martedì 20 febbraio 2018

Segnalibro, Massimo Cassani a Fattitaliani: le vie per la lettura sono infinite. L'intervista

Da oggi in libreria "La trama. Come inventarla, come svilupparla" un libro della collana "Bottega di narrazione" della casa editrice Laurana, in cui Massimo Cassani porta i lettori e gli scrittori alla scoperta dei meccanismi del narrare. Fattitaliani lo ha intervistato per la rubrica Segnalibro.

Quali libri ci sono attualmente sul suo comodino?
«In questo momento sto rileggendo Delitto e castigo. La prima volta lo lessi verso i vent’anni. Ricordo ancora l’approccio reverenziale con cui cominciai a sfogliarlo, e quasi mi viene da sorridere. Sapevo che era una “cosa” grande, da analizzare più che da leggere. Oggi l’ottica è cambiata e rimango stupito non solo di quanto sia raffinato e, in egual misura, “semplice”, accessibile alla lettura. Credo - anzi temo - che alcuni lettori, diciamo, non-forti si tengano lontani dai classici per il medesimo timore reverenziale con il quale io stesso affrontai Delitto e castigo da giovane. Ed è un peccato, perché alcuni romanzi come questo possono essere fondativi, ma anche avvincenti. E straordinari nella loro contemporaneità».
L'ultimo "grande" libro che ha letto?
«Un titolo fra tutti: I senza terra di Szilàrd Borbély, recentemente pubblicato in Italia da Marsilio, con la raffinata traduzione di Mariarosaria Sciglitano. Un romanzo, ambientato in Ungheria verso la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, che giustamente viene inserito nella tradizione della grande letteratura europea. Un romanzo che sembra viaggiare sul crinale del realismo, ma in realtà racconta in filigrana uomini ridotti all’essenzialità dell’umano, alla loro miseria esistenziale, oltre che materiale. Borbély, morto suicida dopo essersi arreso alla depressione, si era affermato come poeta e nella sua prosa l’afflato poetico si sente».
Chi o cosa influenza la sua decisione di leggere un libro?
«Difficile rispondere: le vie per la lettura sono infinite. Di sicuro pesa molto il giudizio di persone di cui mi fido. Ad esempio, ascolto molto i librai amici, persone che consigliano i libri non perché vogliono convincere a comprare a prescindere dal loro giudizio su ciò che stanno proponendo».
Quale classico della letteratura ha letto di recente per la prima volta?
«Il signore delle mosche di William Golding. Era su uno scaffale della libreria da qualche anno ormai, ma l’ho preso in mano e letto solo recentemente. Un esempio - uno fra i tanti, a dire il vero - di come l’espressione letteraria sia in grado di sintetizzare grandi temi, quello del male naturale che alberga negli esseri umani, in questo caso. I ragazzini che cadono sull’isola deserta avrebbero tutto per vivere in armonia. Su quell’isola, gli alberi danno frutta in abbondanza, c’è acqua potabile, maiali selvatici da cacciare, una mare stupendo, niente adulti, niente scuola, niente compiti. Invece tutto degenera in tragedia. Il romanzo parla di noi».
Secondo lei, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità? (narrativa, giornalismo, fumetti, saggistica...)
«Non so, non conosco tutte queste espressioni, soprattutto i fumetti. E so che è un peccato, perché spesso è proprio dai fumetti che nascono perle, come bene aveva intuito a suo tempo Oreste Del Buono. Il giornalismo paga lo scotto dell’accelerazione nella scrittura dovuta all’isteria del web. Lì la sciatteria formale sembra trionfare. Ma forse si tratta solo di una malattia infantile. Cioè: speriamo».
Personalmente, quale genere di lettura Le procura piacere ultimamente?
«Difficile parlare di genere. Sono un consumatore di romanzi, questo sì. Un lettore un po’ disordinato a dire il vero…»
L'ultimo libro che l'ha fatta sorridere/ridere? 
«Dio non abita all’Avana di Yasmina Khadra, pubblicato da Sellerio, mi ha fatto sorridere di piacere, direi. Non è un’opera umoristica, intendiamoci, anzi ha anche più di una punta malinconica, ma una certa filosofia di vita espressa da Juan detto Don Fuego, cantante sessantenne che comincia ad avvertire i segni del fine carriera, è irresistibile».
L'ultimo libro che l'ha fatta commuovere/piangere?
«Commozione pura in Certi bambini di Diego de Silva, pubblicato da Einaudi. Nessuno sguardo edulcorato sul mondo dei bambini. Uno sguardo crudo anzi, e vero».
L'ultimo libro che l'ha fatta arrabbiare? 
«Arrabbiare è una parola grossa. Mi ha deluso Numero undici di Jonathan Coe, autore che ho sempre seguito. Tanti spunti e nessuno risolto. Peccato».
Quale versione cinematografica di un libro l'ha soddisfatta e quale no?
«Sono fra quelli che usciti dalla sala dicono sempre: meglio il libro. Ma è un’affermazione poco sensata, lo so. Quando sono uscito dal cinema dopo aver visto Non è un paese per vecchi dei fratelli Cohen, tratto dal romanzo di Cormac McCarthy, però sono stato zitto, non l’ho detto. Piaciuto il film e piaciuto il libro».
Quale libro sorprenderebbe i suoi amici se lo trovassero nella sua biblioteca?
«Credo Contro Maestro Ciliegia del cardinale Biffi, l’interpretazione dogmatica della favola di Pinocchio».
Qual è il suo protagonista preferito in assoluto? e l'antagonista?
«Protagonista: lo scarafaggio de La metamorfosi di Kafka. Antagonista: il pregiudizio».
Lei organizza una cena: quali scrittori, vivi o defunti, inviterebbe? 
«Sfrutto una battuta di Giulio Mozzi, scrittore, consulente editoriale e insegnante di scrittura creativa: inviterei i quattro evangelisti, i più famosi ghost writer della Storia».
Ricorda l'ultimo libro che non è riuscito a finire? 
«Il perché non lo so proprio: Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov. Ma è soltanto messo in pausa. Ci riproverò, forse non era il momento giusto».
Quale scrittore vorrebbe come autore della sua biografia? 
«I quattro ghost writer di cui sopra. Se c’è da esagerare, esageriamo…»
Che cosa c'è di Massimo Cassani in "La Trama. Come inventarla, come svilupparla"?
«C’è, innanzi tutto, l’esperienza maturata sul campo scrivendo romanzi, sia quelli pubblicati sia quelli non ancora pubblicati. Ho avuto l’opportunità di esordire con Sironi editore nel 2008 quando il consulente editoriale per la narrativa era Giulio Mozzi, poi passato a Einaudi Stile libero e infine a Marsilio. Da quel momento, la collaborazione con Giulio non si è mai interrotta, neppure per i romanzi pubblicati con TEA e con Laurana. Ogni libro è stata un’occasione di confronto preziosa, arricchente. L’altra esperienza è stata quella di insegnamento a La bottega di narrazione, scuola di scrittura creativa di Laurana, diretta da Mozzi. Fu lui a propormi di strutturare una lezione sullo sviluppo delle narrazioni di trama. Dopo sette anni, questa lezione - che si è avvalsa anche dei dubbi, delle domande e delle richieste dei numerosi partecipanti alla Bottega - è diventata un manuale. Lì c’è tutto quello che ho capito sullo sviluppo delle narrazioni. Ma siccome non si finisce mai di capire, diciamo che è una edizione destinata ad arricchirsi e a modificarsi con il tempo. All’infinito, credo». Giovanni Zambito.
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IL LIBRO
Lo scrittore Massimo Cassani anno dopo anno ha cesellato la sua lezione annuale sulla trama, appuntamento fisso per tutti i partecipanti alla Bottega di narrazione di Laurana editore diretta da Giulio Mozzi. Ora quella lezione è cresciuta sino a diventare un libro della collana "Bottega di narrazione" della casa editrice di via Tenca.
"La Trama. Come inventarla, come svilupparla" è quindi un agile manuale dedicato non solo agli aspirati scrittori, ma anche a tutti i lettori curiosi che vogliono comprendere tutti i segreti ed i meccanismi di costruzione delle storie, delle trame, dei romanzi e dei racconti…
“Ma si può davvero insegnare, e quindi imparare, a sviluppare una narrazione? A scrivere un romanzo? La risposta è sì e alcuni principi di base ci possono aiutare: il principio di coerenza, di perimetro narrativo, di semina e raccolto e tanti altri", spiega l'autore.
Che cos’è che fa di una trama una “buona trama”? Si potrebbe dirlo così: che fino a un momento prima non ti aspettavi che le cose sarebbero andate in quel certo modo; ma nel momento in cui le cose sono andate in quel certo modo, ti sei reso conto che non potevano che andare in quel modo lì. Non solo: ti sei reso conto anche che delle informazioni e delle suggestioni su come sarebbero andate le cose erano state seminate, con astuzia, nel racconto; e il colpo di scena non è altro che il raccolto del frutto di quella semina. Ma come si fa, a ottenere questi effetti? Come si gestisce la semina? Come si procura il raccolto?
Pagina dopo pagina, Cassani risponde con tanti esempi, analizzando in profondità un testo seminale come "La notte dell'oracolo" di Paul Auster.

Arricchisce il volume una prefazione di Giulio Mozzi e una ricca bibliografia.
L'AUTORE
Massimo Cassani, nato a Cittiglio in provincia di Varese, vive e lavora a Milano. Giornalista, è autore della tetralogia con protagonista il commissario Micuzzi (TEA). Oltre a questa serie ha pubblicato Un po’ più lontano (2010, Laurana) e Mistero sul lago nero (2016, Laurana). Collabora con “La Bottega di narrazione”, scuola di scrittura creativa di Laurana.
COLLANA: Bottega di narrazione
pp. 220 - € 14,00 - ISBN 978-88-98451-82-1
Distribuzione: www.bookway.it
Per informazioni: www.laurana.it