“Cose silenziose” è finalmente uscito, e l’attesa
costruita attorno al nuovo lavoro di Andrea Campi trova oggi la sua piena
compiutezza.
Un percorso avviato nei mesi scorsi attraverso singoli che hanno lasciato il
segno, preparando il terreno a un disco capace di muoversi tra intimità e
osservazione del presente con sorprendente lucidità.
Se il successo di un disco
si misura dalla capacità dei suoi brani guida di creare un immaginario, allora
Andrea Campi ha già vinto la sua scommessa. "Tutto a posto", lanciato
come primo assaggio, è diventato rapidamente un piccolo manifesto generazionale.
È un brano che parla di disorientamento, ma con una dolcezza che lo rende
immediatamente condivisibile.
Poi è arrivata
"Riparare", una canzone che tocca corde ancora più profonde. Qui
Campi affronta il tema della cura e dei legami, ricordandoci che nulla è
perduto finché abbiamo la voglia di prenderci cura di qualcuno o di qualcosa.
Entrambi i singoli mostrano la cifra stilistica dell'artista: una capacità rara
di unire melodie che restano in testa a testi di spessore quasi letterario.
All'interno dell'album,
questi brani trovano la loro collocazione ideale, fungendo da pilastri di un
racconto più ampio. Ma non sono le uniche gemme. "Ritmo artificiale",
ad esempio, promette di essere un altro momento forte del disco, con le sue
riflessioni sulla modernità che sfidano la nostra percezione della realtà. Ogni
singolo estratto è un tassello di un mosaico che esplora la "piccola forma
di resistenza quotidiana".
La forza di Campi sta nel
non aver ceduto alla tentazione di produrre tracce fotocopia per scalare le
classifiche, ma di aver puntato su canzoni che hanno un'anima. La
programmazione radiofonica di questi mesi ha confermato che c'è ancora spazio
per la qualità. In attesa di poter ascoltare l'intera tracklist il 30 gennaio,
"Riparare" e "Tutto a posto" continuano a girare,
ricordandoci che il silenzio di Campi è, in realtà, un grido di umanità
estremamente lucido.


