sabato 10 marzo 2018

Teatro, con Andrea Alesio ne "Il Fantasma della Garbatella" si ride e si riflette. L'intervista di Fattitaliani


Il 10 marzo alle ore 21 e l’11 alle ore 17, la Compagnia del Barnum sarà in scena al Teatro degli Eroi, con IL FANTASMA DELLA GARBATELLA, lo spettacolo campione di risate. Scritto e diretto da Gabriele Mazzucco e con Andrea Alesio, Chiara Fiorelli, Federica Orrù, Paola Raciti e Armando Sanna.

Lo spettacolo ha debuttato a gennaio 2016, all’indomani della perdita di un caro amico di vita e di compagnia, Gianfranco che mancò due giorni prima del debutto. Fu un grande colpo ma nel cuore di chi fa lo spettacolo, ogni sera da allora lo spettacolo è dedicato a lui, ricordandolo con un grande sorriso perché è solo così che si ricorda nel cuore chi si è amato.
Un ritorno sulla terra post-mortem con la sua singolarità comica e surreale che però ci porta poi a riflettere su una realtà molto forte che è la dinamica dei rapporti fra le persone e ciò che li governa e li indirizza.

Per fattitaliani.it abbiamo intervistato Andrea Alesio.

Che cosa racconta Il fantasma della Garbatella? 
La storia di Lallo, un ragazzo che non c’è più e che abitava nel quartiere. Dopo qualche anno ritorna sulla terra con una missione molto forte data da Dio, quella di verificare se il genere umano sia pronto o meno per il ritorno del Messia. Lallo torna nella sua Garbatella e trova delle situazioni da riallineare a ciò che ricordava, situazioni nuove con le quali si confronterà. Sarà accompagnato sulla terra da un Arcangelo ed incontrerà sua cugina Angelina. Pian piano entreranno nella vicenda anche Orazio che è un suo amico, Matilde e si farà riferimento anche ad un fratello gemello di Orazio che si chiama Tarcisio. Si dipanerà una storia comica e divertente ma che farà anche riflettere. È una storia molto atipica che ci porta alla tipicità delle relazioni.   

Come sono cambiati i rapporti umani oggi? 
È una domanda a cui non so rispondere perché prima non c’ero, ci sono solo oggi e noi esistiamo costantemente in un oggi, quindi per la mia esperienza personale e professionale che per fortuna si sovrappongono, dico che i rapporti umani non sono cambiati, i rapporti belli che ho avuto nel tempo, si sono rafforzati, approfonditi. Altri rapporti che ho la fortuna di non definire brutti ma che magari erano superficiali, sono rimasti tali e si sono dissolti nel tempo. È una domanda che mi pongo spesso ma non so rispondere e volendolo fare, rischierei di dare una risposta retorica o di cliché, oggettistica per ciò che era il passato e quindi era meglio e per oggi che invece le cose non vanno.
Credo che nei quartieri storici e popolari, i rapporti umani si conservino ancora oggi. 
Sì! La Garbatella è una realtà molto forte, molto identitaria. Essendo un emigrante in Patria sono stato accolto da una comunità che riconosce in se stessa un’identità molto forte, popolare ma a suo modo anche ancestrale riguardo ad una certa romanità “Garbatellana”. Testaccio, Garbatella e in minima parte Trastevere sono le culle di una certa romanità e nei quali i rapporti umani hanno ancora un certo valore, una grande importanza e sanno essere profondi e leali. Nella vita poi incontri quello che cerchi.
È un po’ di tempo che lo spettacolo gira ed ha sempre un grande successo. A cosa è dovuto?  
Al fatto che permette di avere varie chiavi di lettura. È comunque uno spettacolo divertente, è comico, si ride molto alle battute ma dà modo anche di riflettere. Ridendo e liberandosi alla risata e all’ironia ci si apre anche ad una riflessione su una realtà osservata. Si può ridere e si può riflettere su alcune cose. C’è una frase del testo che a me colpisce molto e che ogni volta riascolto, rileggo e mi fa riflettere. L’autore fa dire ad uno dei personaggi che non è la storia che si ripete ma è l’uomo che non si evolve. 

Elisabetta Ruffolo