PALERMO. PRIMA/VERA CONTEMPORANEA 2026. Al via la nuova stagione con l’anteprima il 21 e il 22 febbraio

 


Tre mesi di musica e sperimentazione, più di venti appuntamenti tra ricerca sonora, improvvisazione, nuove produzioni e prime esecuzioni assolute: torna Prima/Vera Contemporanea, la stagione inverno/primavera di Curva Minore, spazio vivo di ascolto condiviso, comunità e continua esplorazione dei linguaggi, curata da Valeria Cuffaro con “la conferma di Palermo come crocevia internazionale della musica di ricerca, come spazio in cui composizione e improvvisazione non si oppongono, ma si riconoscono come parti di un unico, necessario movimento”.

 

Prima/Vera Contemporanea 2026, che prenderà il via con un week end di anteprima il 21 e 22 febbraio, per entrare nel vivo dal 7 marzo al 5 giugno in Sala Perriera ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, costruisce così un ecosistema sonoro in continua trasformazione, un laboratorio aperto in cui la scrittura si mette in discussione, l’ascolto diventa pratica condivisa e la libertà creativa non è un’eccezione ma un metodo. Un festival, che punta molto anche sui giovanissimi artisti, che non si limita a programmare concerti, ma disegna traiettorie, intreccia linguaggi, mette in relazione generazioni e geografie diverse, facendo di Palermo non soltanto una cornice, ma un organismo vivo che risuona, accoglie e rilancia.

 

Al centro il suono come materia viva, che si espande, si contrae, si fa gesto. La scrittura rigorosa che incontra l’improvvisazione radicale. Musicisti che arrivano da lontano e nuove generazioni che affrontano il repertorio contemporaneo con lucidità e coraggio. Dalla chitarra flamenca “hackerata” di Raúl Cantizano, uno degli eventi di punta della rassegna, alla radicalità delle onde sinusoidali di Sachiko M; dalla Mikrophonie I di Karlheinz Stockhausen alla scrittura pianistica di Luciano Berio, Salvatore Sciarrino e Aldo Clementi; dalla partitura grafico-verbale di Philip Corner alle architetture istantanee del trio JEM3, fino al dialogo tra tromba ed elettronica di Rob Mazurek e il pianoforte di Fabrizio Puglisi. E ancora percussioni estreme tra Xenakis e Globokar, improvvisazione radicale europea con Filip/Kobi/Malfatti, paesaggi mitologici e sculture sonore con Radina Kordova, nuove produzioni multidisciplinari del Transduction Project Ensemble e l’intreccio tra flauti, immagini e parola di Ricordo del Giardino Grande.

 

Si parte il 21 febbraio (ore 18.30) con la proiezione di Artists Engaged – Episode 4: Tutti per Lelio, il documentario di Angela C. Villa che, attraverso materiali d’archivio e testimonianze internazionali, racconta la visione e l’eredità di Lelio Giannetto come musicista e organizzatore capace di ridefinire il senso di comunità artistica. (l’incasso sarà devoluto interamente all’autrice del video, Angela C. Villa). “Tutti per Lelio” è una storia su come una persona con una visione unica abbia ampliato e approfondito il significato di collaborazione, azione e comunità nella sua città di Palermo e in tutta la Sicilia. In questo documentario fluido della durata di 45 minuti, in cui la regista ha raccolto una serie di riprese di concerti, foto, musica e 55 interviste, attraverso la voce di artisti e organizzatori siciliani e italiani, della Germania, della Francia, dei Paesi Bassi e degli Stati Uniti che parlano di Lelio con una profonda ammirazione come artista, come organizzatore di fama internazionale di Curva Minore e per la sua influenza sulle persone attraverso lingue, continenti, pratiche, età e metodi di insegnamento. A seguire la proiezione del documentario, ci sarà una jam session di libera improvvisazione che vedrà coinvolti i musicisti presenti in sala.

Il 22 febbraio (ore 18.30) spazio all’utopia dell’Improvvisazione DefinitivaClaudio Covato e Dario Lo Cicero, tra chitarra, voce, flauti e sintetizzatori, inseguono quella “libertà suprema” evocata da Philip Corner, pioniere fin dagli anni ’60 di forme e schemi di improvvisazione trasversali, oscillando tra formazione accademica e massima apertura stilistica.

I due musicisti oscillano fra una tensione verso questa utopia, liberatoria e iper-creativa, e la consapevolezza degli inevitabili retaggi delle loro esperienze pregresse: entrambi hanno avuto una formazione musicale accademica, ma hanno praticato svariati generi musicali distanti fra loro. Da improvvisatori si sono incontrati al Rara Festival, appuntamento annuale improntato alla massima libertà stilistica, dove dalle percepibili influenze di diversi generi musicali si tende a confluire verso una sintesi forse più unica che rara.

 

Il 7 marzo la stagione apre ufficialmente con il recital del giovanissimo pianista catanese Emanuele Pino, interprete già premiato in ambito nazionale e profondamente impegnato nel repertorio del Novecento e contemporaneo. Un programma che attraversa Mark Andre, Berio, Clementi, Casale e Sciarrino, con particolare attenzione alla densità timbrica e alla precisione del gesto.

 

Il 20 marzo Mikrophonie I di Karlheinz Stockhausen, progetto curato da Gabriele Garilli Leonhard Garms con la partecipazione degli allievi del Conservatorio “Alessandro Scarlatti”, trasforma il tam-tam in campo di esplorazione acustica e dinamica. Il 21 marzo Giulia Lo Giudice affronta un programma che attraversa Xenakis, Globokar e Jacob TV, tra gesto corporeo, teatralità e scrittura estrema per multipercussione.

 

Il 25 marzo arriva JEM3 in Apices: il trio formato da J.T. LewisElliott Sharp e Marco Cappelli costruisce una composizione istantanea dove struttura e invenzione convivono, intrecciando energia jazz, sperimentazione elettrica e narrazione sonora. Il 27 marzo, in collaborazione con l’Instituto Cervantes, l’atteso concerto di Raúl Cantizano, che presenta Zona Acordonada: una chitarra flamenca preparata, trasformata attraverso motori, potenziometri ed elementi elettronici, per ripensare il flamenco come pratica eterodossa e terreno di contaminazione tra free jazz, ambient ed elettronica. Il 28 marzo debutta Nembrot, EP di Luca La Russa: un immaginario dialogo con il gigante dantesco condannato all’incomunicabilità, tra melodie ariose dei fiati e riff chitarristici taglienti. Jazz, math rock e tensione narrativa si intrecciano in un progetto che riflette sulla Babele contemporanea.

 

Il 10 aprile si terrà “Incontro”, concerto in cui la sensibilità e la versatilità artistica della virtuosa violinista tedesca Gunda Gottschalk incontra le evoluzioni sonore dell’esploratrice vocale siciliana Miriam Palma, per dare vita ad un inedito duo di improvvisazione altamente performativo ed imprevedibile. L’11 aprile l’ACRE Trio presenta Praxis, un lavoro che lascia interferire free jazz, sintesi elettronica e ricerca timbrica accademica, costruendo forme aperte in cui ascolto e materia sonora si ridefiniscono continuamente. Il 16 aprile il duo Mazurek/Puglisi mette in dialogo tromba ed elettronica con pianoforte in un repertorio di improvvisazioni da cui emergono composizioni originali e frammenti della storia del jazz rielaborati con libertà visionaria.

 

Il 23 aprile, unico appuntamento fuori dalla Sala Perriera, doppio concerto: Empty Smile di Luca Tilli, sedici “capricci” per violoncello che attraversano tecniche classiche, improvvisazione europea e ironia performativa; a seguire la prima nazionale del Ludico Trio, incontro imprevedibile tra violoncello, batteria e sax. Il 24 aprile Flying Slippers riunisce Steve Beresford con Luca Tilli e Sebi Tramontana: un trio che gioca sull’attrito tra aplomb britannico e verve mediterranea, tra serietà musicale e leggerezza dadaista.

 

Il 2 maggio la performance POTOP di Radina Kordova, frutto di una residenza, intreccia mito e scultura sonora: la figura di Orfeo diventa ponte tra Tracia e Mediterraneo, attraverso uno strumento-installazione ispirato alla lira e all’acqua come metafora di appartenenza fluida.

Il 3 maggio Another Gap riunisce Augusto PiroddaGiotis Damianidis e Peter Jacquemyn: piano, chitarra e contrabbasso per un trio raro che esplora improvvisazione radicale, elettronica e dimensione teatrale del suono.

 

Il 9 maggio Wolf Silent porta in scena un dialogo inedito tra voce lirica, clarinetto e pedal steel guitar, costruendo un paesaggio timbrico sospeso tra canto, improvvisazione e ricerca sonora. Il 10 maggio il trio Filip/Kobi/Malfatti lavora sulla sottrazione: onde sinusoidali, sassofono e harmonica per una musica calma e silenziosa che trasforma l’ascolto in un’esperienza percettiva estrema.

 

Il 16 maggio il Gnomik Trio intreccia chitarra elettrica, pianoforte e batteria in una scrittura che attraversa groove, improvvisazione e tensione contemporanea. Il 22 maggio prima esecuzione assoluta di IN_CON_SUPER DADA!!, nuova produzione del Transduction Project Ensemble diretto da Benedetto Basile: organismo multidisciplinare che unisce musica, danza, parola ed elettronica in una pratica di “trasduzione” capace di trasformare gesto, suono e relazione in tempo reale.

 

Il 29 maggio un’altra nuova produzione, Ricordo del Giardino Grande, intreccia flauti, immagini e parola: Eva GeraciSebastiano Triscari e Tommasina Bianca Squadrito costruiscono un paesaggio sensoriale che nasce dal disagio urbano e si trasforma in memoria, cura e riecheggiamento poetico. Chiude la stagione, il 5 giugno, l’incontro tra il DDK Trio (Jacques Demierre, Axel Dörner, Jonas Kocher) e Sachiko M.: un’esplorazione radicale del suono tra silenzio, articolazione estrema e onde sinusoidali, dove l’“instant composition” diventa pratica di ascolto profondo e trasformazione collettiva.

 

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