sabato 23 settembre 2017

Libri, Donne e Storie di Lucilla Celso, su donne che trovano la forza e recuperano la dignità. La recensione di Fattitaliani

Lucilla Celso, "Donne e Storie", StreetLib Ed., Milano, 2017Recensione di Andrea Giostra
L’interessante libro di Lucilla Celso “premette” una serie di piccoli ostacoli narrativi alla lettura immediata del romanzo, che sarebbe meglio saltare a piè pari per evitare di esserne “inquinati” nella lettura del suo bel racconto, e quindi scrivo qui al lettore di aprire il libro a pagina 8 e di riservarsi l’eventuale lettura delle premesse solo quando avrà terminato di assaporarne la storia!
L’incipit della Celso recita così: «Ogni donna ha una storia da raccontare, un suo mondo da condividere, un sogno da realizzare. Il cammino non sempre è facile e gli ostacoli a volte sembrano insormontabili. Riunite in un gruppo di aiuto non sono più sole e affrontano, giorno dopo giorno, un passo alla volta, un cammino di rinascita.»
La Celso mette introduttivamente in guardia il lettore che «Questo libro è un’opera di fantasia. Personaggi e luoghi citati sono invenzioni dell’autore e hanno lo scopo di conferire veridicità alla narrazione. Qualsiasi analogia con fatti, luoghi e persone, vive o scomparse, è assolutamente casuale.»
Domanda: perché scrivere queste parole asintoniche con l’incipit, quando la cosa che può incuriosire maggiormente un lettore esigente è proprio quella di “immaginare” … nella lettura sì! … che la storia che sta leggendo sia accaduta veramente, che sia il frutto di sangue che scorre, di passioni, dolori, gioie, amori, sofferenze, delusioni, rancori vissuti più che immaginati in una sorta di confortante estraniamento difensivo allucinatorio?
Io non lo so!
Forse l’autrice ce lo commenterà alla fine di questo breve scritto.
Il tema di cui scrive la Celso è quanto mai attuale, serio, potente, destrutturante, doloroso, vissuto dalle istituzioni con un distacco e una superficialità disarmanti che non tutelano certamente la nostra cultura e le donne della nostra civiltà.
La violenza di genere, come viene definita oggi utilizzando un sillogismo istituzionalmente deresponsabilizzante e colpevolmente asettico, in Italia è un problema sempre più doloroso e dirompente. Ma questo serve poco scriverlo qui perché assai noto a tutti.
Come affrontare questi drammi intra-familiari che si vivono nella solitudine più disarmante, più disperata, più dolorosa, più violenta? Una solitudine più violenta della stessa violenza subita da Orchi che condividono con le loro donne lo stesso cibo e lo stesso respiro dell’ormai esanime vittima.
La Celso ci racconta la storia di alcune donne che trovano la forza, non di ribellarsi, perché non è permesso in questo Paese la ribellione alla violenza, ma di reagire per recuperare “a tempo determinato” un po’ della dignità irreversibilmente perduta di giovane donna fulgida e vitale «in quella stanza (dove) un piccolo gruppo di donne si riuniva per affrontare gli incubi più oscuri.»
Qui inizia il racconto accorato, appassionato, crudo, spesso violento, che cerca ascolto e conforto, che cerca partecipazione, condivisione, sentimento perduto, empatia ritrovata per non sentirsi soli e per avere la forza di sopportare le violenze che continueranno a subire, consapevoli che altre donne come loro poi, in “quella stanza”, le ascolteranno e daranno loro la forza di abbandonarsi ancora per subire senza reagire veramente.
Forse qualche volta il destino scontato viene sovvertito?
Forse qualche volta il coraggio prende il sopravvento sulla paura?
Forse!
Nella storia di Lucilla Celso, certamente, il lettore che la leggerà lo scoprirà nelle ultime sue righe.

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ANDREA GIOSTRA