domenica 11 dicembre 2016

Vito Brusca the showman…, artista palermitano completo e poliedrico, ci racconta la sua Arte. L'intervista di Fattitaliani

Andrea Giostra ha incontrato a Palermo Vito Brusca, comedian, musicista, attore, ballerino, prestigiatore, in una sola parola: “showman”, palermitano, Artista completo e poliedrico, una carriera iniziata come animatore di villaggi turistici, come i più grandi “one-man-show” italiani, dove si “è fatto le ossa” per diventare il Grande Artista che è oggi.
L'esperienza artistica di Vito Brusca e straordinariamente variegata e per certi versi è come se fosse segnata da una volontà già scritta, che sta sopra ogni Uomo: “Artisti si nasce, non si diventa!” La storia che ci racconterà Vito, della sua vita di artista sin dall'infanzia, ci darà conferma di questo “detto” condiviso da tutti gli artisti e da tutti coloro che amano l'Arte Vera, e certamente non quella artificiale e artefatta da personaggi che non hanno alcun talento e nessuna passione, se non quella per la gloria, per il successo, per il danaro!
Ma certamente l'Arte Vera non è questa. Ed è questo il motivo per il quale ho voluto intervistare Vito Brusca: perché ci racconti la sua storia, come se fosse un romanzo, una narrazione filmica che scorre travolgente appassionando il lettore che attraverso queste “storie-interviste” possa riappropriarsi culturalmente di cosa “è Arte” e di cosa “NON è Arte”.
Oggi Vito Brusca è qui con noi de "ilprofumodelladolcevita.com", con Andrea Giostra, e ci racconterà, come se fosse una confessione artistica pubblica, la sua bellissima storia di Artista con un talento straordinario, multiforme, e con una passione radicata nella sua anima artistica, ma che danno valore all'Arte come deve essere intesa recuperando l'accezione classica del termine che parte dai Greci Antichi e viene assorbita dai Romani del Grande Impero dove l'Arte, insieme alla Polis, erano le massime e più nobili delle espressione culturali ed intellettuali dell'Uomo di allora!
Vito, benvenuto e Ti ringrazio moltissimo per essere qui con me. Tu sei un'Artista poliedrico di grandissimo talento e con una passione immensa per l'Arte. Quella che faremo, Vito, sarà più una bella conversazione che una classica intervista con domande spesso superficiali, “confezionate”, scontate.
Detto questo, la prima domanda che ti pongo, Vito, è questa: Cosa diresti di te, come Uomo innanzi tutto, ai nostri lettori?
Ciao Andrea e ciao a tutti i lettori di “fattitaliani.it”.
Intanto grazie di avermi invitato, ho letto spesso tue interviste e recensioni di film e sono veramente onorato di essere oggi qui insieme a te. Ho avuto modo di apprezzare oltre la tua bravura, la tua schiettezza e il tuo modo di raccontare ciò che va oltre l’artista, oltre un film con pareri positivi o negativi, ma sempre ben valutati e nel caso di critiche, sempre corrette e costruttive.
Proprio per rispondere alla tua domanda, realmente pochi amici sanno cosa si nasconde dietro lo showman… e di questi pochi, tutti stentano a crederlo…
Una persona semplice, introversa, timida, che però si “trasforma” quando prende un microfono in mano e sale su un palco… un po’ come “Lo strano caso del dottor Jekyll e Mr. Hyde”, e non hai idea di quanto io abbia dovuto lottare per riuscire a fare ciò che faccio… superando limiti come la timidezza. La mia ispirazione è venuta dal grande Paolo Bonolis, che da balbuziente è diventato uno dei migliori conduttori italiani.
Ti ricordi, Vito, che età avevi quando hai scoperto la tua passione per l'Arte, per la Musica, per Recitazione, per il Cabaret, per la Bellezza artistica insomma? Vuoi raccontarci qualcosa in proposito?
Certamente! Chiaramente è stato tutto un divenire, per la necessità di provare sempre nuove emozioni che mi hanno spinto sempre alla ricerca di nuove cose da fare, nuove sfide e nuovi obiettivi da raggiungere; ma tutto cominciò da piccolissimo, a soli 10 anni, quando uno dei miei zii, per la mia prima comunione, mi regalò una tastiera, dalla quale non mi staccai più e grazie alla quale, subito, ad orecchio, cominciai a strimpellare davanti ai miei genitori e parenti increduli. Vista la predisposizione innata, poco dopo mi comprarono un pianoforte e mi fecero cominciare a studiare questo meraviglioso strumento.
Ecco! Tutto ebbe inizio così, in modo così semplice e naturale. Trovai il mio mondo, e quel mio zio cambiò la mia vita!
È vero quello che dici Vito, spesso le cose nascono per caso: ma apparentemente! Tu hai un grande talento e il vero talento prima o poi esplode inesorabilmente! Non può essere tenuto nascosto, imbottigliato, fatto prigioniero. Tuo zio, attraverso il suo regalo, è stato solo il mezzo attraverso il quale dare sfogo e vita al tuo talento.
Tu, Vito, sei un Uomo palermitano. A Palermo tutto è più difficile che in qualsiasi altra parte del mondo. Ma hai indiscutibilmente un talento e una passione che ti hanno segnato la vita di Uomo e di Artista. Quando hai avuto la consapevolezza del tuo talento e della tua passione per l'Arte? Qual è il ruolo che queste due importantissime componenti della tua personalità hanno avuto nella tua vita quotidiana e reale, al di là di quella del palcoscenico?
Già! Palermo e la Sicilia in generale non aiutano affatto gli artisti. Soprattutto 20 anni fa quando cominciai a farne un lavoro e cercai di varcare lo stretto di Messina.
Da un lato le distanze… un produttore, un discografico, un manager, un regista, infatti, sapendo che vivi lontano, che devi affrontare dei costi per spostarti, non ti tiene neanche in considerazione, anche per non sentirsi in colpa nel farti fare viaggi a vuoto che poi magari non si concretizzano in niente.
Dall’altro, molti anni fa noi siciliani eravamo quasi ghettizzati. Tranne per pochi grandi che hanno fatto la storia come Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
Appena sentivano l’accento siciliano eri fuori!
Oggi per fortuna non è più così grazie ad un Rosario Fiorello che ha fatto amare e ha portato alta la sicilianità, insieme ai mitici amici Ficarra e Picone, e tanti altri!
A proposito, proprio di Ficarra e Picone devo dire che sono stati coloro che mi hanno fatto fare le prime serate, quando ai tempi formarono il primo gruppo. Si chiamavano i “Chiamata urbana urgente”, e io ancora minorenne, feci le mie prime serate con loro da pianista che curava la parte musicale nei loro spettacoli.
Per quanto riguarda la passione, lo capii da subito. Ricordo che mentre tutti i miei amici avevano tempo per divertirsi, io passavo ore a studiare pianoforte. Il piacere di esibirmi, anche solo davanti a parenti o amici di famiglia, mi emozionava tanto da dimenticare i sacrifici fatti.
Il talento, invece, non so “se” e “quanto” ce ne sia, preferisco che siano gli altri a dirlo. Di sicuro so che sono esageratamente critico con me stesso, che non mi sento mai soddisfatto e continuo a cercare di studiare, di migliorarmi! Ma ciò che mi dà la forza di continuare sono i risultati quando mi trovo davanti al pubblico!
Il ruolo che hanno avuto la passione e l’arte sono innegabili: nel bene e nel male hanno cambiato la mia vita… una vita dedita e venduta all'Arte… fin da piccolo non facevo vacanze estive, perché mentre per tutti i miei coetanei finendo la scuola cominciava il divertimento, per me continuava lo studio, come un’atleta. Chi studia uno strumento musicale non si ferma mai. Se si ferma, certamente perde gran parte dei risultati ottenuti! Fino ad oggi ce l'ho fatta! Ho fatto tanti sacrifici come il non avere ancora una famiglia o dei figli; oppure lavorare quando gli altri si divertono. Pensiamo per esempio al ferragosto, al capodanno, al carnevale, etc…. Ma per fortuna questo per me non è un lavoro, è la mia più grande passione, un grande amore che ad oggi è sempre venuto prima degli altri grandi amori, addirittura prima di me stesso.
Essere un Vero Artista è proprio questo Vito: Talento, Passione, Studio, Disciplina, Perseveranza, Costanza, Sacrificio. Insomma, se proprio vogliamo richiamare uno slogan fortunatissimo, è come dire “La potenza è nulla senza controllo!”. Un Vero Artista, come lo concepisco io, è tutte queste cose insieme. Altrimenti non è un Vero Artista. È altro. Ma non voglio prolungarmi su questo punto. Mi basta dire che certamente Tu hai tutte le qualità professionali ed umane perché oggi venga considerato un Vero Artista.
Chi sono stati i tuoi “Maestri d'Arte”, Vito, come venivano definiti nel Rinascimento Italiano? Coloro che in sostanza ti hanno trasmesso la loro Arte e la loro Professionalità, i loro Strumenti di lavoro, le loro Tecniche artistiche e di recitazione, oltre all'amore per una professione unica ed empatica come quella di Artista e di Showman in particolare, nelle sue varie declinazioni spettacolari?
Tanti… e a parte che i vari maestri che mi hanno insegnato tanto, in assoluto quelli da cui ho appreso, sono stati gli artisti, colleghi più o meno importanti, dai quali ho sempre cercato di prendere ciò che di loro mi piaceva. Dagli animatori nei villaggi, che 20 anni fa erano veri e propri artisti, che mi hanno fatto crescere tanto affinando l’illusionismo, la capacità di intrattenere, che mi hanno fatto cominciare a ballare, recitare, ecc.
Ma colui che mi diede il consiglio più importante fu un grande artista siciliano, molto noto e apprezzato ancora oggi in Sicilia, persona che nomino sempre (mai dimenticarsi di chi ti è stato d’aiuto anche inconsapevolmente): Marcello Mandreucci. Io avevo appena 16 anni. In quel periodo seguivo sempre lui, perché adoravo il suo modo di intrattenere il pubblico; Franco Panasci che faceva strepitose serate di piano-bar con un modo unico di arrangiare e interpretare.
Ma Marcello, alla mia domanda: «Come fai? Io fin quando suono e canto, non ho problemi. Ma non riesco assolutamente a parlare al microfono. Mi si blocca la voce e non mi esce più!»
Marcello mi rispose: «È semplice timidezza che tu hai superato con la sicurezza che hai dello strumento musicale che suoni. Diverso è quando devi parlare! Fai animazione nei villaggi e vedrai che ti sbloccherai!»
Così feci, e da quel momento non mi fermò più nessuno. I villaggi sono una gavetta che ti dà una marcia in più e un’esperienza che ti troverai per il resto dei tuoi giorni.
Oggi, in realtà, ho il problema contrario: visto che la timidezza c’è sempre, non si può cancellare, solo gestire, quando mi trovo con 1000 persone davanti mi carico di adrenalina e spacco tutto, ma se mi trovo con 10 persone, o solo, davanti ad una telecamera vado in palla! (sorride!)… strano Vero?
Ed eccoti svelato il mio più grande segreto. Il segreto del mio successo è solo il pubblico, mi dà energia che restituisco sotto altre forme!
Bellissima la storia che hai raccontato, Vito. Hai incontrato persone corrette e anche belle persone! Non è facile questo. Sei stato fortunato. Nella vita è sempre così. Spesso basta che qualcuno ti dia una lieve spinta o che ti apra gli occhi su qualcosa che hai davanti ma non vedi. E quando la vedi ti stranisci del fatto che era tutto così semplice, tutto così scontato! Ma nella realtà, poi ti rendi conto che coltivare una passione, un talento, e qualcosa che dipende solo da te. Sei solo! E sei Tu che decidi del tuo destino di Artista!
Quali percorsi formativi hai frequentato, Vito, per diventare una professionista di altissimo livello quale sei oggi, riconosciuto ed apprezzato da moltissimi produttori, da moltissimi registi, e dai tuoi tantissimi fan e follower? Quali sono state, insomma, le Scuole d'Arte che hai frequentato e che ti hanno lasciato gli strumenti e l'esperienza per diventare quell'Artista poliedrico e sicuro di sé quale sei oggi?
La base formativa più forte è stata quella musicale al Conservatorio Statale di Musica Vincenzo Bellini di Palermo. Pur avendo cambiato stile e non suonando mai nei miei spettacoli, mi è tuttora utilissima nel rapporto con i musicisti, ai quali so dare le giuste indicazioni. So far capire cosa voglio, so scrivere musica, soprattutto nella fase degli arrangiamenti musicali è fondamentale.
Poi tanti stage, dai corsi che mi hanno portato a diventare insegnante di caraibico, corsi di marketing, psicologia (come capire il pubblico, gestire le emozioni, etc,) corsi motivazionali (con rilascio attestato per formatore), workshop di scrittura comica, regia, canto e tanto altro.
Un work in progress iniziato nell’ ‘85 che mai terminerà. Mi sento vivo solo se ogni anno salgo un nuovo gradino e riprogrammo nuovi obiettivi. Credo che questo sia il segreto per non invecchiare: guardare al futuro piuttosto che ricordare il passato!
Su questo chi può darti torto: Guardare sempre avanti! Mai indietro!
Sai, Vito, io sono un appassionato di Fëdor Michajlovič Dostoevskij. Praticamente ho letto tutte le sue opere più di una volta. In uno dei suoi romanzi più conosciuti e più belli, Memorie dal sottosuolo”, pubblicato nel 1864, Dostoevskij parla tra le righe della Teoria dell'Umiliazione. Negli anni '90, alcuni scienziati e psicologi americani, ne hanno fatto una vera e propria teoria psicodinamica, un modello psicologico che sostanzialmente si può sintetizzare in queste parole: «sono più le umiliazioni che subiamo nella nostra vita ad insegnarci a vivere meglio e a sbagliare sempre meno: si impara dalla propria esperienza e dai propri errori, soprattutto quando sono gli altri a farceli notare e magari ridono di noi!».
Tu, Vito, nella tua carriera artistica o nella tua vita privata, quali umiliazioni hai subìto che ti hanno lasciato il segno ma che al contempo ti hanno dato la forza di andare avanti per la tua strada e di diventare quello che sei oggi, una Grande Artista, molto amato e molto apprezzato?
Non ho letto questo libro ma lo farò quanto prima.
Sicuramente più che umiliazioni direi tante delusioni, da parte di singoli individui - se avessi subìto umiliazioni del tipo essere fischiato da un’intera platea sarebbe stata l’ultima volta che sarei salito su un palco - i singoli individui invece a volte lo fanno per invidia, a volte semplicemente per distruggerti la tua voglia di sognare. Per esempio, qualcuno una volta mi disse: «Tu non farai mai ridere!» Oggi, a distanza di 4 anni ho raggiunto un bell’obiettivo.
Altri che mi dicevano: «Non puoi vivere di questo. Trovati un lavoro vero, sei grande, non puoi credere ancora a babbo natale
Altri ancora: «Sei un pezzo di legno, non potrai mai ballare… ecc. ecc.»
In sostanza, oggi ho capito come stanno le cose: I limiti sono soltanto nella tua mente. Ogni essere umano può fare ciò che vuole. Basta guardare atleti disabili ottenere risultati paurosi e tante altre situazioni estreme per capirlo.
Le critiche, se fatte da professionisti e sono costruttive, non distruttive, sono fondamentali, sono quelle che ti faranno crescere e ti porteranno ad un miglioramento: Meglio una persona vera che migliaia di falsi adulatori!
Tutte quelle critiche, invece, fatte giusto per colpire, devi fare in modo che non ti scalfiscano mai.
Ma soprattutto, siamo noi italiani ad avere abbinato questo termine “fallimento” ad un pensiero così terribile. In Italia un imprenditore che ha subìto un fallimento, è un uomo finito, emarginato dalle banche, dalla vita! Negli Stati Uniti d'America, fallimento vuol dire che quell’esperienza è andata male, solo questo! Di conseguenza, uno che ha molti fallimenti alle spalle è uno che ha più esperienza, e grazie ad una serie di fallimenti è diventato un uomo migliore.
Un calciatore in fase di studio quante volte dovrà sbagliare prima di diventare un fuoriclasse e segnare tanti gol?
Il grande trombettista Fabrizio Bosso, quante note stonate avrà emesso dalla sua tromba prima di diventare il grande jazzista che è oggi?
Steven Spielberg, uno dei registi più prolifici e famosi della storia del cinema, quando era giovane fu rifiutato per ben 3 volte dal college dove voleva entrare.
Albert Einstein premio Nobel per la fisica nel 1921, e grandissimo scienziato, quando era piccolo, non iniziò a parlare prima dei 4 anni. Non fu in grado di imparare a leggere prima dei 7 anni. La sua maestra lo etichettò come “lento” e “mentalmente handicappato”.
Isaac Newton, quando gli furono date le redini dell’azienda agricola di famiglia, mandò tutto in fallimento.
Fred Astaire, icona del ballo, al suo primo provino venne scartato con la seguente motivazione: “Non sa recitare. Non sa cantare. Leggermente calvo. Sa un po’ ballare”.
Thomas Edison, è considerato il padre dello sviluppo dell’elettricità (in realtà fu colui che la rese disponibile per le masse). Una sua insegnante disse di lui che “è troppo stupido per imparare qualcosa”. In realtà dopo gli studi fece miliardi di tentativi privi di arrivare al successo, prima di inventare la lampadina.
E che dire di Rosario Fiorello? Pippo Baudo più volte lo scartò… Per il Pippo nazionale «era solo un comune animatore!» non sapeva fare niente bene.
Te ne potrei elencare un’infinità!
Il segreto è non arrendersi mai, e attendere con pazienza che arrivi il momento giusto. Qualcuno può pensare: «E se non dovesse arrivare mai?» Potrai essere ugualmente felice per averci provato e aver fatto ciò che ami!
Vito, mi piacerebbe conoscere il tuo pensiero rispetto ad una bellissima frase incisa nel grande Frontale del nostro bellissimo e straordinario Teatro Massimo di Palermo, famoso perché – come certamente saprai - costruito da due dei più grandi architetti del XIX secolo, Giovan Battista Filippo Basile e il figlio Ernesto Basile. Il Teatro Massimo di Palermo è il secondo più grande d'Europa per grandezza e capienza di spettatori e possiede una qualità acustica terza in Europa solo dopo l'Opéra National di Parigi e la Staatsoper di Vienna. La frase incisa sul Frontale è questa: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire».
Tu, Vito, leggendo questa frase cosa ti viene in mente riflettendoci un momento?
Da un lato è vero. Dall’altro mi viene da pensare che in un mondo fatto di mode, di consumismo, oggi tutto vada in una direzione diversa “l’apparire piuttosto che l’essere”, e magari un personaggio “nazionale” non bravo, riempie un teatro e un bravo attore sconosciuto no.
Esattamente come guardando cosa sono diventati oggi il teatro o la TV, capisci com’è messo male il paese! La TV è lo specchio di un paese, di un popolo. Se tutto va fatto per audience e le cose che fanno numeri sono programmi demenziali, programmi di politica (finti), programmi di omicidi, e programmi definiti Talk Show che di Talk Show non hanno nulla, in stile “uomini e donne”, allora abbiamo detto tutto: vuol dire che l’ignoranza regna sovrana, che amiamo farci prendere in giro da politici che recitano in TV il proprio ruolo, che siamo dei “potenziali” serial killer o sadici, che amiamo il cortile di gente che litiga, urla, ecc..
Come il famoso detto: «Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei!» Parafrasando, potremmo dire: «Dimmi cosa guardi/leggi e ti dirò chi sei.»
Hai perfettamente ragione! E condivido quello che hai detto. Ma non aggiungo altro perché hai detto tutto quello che c’era da dire!
Vito, ha mai avuto la tentazione durante la tua carriera di mollare tutto e dedicarti ad un'altra attività, ad un altro tuo talento? Se sì, perché?
Sì l’ho fatto. Dopo aver perso mio padre, mi sono fatto prendere dai sensi di colpa perché troppo preso dal mio mondo, rivelatosi infine una delusione, fatto di raccomandazioni, gente falsa, opportunisti, etc…
Decisi di mollare e fare l’imprenditore. Ma dopo poco tempo capii che non potevo più uscirne da quel mondo, che non potevo rinunciare alle emozioni che il pubblico mi dava, che mi stavo imbrutendo, che ero infelice, e dopo 5 anni mi liberai di tutto perdendoci un sacco di soldi ma riconquistando il mio sorriso, la mia pace interiore e la mia “finta” libertà. Perché in realtà non sono libero, ma schiavo della mia stessa passione.
Quali sono i Registi più importanti che hai incontrato nella tua carriera e che ti hanno insegnato qualcosa di importante che ancora oggi di porti dentro e non puoi farne a meno?
Ognuno a modo suo mi ha dato qualcosa… Registi, attori, colleghi più o meno importanti da Mario Scaletta, autore di Enrico Brignano e regista bravissimo, Aldo Morgante, regista e direttore del Teatro al Massimo di Palermo, Casimiro Alaimo, Katiuscia Falbo e ad oggi Giovanni Nanfa, collaborazione grazie alla quale imparerò tantissimo.
In realtà penso che ogni persona che incontri nella vita possa insegnarti qualcosa, anche quando non vuole insegnartela, o non vuole aiutarti, magari perché ti teme. Sta a te capire cosa puoi prendere e farne tesoro.
La cosa che in assoluto i Grandi che ho incontrato mi hanno insegnato è l’importanza dell’umiltà, da non confondere con la sicurezza di sé stessi. Questa è una qualità che accomuna veramente tutti i grandi artisti che ho incontrato: da Franco Nero a Biagio Izzo, Christian De Sica, e tanti altri, qualità che sono sicuro, non perderò mai, qualunque cosa farò nella vita, più o meno importante.
Mio nonno mi diceva sempre: «Il mestiere si ruba! Guarda come fanno quelli più bravi di te e impara! Il mestiere lo devi rubare!». È quello che fa ogni professionista, ogni artista se vogliamo rimanere nel mondo dell’Arte! Ed è quello che fai tu, come ci hai descritto! Ed è una grande verità!
Vito, avrai certamente dei modelli di Artisti e di Attori, o anche di Attrici, che ami e che ammiri. Vuoi dirci chi sono e perché proprio loro?
Frank Sinatra per l’eleganza e la timbrica, Mina e Renato Zero per le emozioni che regalano, Gigi Proietti per lo stile e la recitazione, Rosario Fiorello per la capacità d’improvvisazione, Panariello, Cassini e Brignano per lo stile comico, Massimo Ranieri per la poliedricità, Paolo Bonolis per la padronanza di linguaggio abbinato all’ironia, Carlo Conti per l’assoluta perfezione tecnica nella conduzione.
Se non dovessi fare più questo lavoro, cosa faresti nella tua vita professionale? Cosa ti piacerebbe fare? E perché proprio quello?
Non potrei mai fare lavori da dipendente, lavori monotoni, per intenderci lavorare come impiegato comunale. Quando avevo 19 anni, ho rinunciato ad un posto in banca. I miei erano convinti che io andassi a fare i concorsi per impieghi statali, in realtà andavo a fare altro, ma non me ne pento affatto.
Per il resto amo il business a 360°, ma soprattutto le attività meritocratiche, per esempio il network marketing e tutto ciò che mi porta a contatto con la gente. Prima di chiudermi nella mia casa/guscio dove torno introverso, solitario e silenzioso.

Vito, quando hai deciso di dedicarti a questa professione come scelta di vita, e ne hai parlato ai tuoi genitori, cosa ti hanno detto? Che età avevi? Sono stati tuoi alleati oppure hanno cercato di scoraggiarti per orientarti verso un'altra professione?
Oh mamma, Che domanda! Ma per caso qualcuno ti ha spifferato qualcosa?
colpito e affondato!” (sorride!). Non è stato affatto facile. A 18 anni andai via da casa per fare ciò che amo. E per anni sono stato la pecora nera della famiglia, una famiglia fatta di “certezze, sicurezze”, stipendi sicuri ogni 27 del mese, mai un prestito, un assegno post datato etc.. Mio padre funzionario dell’INPS, mia madre delle Imposte Dirette, due fratelli più piccoli, entrati a 18 anni in polizia, e solo io “fuori razza”.
Oggi per fortuna tutto è cambiato. Non so se hanno capito o se si sono rassegnati (sorride!), ma ho tutto l’appoggio della mia famiglia in ogni mia scelta.
Avere il sostegno e il tifo della propria famiglia in un mestiere come il tuo, come quello dell’Artista, è la cosa più importante che deve avere un Artista! Senza una famiglia che lo sostiene, non è così facile rialzarsi ad ogni caduta! E nel tuo mondo, le cadute sono all’ordine del giorno! Quindi posso dirti che sei molto fortunato ad avere il pieno sostegno di tutta la tua famiglia!
Il tuo mondo, Vito, il mondo dell'arte in generale, è un mondo pieno di compromessi e di serpenti travestiti da agnellini. Spesso per fare carriera più velocemente molti artisti, molti attori, molte attrici, accettano compromessi che li portano al successo in tempi più rapidi, ma poi rischiano di prendere strade senza un ritorno felice e sperato qual era quello sognato. Tu, Vito, che indubbiamente sei un Uomo che a pieno titolo fa parte di questo mondo, il Mondo dell'Arte, come hai gestito i compromessi che ti sono stati sottoposti, dando per scontato che tutto questo è una sorta di “must” che diversi servizi di giornalismo d'inchiesta italiani, e non solo, hanno spesso svelato ai non addetti ai lavori e alla gente comune?
Cavolo! Ma perché non me ne hanno mai fatti?
Anni fa frequentavo un centro estetico dove andavo due volte a settimana per fare le lampade abbronzanti. Un giorno lo trovai chiuso, sul giornale lessi: «arrestato titolare e lo staff perché le impiegate offrivano “servizi sessuali” ai clienti!» La prima cosa che mi chiesi: ma io come mai non vidi mai niente di strano… ma soprattutto come mai a me non li hanno mai offerti? (sorride!).
Naturalmente ci scherzo sopra. È una battuta su una storia vera.
Credo che le proposte di un certo tipo non le facciano a “chiunque”, se non sei sicuro che quel politico, poliziotto, finanziere, impiegato, etc, sia uno da corrompere, certe offerte non le fai. E lo stesso avviene nel nostro settore. Magari ho perso tante occasioni. Ma se non lasci intendere che faresti “di tutto” per arrivare, difficilmente qualcuno si farà avanti per proporti scambi o compromessi di qualunque genere.
Vito, quali sono i lavori che ami ricordare ai nostri lettori, che hai fatto negli ultimi due/tre anni, che hanno riscosso un successo di pubblico e di critica importante? E quali sono i motivi per i quali sei legato professionalmente e affettivamente in modo particolare a questi lavori?
Music & All” al teatro Politeama, di Palermo.
For Once In My Life” presso il Teatro al Massimo di Palermo, perché come dice il titolo che ho dato allo spettacolo, tradotto in italiano “Per una volta nella mia vita” ho avuto uno spettacolo di varietà tutto mio, con 16 ballerini e 12 musicisti, con una coreografa strepitosa, in uno dei teatri di maggiore spicco del panorama italiano, con la regia, la produzione e il supporto morale di Aldo Morgante che mi ha dato fiducia, ha creduto in me facendomi mettere in scena uno spettacolo che grazie a lui è stato un mio grande sogno che si è realizzato.
Poi, a seguire, “Gran Varietà” al Teatro Dante di Palermo, spettacolo del quale ancora oggi parlano in tutta la Sicilia. Un Capodanno - 31 dicembre - realizzato per la prima volta in assoluto in un teatro, svuotandolo dalle poltrone e addobbandolo in stile Moulin Rouge, con tavoli e sedie, e creando uno spettacolo commedia/varietà creato per l’occasione con la regia di Katiuscia Falbo e Casimiro Alaimo, e il catering del famoso Chef fi fama nazionale Natale Giunta. Spettacolo nel quale per la prima volta ho avuto un ruolo da attore protagonista in una sceneggiatura non mia, oltre che cantante e ballerino. Anche questa, una gran bella prova superata alla grande.
Nel 2015 finalmente arriva una splendida tournée nazionale che mi ha regalato tante emozioni e soddisfazioni con chi diceva: «Non ti conosce nessuno! Sei invendibile fuori!» Ho fatto 28 tappe nelle maggiori città italiane. E quest’anno dovevamo replicare dal 12 maggio 2016: Purtroppo per via di un brutto incidente con la moto che mi ha costretto a letto per due mesi, siamo stati costretti ad annullare, o meglio a rinviare.
E adesso invece…
A cosa stai lavorando adesso? Vuoi dirci qualcosa in anteprima? Dove potranno vederti i nostri lettori, i tuoi fan e i tuoi follower nei prossimi mesi e a quali Opere Artistiche stai lavorando e collaborando?
Ancora una volta uno spettacolo teatrale, un varietà comico musicale che parla “dell’involuzione” del rapporto uomo-donna, come si cambia dal fidanzamento a dopo il matrimonio, dal titolo: “MATRIMONI & TRESCHE 2.0, dal pigiamone al burlesque”.
Uno spettacolo che ha già regalato tante soddisfazioni e tante ne regalerà a me e ai liei colleghi, visto che, anche questo inverno, porteremo in tournée a partire da novembre per due settimane al Teatro Jolly di Palermo, inserito nella campagna abbonamenti 2016/2017.
Dal 18 al 27 novembre 2016 l’ho fatto al Teatro Jolly di Palermo ed è stato un grande successo, strepitoso… ma la cosa che mi ha meravigliato e sorpreso di più, è stata il servizio di RAI 3 interamente dedicato al nostro Spettacolo. Un successo anche mediatico che ci ha emozionati e che ci ha dato una carica straordinaria per andare oltre. Dopo la prima serata, tutte le repliche a seguire hanno registrato il sold-out.
Insieme a me la splendida Ester Vinci con il ruolo dell’amante (da squadra antimafia 8) e la verace napoletana Iaia Corcione (ormai di casa al Teatro Jolly ma proveniente dal Bagaglino di Pingitore).
Vito, raccontaci una cosa buffa che ti ha messo in imbarazzo durante uno dei tuoi tanti lavori e che oggi ricordi con il sorriso sulle labbra. Cosa ti è capitato che vuoi raccontare ai nostri lettori tanto da farli sorridere?

Hai mai fatto caso che le cose che fanno sempre ridere di più sono le cose più tragiche? Pensa a Fantozzi, Stanlio e Ollio, Carlie Chalpin, etc…
Ti racconto la mia più tragica: Molti anni fa, facevo serate nei pub, creavo un delirio pauroso, facevo ballare tutti e non ero contento se tutti non si alzavano a ballare. In particolare, in questo locale, Black Moor, con tavoli e panche in legno massiccio dove Ballare sui tavoli divenne moda e fu il successo di quel locale.
Una sera tutti ballavano, ma c’erano 3 ragazzi che non si alzavano! Ed io: «Dai tutti in piedi!». Loro niente:
io: (non ricordo bene le frasi ma con slogan tipo): «chi balla ora diventa ricco tra un’ora…»
loro niente!
io: (rincaravo la dose): «voi perché non ballate… chi non balla ora muore tra un’ora…»
loro niente!
Scesi dal palco, arrivai in fondo al locale per farli alzare: erano seduti sulle sedie a rotelle!
Sarei voluto morire. Ma li subentra la capacità appresa nei villaggi, di saper improvvisare e uscire sempre e comunque da ogni situazione, e da ogni errore commesso. Li presi dicendo: che fate qui? Voi dovete stare con noi. Li portai al centro del locale e li feci ballare insieme a noi.
Ecco che da una gaffe “tragica” ne è nata una cosa che ha fatto ridere molta gente, ma al tempo stesso piacevole: li ho fatti divertire, fatti sentire uguali agli altri e resi protagonisti.
Da quella volta mi guardo bene dal dire cose di questo tipo a distanza!

Comunque hai fatto una cosa bellissima, anche se improvvisata! Far sentire come tutti, due persone che erano andati in quel locale per divertirsi, e certamente li hai fatti divertire! E questo è veramente ammirevole!
Vito, facciamo finta che un pomeriggio, mentre stai passeggiando in viale della Libertà, a Palermo, ad un certo punto due bambine o due bambini di dieci anni ti riconoscono, ti fermano e ti chiedono: «Ciao Vito, ci spieghi cos'è l'Arte?». Cosa diresti loro con parole semplici per far capire il tuo mondo e la magia dell'Arte?
Semplicemente la capacità di esprimere l’originalità che c’è in sé stessi. Ognuno a modo suo e in modo diverso. Diventa Arte ciò che fai di creativo e che viene apprezzato dalla gente, ciò che regala qualcosa che vada a stimolare i sensi: suoni, emozioni, sapori etc...
Ma L’Arte finisce quando un’Artista comincia a pensare più a quello che il pubblico vuole piuttosto che a ciò che l’Artista è. Se dovessi pensare di andare a “uomini e donne” per essere notato, o cantare un genere che a me non piace, recitare cose che non rientrano nelle mie corde o nel mio personaggio o adattarmi alla comicità che fa ridere attraverso la volgarità, come Artista mi sentirei finito.

Adesso, Vito, per finire la nostra bellissima conversazione, voglio farTi una domanda che io amo molto, perché ci riporta d'emblée al passato, a quando eravamo bambini spensierati e felici, pieni di bei sogni da realizzare: «Qual è il Tuo sogno nel cassetto che fin da bambino ti porti dentro e che oggi ti piacerebbe più di ogni altra cosa realizzare?»
Diciamo pure che anche se vi è una continua ricerca di crescita…il mio sogno l’ho già realizzato: faccio quello che amo!
Ma per non essere ipocrita, c’è una grande verità-realtà: Nel mondo dello spettacolo se non fai televisione, non farai mai il salto di qualità che ti può cambiare realmente la vita. Semplicemente perché il pubblico, va a pagare 40,00 Euro di biglietto per vedere il personaggio famoso, anche se poi i contenuti dello spettacolo sono scadenti.
I proprietari dei teatri cercano il personaggio famoso, non perché sia bravo ma perché riempie il Teatro.
I Manager o gli impresari lavorano quasi esclusivamente con il personaggio famoso, perché lo vendono senza nessuno sforzo e ci guadagnano di più.
Ed ecco che per questi motivi anche a me farebbe comodo fare TV. Ma visto che la TV per adesso è fatta solo di Talent Show, e di programmi spazzatura, ne faccio volentieri a meno aspettando la giusta occasione.
Ma al fare ciò che amo aggiungo anche una valida motivazione: Adoro fare del bene, aiutare gli altri, anche in momenti non particolarmente floridi. Ho sempre fatto tanto in beneficenza, a volte anche restando fregato da associazioni che spacciavano l’evento per beneficenza che in realtà era solo per loro se stessi.
Oggi il mio contributo vale 500,00, ma se fossi un grosso nome varrebbe 20.000,00.
Immagina quanti soldi può raccogliere un Biagio Antonacci, un Rosario Fiorello con un suo concerto/spettacolo e quante persone potrebbe aiutare?
Ecco che mi sentirei veramente realizzato, starei veramente bene facendo ciò che amo e aiutando gli altri con tanti soldi da poter mettere a disposizione di chi è meno fortunato di me.
Grazie Vito, per aver dedicato il tuo preziosissimo tempo al nostro Magazine, e grazie per essere stato con me oggi in questa bellissima chiacchierata. Io e tutta la Redazione del nostro Magazine ti diciamo semplicemente “break a leg”, come dicono gli artisti hollywoodiani, con l'augurio che col tuo talento e con la tua grande professionalità, un giorno possa arrivare a lavorare per i più importanti Spettacoli Internazionali.
Da parte mia, Vito, conversare con te è stata un'esperienza molto interessante che mi fa sempre più rendere conto che l'Arte spesso appartiene ad Artisti Veri che il Grande Pubblico non conosce: mi riferisco al pubblico dei grandi spettacoli TV, del Cinema che ha alle spalle i Grandi Produttori e i Grandi Distributori. Insomma, quel genere di “Arte” inquinata dall'interesse economico e di “botteghino”.
Io con le mie interviste cerco l'”Arte Vera”, come l'ha definita un Grande Artista che ho intervistato tempo fa, Vincenzo Bocciarelli, allievo prediletto di Giorgio Strehler.
Grazie ancora e a presto Vito!
Grazie a te Andrea per la splendida intervista. Mi sono sentito certamente a mio agio, come se parlassi ad un amico e per la prima volta in assoluto sono contento che un Magazine abbia puntato più sul Vito “persona” che sullo “showman”. Sei ufficialmente invitato alla prossima di “Matrimoni & Tresche”. Curioso di leggere la tua recensione, pronto ad accettare da te qualunque critica.
Grazie anche a tutti i lettori e a tutti coloro che continuano a dimostrarmi il loro affetto, che molti chiamano fan, ma che io amo definire “amici”, perché noi artisti senza il pubblico non esisteremmo.

Verrò certamente Vito e scriverò una recensione! Grazie ancora a Te e in bocca al lupo per tutto quello che fai e farai in futuro!
Andrea Giostra
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Per i nostri lettori che volessero conoscere più da vicino Vito Brusca, ecco alcuni link che potrete facilmente visitare:
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SHOWREEL:
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DEMO MIX:
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TRAILER MATRIMONI & TRESCHE:
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I lettori che volessero conoscere l'autore dell'Intervista, Andrea Giostra, possono consultare la sua “Official Facebook Page”: