensieri. 
La donna single è naturalmente il contrario. Lei non può vivere come la maritata. Soffrirebbe troppo e farebbe soffrire. Di solito ha altre ottime capacità e talvolta genialità. Invece di creare un figlio o un buon pasto (per lei il mistero della nascita non è un fatto straordinario è un impegno), si dedica a un altro tipo di creazione, come un opera d’arte, fare l’imprenditrice, viaggiatrice o ha interessi più semplici ma liberi da condizionamenti familiari. Tra queste donne single si nascondono quelle che hanno paura. Paura del parto, dell’uomo, di un insieme di responsabilità e coinvolgimenti emotivi complessi ma…queste sono problematiche articolate e macchinose che non ho inserito nel libro perché non volevo rubare il mestiere a psicologi. La single del libro è Asia la sorella che fa il volontariato in Africa.
Le donne di una volta… che ricordo ne hai e perché pensi che siano estinte? Ne abbiamo esempi quotidiani! 
Le donne di una volta sono naturalmente i ricordi delle nostre mamme, nonne e zie. Non stimolate dalle tentazioni dei serpentelli moderni e anche meno stanche dai numerosi suppellettili e mobili da pulire di cui ci circondiamo.  Per loro essere madre e moglie, semplici e perfette era decisamente facile e avveniva   in modo spontaneo.  Il maschio lo identificavano più come un protettore che un prevaricatore. Non dico nel libro che sono estinte. Dico sono estinte? Non penso siano estinte. C’è ancora questo tipo di donna che non si sente succube del maschio, sa collaborare e non si sente né superiore né inferiore. Naturalmente è più difficile perché siamo tutti più arrabbiati e stressati da una vita troppo veloce e frenetica. Qualche nome famoso. Non so mi viene in mente Dario Fo e Franca Rame. Raimondo Vianello e Sandra Mondaini. A un attento esame, ci sono anche nel quotidiano. Donne che sanno dare senza sentirsi frustate anzi si sentono bene. Nel libro è la suocera la moglie del: “tutto di un pezzo”. 
Chi è la donna comune? La mia Eva è una donna comune. Credo che coloro che hanno letto il libro si affezionano a questo personaggio. Bisognerebbe chiedersi il perché? Essere comune non è il nulla. E’ una donna che mantiene certi equilibri. Concede sicurezze senza essere come la donna perfetta (la zia condizionatrice, refrigerante e climatizzante). E’ una brava moglie è questo gli è stato insegnato. E’ una brava madre ma perché ama suo figlio. E’ anche una donna di questi tempi stimolata da quei serpentelli che spaziano dalla tecnologia alle varie stimolazioni esterne che attraversano i suoi neuroni-neurini senza furore ma con una delicata ironia e persino qualche spruzzata di saggezza che la   portano alla consapevolezza che non è proprio la perfezione il suo obbiettivo di donna. 
Se dovessi scegliere  non vorrei vedere in ogni  casa una donna perfetta e preferirei invece ci fosse  una donna comune…una via di mezzo appunto.
Com’è stata la tua infanzia?
Faccio parte di una famiglia numerosa. 12 figli. Sei Maschi e sei femmine. Un infanzia negli anni ’50. Non sono sicura che io e le mie sorelle abbiamo subito prevaricazioni eccessive per quei tempi dai fratelli maschi. Alcuni di loro erano grandi e ci coccolavano. Uno dei fratelli della nostra età era ed è bravissimo. Quello più grande di noi femmine era prepotente e prevaricatore. Forse è quello che più di tutti ci ha sollecitate alla ribellione. Il suo atteggiamento aggressivo, poco affettuoso e dispotico non era da noi accettato anzi ci ribellavamo. Lui da solo non può averci condizionate al punto tale da farci essere critiche nei confronti dei maschi. E se lo siamo non gli concediamo neanche questo.  Mio padre era un brav’uomo molto stimato nel paese e mia madre era…una donna di una volta. Genitori niente male. I migliori che si potevano avere in quel periodo. Il problema era l’essere in tanti. Nessuno di noi ricorda con serenità l’infanzia. Pietre dure sulle strade ce n’erano tante anche quando si giocava. Intorno, gli altri bimbi vivevano come noi e tutto ci pareva normale…comune. C’era poco di ogni cosa. Neanche un letto per ognuno o un cassetto proprio e neanche la roba intima era personale.
Non c’erano libri. Io e mia sorella leggevamo (quando riuscivamo ad avere un libro dalla biblioteca o da un’amica) di nascosto. Ce lo impedivamo per non…diventare cieche!  L’allegria non è mai mancata, ce n’era sempre una bella manciata ogni giorno. 
Perché il vero pane quotidiano per la mente è origliare e non ascoltare? 
Questa domanda la collego alla saggia frase: “Sentire le due campane”.  Quando si vuole conoscere una verità questo passaggio è essenziale. Naturalmente non sarà una sorpresa per nessuno scoprire che i discorsi si riveleranno diversi. E’ cosa risaputa.

Mi sono capitate raramente occasioni da origliare. Molte considerazioni sono stata obbligata a farle riflettendo, componendo puzzle, scrutando i dettagli o saper cogliere i segnali di ciò che non si dice.
Naturalmente è capitato anche di sbagliarmi.  Ciò che un interlocutore mi dice è quello che può dirmi o che vuole dirmi. Se mi riferisce un dialogo ricorderà solo la parte più favorevole a lui o quello che ha capito. Sarà sempre sincero in parte. Può essere che io sia in grado di comprendere e può essere che ciò non accada per cui potrei dare consigli inadatti o faccia scelte sbagliate. Se una certa situazione mi riguarda chi è al corrente non lo racconterà a me come la racconterebbe a una terza persona. Se ho l’opportunità di origliare ne saprò certamente di più e potrò meglio fare le dovute valutazioni (ottimo nutrimento per la mente come il pane è meglio ancora se potesse essere quotidiano).  Se una donna scopre che il marito di una sua amica la tradisce non è detto che lo dirà a quell’amica per non farla soffrire ma lo dirà certamente ad un'altra persona. Ognuno quindi racconterà secondo com’è strutturata la sua mente. La protagonista che non ha una mente complessa e cervellotica ha ugualmente bisogno di capire (il suo pane quotidiano) e madre natura, che è spesso attenta, le ha fornito un orecchio fine e la tendenza a origliare.  
A chi ti sei ispirata per il personaggio di Iside la veggente?
Questo è un terreno dove io cammino con cautela, curiosità e incanto. Ho la passione per l’astrologia e la cartomanzia. Ho sempre desiderato approfondire soprattutto l’astrologia. Non ho avuto mai tempo. Mi sono detta più volte. “Quando andrò in pensione finalmente studierò astrologia”. Era questo il mio obiettivo e non so perché invece mi sono messa a scrivere libri. Quando ero ragazza ho spronato e influenzato una sorella e lei invece (aveva più tempo di me) è andata molto avanti. Ora si può dire che è un’astrologa. Io, forse… in un'altra vita.
Eva del libro non avrebbe mai pensato di rivolgersi a uno psicologo per capire se stessa. Le persone voglio-no capire e allora origliano, vanno dalla cartomante o si rivolgono all’astrologia.
L’oracolo = Origliare: mezzi di conoscenza.
La vita è una ruota che gira è una verità o una credenza popolare?
Sono sicurissima che è una verità. Ho visto troppe volte e in molte famiglie eventi ripetitivi. In extremis basta guardare le date sulle tombe spesso il mese di nascita è uguale a quello della morte o vicinissimo. Perché il mese non lo so. Vorrei approfondire ma non saprei da dove cominciare. Perché mai somigliamo al padre, alla madre o zii ecc., e le malattie…moltissime sono ereditarie. I caratteri poi, quante volte   sentiamo: “Somiglia fisicamente alla mamma ma ha il carattere della nonna” e via di questo passo. Se si ha quel certo carattere dello zio farà scelte uguali e gli accadranno quasi gli stessi eventi.  E’ un continuo ripetersi di tutto.
Esistono ancora i maschi dominanti o sono stati scacciati da quelli collaborativi?
Esistono tutti e due. Non credo proprio che ci sia lotta fra loro.  Quelli che temo stiano scomparendo sono i maschi protettori (da non confondersi con i protettori delle prostitute). E’ una figura che nel libro non c’è. Potrebbe essere il primario che ha sposato la madre ma è una figura troppo marginale e non è stata approfondita. Comunque credo sia raro. Forse un tempo era più…diffuso. Un uomo forte che usa la sua forza per proteggere e non per prevaricare. Interessante.
Se un maschio è dominante non è anche colpa della donna che glielo permette?
Non del tutto. Dipende da caso a caso. Ci sono casi in cui l’uomo è di natura prepotente. Quindi non lo è perché la donna glielo permette è un permesso che si prende da solo. Penso che nessuna donna darebbe   
questo tipo di permesso. Forse nella fase dell’innamoramento presa dalla passione concede, si rende disponibile, fragile, poi si sveglia dall’oblio, vuole riprendersi tutto e in quel momento emerge la dominanza dell’uomo che non accetta il cambiamento. Poi ci sono i casi direi economici dove la donna accetta e permette. Ci sono i figli che condizionano. Ci sono quelle che tentano di ribellarsi e vengono bastonate e quindi è più una paura che un permesso.
Io credo che nel libro questa dominanza maschile è ironizzata a tal punto che esce fuori un tipo di maschio   ridicolo. Le donne non subiscono in modo eccessivo la loro dominanza che è un po’ all’acqua di rose. Piccole prepotenze quotidiane alle quali questo tipo di donne sono state educate ad accettare come normali: le uscite al bar, il telecomando, la comodità di farsi servire. La donna cerchio e le comari subiscono il tradimento ma i mariti sono…giustificabili…data la bruttezza delle loro mogli.  
Vero o falso che gli scienziati abbiano scoperto che le donne siano superiori agli uomini ma lo nascondono?
Non ho conferme che gli scienziati abbiano scoperto la superiorità delle donne e lo nascondano. Ma ho il forte dubbio che sia così. Quando la donna ha le stesse opportunità dell’uomo facilmente lo supera. Certamente tenendo conto del fattore fisico. Mi pare difficile da accettare che alla donna per secoli sia stato impedito di studiare o ha subito altri tipi divieti. Quale poteva essere il motivo? Una volta finita l’era in cui l’uomo doveva essere forte per combattere, cacciare le bestie e proteggere la sua donna e i figli, di questa supremazia alla quale si era abituato e crogiolato che se ne doveva fare? È nel suo DNA. Non si poteva cancellare e nei secoli a qualcuno ne è rimasto di più e qualcuno di meno. Mantenendo le donne ignoranti, serve e fragili hanno potuto continuare a provare quel senso di potere come quello che si prova con le prede quando si va a caccia. Che sia servito per mantenere un certo equilibrio? Può essere. Quindi se la donna emerge e va a stravolgere il DNA del macho si potrebbe sconvolgere questo equilibrio? Può essere.
Nel corso degli anni, lo Status delle donne è cambiato in meglio o in peggio? 

Decisamente in meglio. Anche se per chi non vuole rinunciare alla maternità e altri impegni di casa o per motivi economici: è piuttosto dura con il lavoro e la conduzione di una casa. Il vantaggio, per chi può permetterselo, è di scegliere se seguire proprie ambizioni o stare in casa.

Quali sono le differenze tra il personaggio della zia e quello della madre?
Devo allacciarmi a quanto ho già risposto alla domanda di chi è: “La donna guasta”, aggiungendo che la zia  trovandosi a competere con una sorella molto bella, ha dovuto attivarsi emergendo con altre caratteristiche e in contrapposizione. Tanto è frivola la madre quanto è seria la zia. Superficiale la madre tanto quanto è  meticolosa e precisa la zia. Traditrice e sensuale la madre, fedele e asessuata la zia. La madre ha tre figli mentre la zia ha un marito sterile.
La madre è imperfetta, equivoca è la terra che genera ed è fertile ed è la vita.
La zia è perfetta, determinata, è il rigore, il freddo, scura e sterile ed è la morte.
Quante volte ti capita di stare tra le nuvole?
La fantasia me lo permette spesso. La mia mente razionale tiene a bada la fantasia. Fantasia e razionalità s’incontrano raramente e quando lo fanno si rispettano e si tengono a debita distanza. Fantasia è la madre  razionalità è la zia.  Non hanno molto in comune ma abitano nello stesso condominio. Molti mi riconoscono per i pensieri o le azioni della mia mente e pochi per quelli della fantasia. Ora che ho scritto dei libri mi riconosceranno anche per le vie della fantasia.
I libri però sono stati scritti da tutte e due anche se mi è parso strano, riuscissero ad andare d’accordo.
Vivere un momento magico quello che per altri è un comunissimo pranzo di famiglia! Un rifugio, un sogno o cosa?
Le tradizioni sono sempre uguali. Ci si aspetta poco di diverso e anche un pranzo di Natale diventa un comunissimo pranzo di famiglia. Si mangia, si beve e poi si ride e talvolta per via dell’alcool si dicono quelle cattiverie che sono state sospese tra i denti e le labbra per quasi un anno intero. Il momento magico in un pranzo di tradizione avviene dove c’è poco di tradizionale. E’ un incontro comunque programmato e ha come obiettivo quello di riunirsi.  Non è un pranzo concentrato sulle portate ma sulle persone che decidono di stare insieme per vedersi, conoscersi o anche rifugiarsi con coloro con i quale si trovano bene.  La tradizione in sé è una scusa e si festeggia se stessi.
Hai dedicato un intero capitolo a FB. Quanto è cambiata la comunicazione ai tempi dei social?
Trovo magnifico il tempo dei social. Non rimpiango affatto il postino che portava le lettere e le lunghe attese. Ho scoperto che non ho più una bella grafia da quando scrivo con il PC. Mi sono soffermata pochi attimi a riflettere e ho concluso che non è importante dato che devo solo fare a mano la firma.
La comunicazione è notevolmente aumentata, e questo è un dato positivo anche se: è troppo visiva. Purtroppo sono in pochi quelli che la utilizzano esprimendo proprie opinioni e di solito è solo un vortice di apparenze, mi piace e condivisioni generiche e altrui. Tuttavia il libero arbitrio c’è sempre. Ognuno lo può utilizzare come gli pare. Non ho validi motivi per sindacare su chi mette continue foto e niente pensieri e viceversa.
Elisabetta Ruffolo