giovedì 11 ottobre 2018

STEFANO MALATESTA "UNDICIBRANI" IL NUOVO ALBUM: DA VENERDÌ 12 OTTOBRE IN TUTTI I NEGOZI DI DISCHI E PIATTAFORME DIGITALI

Stefano Malatesta vive la musica con un’intensità e curiosità che, fin dai suoi esordi giovanili, lo hanno portato a privilegiare sempre le esperienze, gli incontri e i progetti, a prescindere da un percorso artistico personale che lo definisse come artista. Stefano ha formato band, ha scritto canzoni per tanti, ha prodotto dischi, ha creato festival, ha dato un palco ai musicisti che stima per suonare in modo confortevole e ha viaggiato in giro per il mondo suonando ovunque si sentisse a proprio agio.

L’album “Undicibrani”, per il musicista e compositore romano, è un appuntamento rimandato troppe volte per fare musica in totale libertà, ma oggi, finalmente, è arrivato il momento di soddisfarlo con la consapevolezza di dover raccogliere in una manciata di canzoni che, organicamente, raccogliessero, una volta per tutte, una moltitudine di esperienze legate ad una visione sempre e comunque assai precisa: la libertà.

Questo album arriva al momento giusto ed assolve il desiderio di Stefano di mettere in mostra quello che lui è oggi, dopo tanta vita fatta di note ed accordi. Undici canzoni che rappresentano emozioni personali, storie private, ma anche un modo di essere e di vedere la vita con tutte le contraddizioni che l’esistenza di mette davanti.

Un linguaggio diretto, semplice ma che offre diversi livelli di lettura e approfondimenti, talvolta, molto importanti. Non solo testi privi di orpelli e soluzioni da mestierante della composizione, ma una musica che sgorga dal cuore di chi la suona. Ecco perché Stefano si è avvalso di una band che lo ha supportato non solo a livello tecnico, ma anche emozionale. Le canzoni suonano armoniche tanto se ascoltate una per una, che se messe in fila con un filo logico.

Per Malatesta la musica è, prima di tutto, condivisione. Tanto quando si ascolta e, ovviamente, quando si fa. Ecco perché Pietro Lussu (pianoforte e piano Rhodes), Francesco Luzio (basso) ed Armando Sciommeri (batteria) sono parte integrante delle registrazioni e dei concerti.

Stefano affronta temi importanti con serietà anche se, spesso, non resiste a colorarle con della sana ironia, mentre situazioni paradossali e divertenti vengono riportate nella realtà di quello che può accadere a tutti, assumendo aspetti di normale serietà. La forza è di essere semplici il più possibile e di non ignorare il fascino della complessità.


Biografia:

E’ solo colpa mia se mi ritrovo a scrivere la mia biografia. 
Perché? Dopo svariate settimane in cui il mio manager, l’ufficio stampa e i responsabili del web mi giravano attorno, chiedendomi info dettagliate sulla mia attività di musicista per redigere la mia biografia e, per tutta risposta, io, senza malizia, davo notizie frammentarie e confuse quando me le ricordavo, facendoli, ovviamente, diventare matti a starmi dietro, è arrivato un giorno che in coro mi hanno detto: fattela da te!
Mi piacerebbe iniziare dicendo…. Fin da bambino, all’età di 5 anni, il mondo aveva capito che la mia vita sarebbe stata la musica da come armonizzavo con il campanello della mia biciclettina tipo triciclo. Ma non è vero. E allora come inizio? Dicendo tutta la verità e nient’altro che la verità.
Nasco nel 1967, mi ritrovo un pianoforte in casa con cui mio padre rigorosamente ad orecchio, spaziava da brani di Duke Ellington a Lucio Dalla, e poi c’era mio zio Ettore che ogni qualvolta veniva a trovarci, faceva sempre lo stesso giro di Rock’n’Roll ed io… rimanevo incantato a guardarlo.
Per certi versi anche io, come artisti del calibro di Al Green o James Brown che da piccolini adoravano e cantavano gospel, all’età di 11 anni entrai a far parte Coro Puerorum della Cappella Sistina, dove parallelamente (per 4 anni) studio musica, prendendo lezioni di canto e pianoforte, ma tutte le volte, proprio tutte, che mi mettevo a fare gli esercizi avevo in testa solo le mani di mio zio che maltrattavano quei tasti bianchi e neri.
Mordevo il freno e la mia endemica curiosità mista all’irrequietezza di un quindicenne, mi allontanarono dall’accogliente colonnato del Bernini a San Pietro e mi proiettarono in quella che quei tempi ara chiamata “l’altra musica”. Finita l’esperienza del coro cominciai ad ascoltare Neil Young, James Taylor, Rolling Stones. Fu subito chiaro che alla musica di chiesa preferivo quella “del diavolo”.
Appena l’età me lo permise, presi la patente. Dopo pochi giorni di scorribande per le vie di Roma, feci  un significativo e spettacolare incidente con la mia auto dal ritorno del concerto dei Sound Garden che quella sera si erano esibiti al Wonna Club. Dopo qualche mese arrivò l’assegno di rimborso dell’assicurazione, ma invece di riparare la macchina, non ci pensai un attimo e mi comprai una magnifica chitarra acustica Gibson. Ero un uomo felice.
La mia vita cambiò all’improvviso una mattina. Avevo una radiosveglia sul comodino che un giorno suonò “Good Morning Mr Blues” di Otis Spann; fui folgorato da quel brano e, da quel momento, capii che avevo trovato definitivamente il genere che istintivamente più mi sarebbe appartenuto da li e per sempre.


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