martedì 2 ottobre 2018

Proscenio. Giuseppe Manfridi a Fattitaliani: un autore è un teatrante, fa parte della compagnia. L'intervista

Nei dizionari la parola "Proscenio" è così definita: nel teatro classico greco e romano, era la parte anteriore della scena, che sporgeva verso l'orchestra, nel teatro moderno è la parte anteriore del palcoscenico, che rimane visibile anche a sipario calato.
Da oggi sarà anche il titolo di una nuova rubrica di Fattitaliani dedicata agli autori teatrali, che, effettivamente, si trovano fra il pubblico e il palco, fra la recitazione e la regia. A inaugurare questo nuovo spazio è Giuseppe Manfridi, autore de "La cena", rappresentata al Teatrosophia (vi resterà fino al 7 ottobre) con grande successo con la regia di Walter Manfrè e l'interpretazione di Andrea Tidona, Chiara Condrò, Stefano Skalkotos, Cristiano Marzio Penna. Stasera Giuseppe Manfridi presenterà alle 18,30 allo Spazio Diamante il suo libro "Anatomia del colpo di scena". L'intervista.

"La cena" in che cosa si contraddistingue rispetto ai precedenti suoi testi?
È un testo che ribadisce alcuni temi altre volte da me trattati (conflitti familiari e strategie di plagio), ma con l'intento stavolta di accentuare la suspense e l'elemento 'noir'. L'unità di tempo e di luogo è usata per acuire questa linea narrativa e per consentire il massimo grado di immedesimazione da parte dallo spettatore. Prima de 'La cena' non avevo ancora portato il processo di 'transfert' sino a questo punto di possibilità.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti?
Il filo rosso di quasi tutta la mia drammaturgia, sin dai primi lavori, è l'analisi dei processi di plagio e di pervasione reciproca. Ne 'La cena' questo terreno di indagine è addirittura sovraesposto. Ma già in precedenza molte mie commedie avevano sondato questo tipo di relazioni (ad esempio, in 'Anima bianca').
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti...
Uno spettacolo visto attorno ai dieci anni. Si trattava di alcune scene dal libro 'Cuore'. Ero talmente abituato a vedere film (di parrocchia, per lo più) che l'impatto con la finzione 'in carne e ossa' mi ha letteralmente folgorato. Poco dopo ha visto al cinema 'Romeo e Giulietta' di Zeffirelli, e di lì è scattato l'incantamento per Shakespeare, e dunque la definitiva resa alla passione teatrale.
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Ovviamente sì, anche perché spesso so in partenza chi interpreterà quello che sto scrivendo. Quando questo non accade, i volti dei miei personaggi tendono invece a fluttuare in una generica fisionomia più psicologica che somatica. 
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Che il regista non operi con buon senso, e che si faccia venire idee a cui sottomettere la sostanza del testo da portare in scena. Parlo di idee non necessarie, non fisiologiche, esterne alla natura della storia e dei personaggi, ma che poi, per forza di cose, lo spettacolo renderà inutilmente centrali e pericolosamente condizionanti.
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Per fare buon teatro bisogna rendere la vita difficile all’attore",  Eduardo De Filippo 
Nei limiti. Un buon attore deve sapersi rendere la vita difficile da sé, valutando quante insidie possano esservi anche in un semplice: "Sì". Quando è qualcun altro a doverglielo spiegare, c'è rischio che sia l'attore rendere difficile la vita al ruolo che si appresta a interpretare.
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale...
William Saroyan: "Ogni drammaturgo crea una specie umana."
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro? 
Naturalmente sì. Semmai, ci sarebbe da stupirsi del contrario. Un autore è un teatrante, fa parte della compagnia. Perché chiamarsi fuori?
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
'Il revisore' di Gogol al Teatro Argentina di Roma, in un'edizione russa molto acclamata. La trama era stata completamente fatta a pezzi. La bravura indubbia degli attori ha reso la cosa ancora più offensiva.  
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo?
Vittorio Gassman e Romolo Valli. Sapevano cosa fosse la sintassi del pensiero e la natura corporea delle parole.
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Senza dubbio, 'Amleto'.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
Non mi interessa tanto la natura del giudizio, quanto la qualità della scrittura in cui è espresso. Se è di alto livello, questo per me già significa rispetto.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Una critica che mi accusi di malafede. Anche se, un questo caso, so già che mi difenderei pensando che si tratta di una critica in malafede. Giovanni Zambito.

Giuseppe Manfridi, romano, è drammaturgo, romanziere e sceneggiatore. 
Dalla metà degli anni Ottanta il suo teatro è costantemente rappresentato in Italia e all’estero: a New York, in Finlandia, in Grecia, in Canada e in Sudamerica. ‘Giacomo, il prepotente’, nel novembre del ‘98, ha debuttato al ‘Théatre des Champs-Eliséés’ di Parigi, mentre ‘Zozòs’, nel 2000, è stato allestito al ‘Gate Theatre’ di Londra con la regia di Peter Hall, e ripreso al Barbican nel 2003. In un consenso unanime della stampa, il critico del Sunday Times ha definito la commedia “La più divertente che abbia mai visto”.
‘La partitella’, ‘Giacomo, il prepotente’ e ‘L’osso d’oca’ sono state trasmesse da RAI DUE nella serie Palcoscenico. ‘L’orecchio’ da RAI SAT.Tra le sue sceneggiature, ricordiamo ‘Ultrà’, film che, con la regia di Ricky Tognazzi, ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino nel 1991.  Nel 2006 l’editore Gremese ha mandato alle stampe il romanzo ‘Cronache dal paesaggio’, debutto di Manfridi nella narrativa, e più di recente, ‘La cuspide di ghiaccio’, Entrambi i romanzi sono entrati nella selezione finale del Premio Strega. Con Limina ha pubblicato ‘Tra i legni - i voli taciturni di Dino Zoff’ e il romanzo ‘Epopea Ultrà’.Con La lepre ha pubblicato i saggi ‘Anatomia della gaffe’ e ‘Anatomia del colpo di scena’.
Numerose sono le tesi di laurea dedicate alla sua produzione drammaturgica.