Intervista di Marialuisa Roscino
Lucattini: “Parlare di pensieri e paure con compagni, genitori o insegnanti permette di alleggerire il peso delle preoccupazioni. Il dialogo trasforma l’ansia in pensiero e previene la chiusura in se stessi. Non affrontare mai l’ansia da soli, mai affidarsi alle Chatbot e a ChatGPT per una richiesta di aiuto”.
Dott.ssa Lucattini, le vacanze volgono ormai al termine e molti adolescenti si preparano per il rientro a scuola. Può spiegare, perché a Suo avviso, di solito, il pensiero per l'inizio scolastico può generare ansia e stress nei ragazzi?
Ogni cambiamento, anche se atteso, può suscitare tensione e ansia, poiché la mente ha bisogno di tempo per adattarsi da una fase all’altra o da un ambiente all’altro. É del tutto fisiologico provare una certa resistenza ai cambiamenti, anche se siamo abituati a superarli grazie alle molte transizioni cicliche che viviamo quotidianamente. Tuttavia, quest’anno, questa transizione è particolarmente complessa: gli adolescenti portano ancora con sé i segni emotivi dei tre anni di pandemia, caratterizzati da isolamento, didattica a distanza e incertezze. Questo, ha reso il ritorno alla normalità qualcosa di meno scontato, meno naturale, meno semplice.
Uno studio del 2024 su Child and Adolescent Psychiatric Nursing (2024) mette in luce che i livelli di ansia e depressione negli adolescenti sono aumentati in tutto il mondo rispetto al periodo pre-pandemia, con fattori di rischio come l’isolamento sociale e l’eccessiva esposizione ai media, mentre il supporto familiare e sociale si è dimostrato un fattore protettivo.
Inoltre, una ricerca pubblicata su Child and Adolescent Psychiatry and Mental Health (2025) conferma che la chiusura delle scuole in Europa durante la pandemia ha lasciato degli strascichi che ancora sostengono l’aumento aumento dell’ansia da rientro a scuola negli adolescenti.
Perché, secondo Lei, gli effetti sono sentiti ancora oggi dai ragazzi, a distanza di cinque anni?
Gli effetti della pandemia si percepiscono ancora, perché i cambiamenti profondi che hanno vissuto (isolamento, didattica a distanza, paura per la malattia, perdita di persone care) hanno inciso su processi di sviluppo in momenti vulnerabili della crescita. Un tempo di durata così breve rispetto a un trauma collettivo può lasciare tracce profonde, inconsce, credute ormai superate.
Uno studio recente pubblicato Child and Adolescent Mental Health (2025) rileva che lo stress accumulato durante restrizioni e isolamento ha intersecato con fasi critiche dello sviluppo adolescenziale, determinando conseguenze persistenti sul benessere mentale. Inoltre, una ricerca su Cureus (2025) conferma che l'interruzione di routine e socialità ha innalzato in modo significativo i livelli di ansia, depressione, disturbi del sonno e sintomi post-traumatici tra bambini e adolescenti.
A questo, si aggiunge un impatto psico-biologico non trascurabile, secondo uno studio uscito su Translational Psychiatry (2025), l’esperienza pandemica ha alterato sistemi biologici sensibili allo stress in modo duraturo, con possibili ripercussioni nello sviluppo della regolazione emotiva e sociale.
Inoltre, il 45% dei genitori di bambini in età scolare afferma che la pandemia ha avuto un impatto negativo sulle abilità sociali dei propri figli, e per quasi la metà di questi ragazzi, quelle difficoltà persistono ancora oggi.
In che modo, ritiene sia possibile per i ragazzi superare l’ansia da rientro a scuola?
L’ansia del rientro a scuola è un’esperienza comune, presente anche nei genitori e nei docenti: ogni cambiamento genera naturalmente tensione. La prima settimana è spesso la più impegnativa, ma ben presto il ritmo si stabilizza, le amicizie si rinsaldano e la scuola diventa di nuovo punto di riferimento quotidiano.
Negli ultimi anni, però, molti ragazzi percepiscono la scuola più come una serie di verifiche e scadenze burocratiche che un terreno di scoperta e crescita personale. Ricordare che l’ambiente scolastico offre relazioni, esperienze e opportunità di apprendimento per il futuro è cruciale. Non affrontare mai l’ansia da soli, mai affidarsi alle Chatbot e a ChatGPT per una richiesta di aiuto. Bisogna parlarne sempre con persone reali, amici, genitori, parenti, insegnati perché aiuta a ridimensionare le preoccupazioni. Mantenere le attività extrascolastiche, sportive, artistiche o di svago, permette di bilanciare impegni e relax, dando energia e autostima. Infine, ritagliarsi momenti di pausa e di cura personale è fondamentale per affrontare il ritorno con più serenità.
Una ricerca pubblicata su Journal of School Psychology (2025) ha evidenziato che il benessere emotivo al rientro a scuola è significativamente maggiore nei ragazzi che avevano mantenuto routine estive attente al sonno, al tempo libero e all’aspetto relazionale, dimostrando come piccoli accorgimenti vitali possano ridurre l’ansia iniziale e facilitare la ripresa del ritmo scolastico.
Sappiamo che l’incertezza per il futuro spesso scoraggia i ragazzi ad impegnarsi nello studio, crede sia importante invece, continuare ad incoraggiarli ad affrontare le difficoltà, guardando con fiducia il loro percorso di studi e gli obiettivi che si sono prefissati?
L'incertezza per il futuro scoraggia molti adolescenti nello studio. Lo svantaggio non è nella mancanza di impegno, ma nelle condizioni esterne che rendono difficile intravedere la propria strada chiaramente. Bisogna offrire ai ragazzi motivi concreti e una visione ideale, per guardare in avanti con fiducia.
Lo studio è un investimento a lungo termine, acquisire conoscenze e competenze, anche specializzarsi garantisce il successo professionale, dà grandi soddisfazioni personali e aiuta a crearsi una rete di opportunità personali e lavorative più solide. Inoltre, la scuola è un luogo per scoprire se stessi, le proprie passioni e i talenti, aiuta a orientarsi nella vita. Gli insegnanti non trasmettono solo conoscenze, ma anche esperienza, entusiasmo e apertura alla conoscenza e al sapere, trasmettendo loro il coraggio di sapere cogliere anche le opportunità.
A confermarlo, sono anche molteplici studi. Un’interessante ricerca pubblicata su Behavioral Sciences (2025) ha dimostrato che la resilienza psicologica e il benessere soggettivo aiutano a ridurre l’ansia verso il futuro, permettendo agli studenti di concentrarsi meglio sugli obiettivi personali. Inoltre, un articolo su Frontiers in Psychology (2025) ha evidenziato che gli ambienti scolastici più stimolanti e motivanti accrescono l’impegno, l’affetto positivo e il rendimento, grazie alla soddisfazione dei bisogni psicologici fondamentali.
Vivere in ambienti naturali e praticare sport possono essere, a Suo avviso, leve importanti e di aiuto ai ragazzi per superare questa fase di ansia per il rientro?
Sì, assolutamente. Vivere in ambienti naturali e praticare sport è un aiuto prezioso per i ragazzi che affrontano l’ansia del rientro a scuola. Il contatto con la natura (mare, montagna, campagna, parchi o giardini) stimola tutti i sensi: i colori, i suoni, gli odori e le sensazioni tattili, trasmettono calma e favoriscono un riequilibrio interiore. Questa stimolazione sensoriale richiama le prime esperienze corporee di contatto con il mondo: il suono del vento o dell’acqua, il profumo della terra, il tatto delle foglie o dell’erba diventano simboli rassicuranti, che evocano il senso di continuità e contenimento vissuto nelle prime fasi dello sviluppo. La natura funziona così come uno “spazio transizionale” che permette ai ragazzi di integrare emozioni, pensieri e vissuti.
Le ricerche più recenti lo confermano. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025) ha dimostrato che il contatto regolare con spazi verdi riduce i livelli di stress e favorisce lo sviluppo positivo negli adolescenti, aumentando il senso di connessione con l’ambiente. Inoltre, un lavoro apparso su Biological Psychiatry (2025) ha evidenziato che l’esposizione quotidiana a contesti naturali è associata a cambiamenti strutturali nel cervello, con effetti positivi sulla regolazione emotiva e sulle capacità di apprendimento.
Cosa possono fare famiglia e scuola per i ragazzi che affrontano difficoltà relazionali o che possono essere vittime di bullismo al rientro in classe?
I genitori sono i primi promotori del benessere dei propri figli. Non è necessario essere “perfetti” o “super-genitori”, è sufficiente essere “genitori sufficientemente buoni”, capaci di offrire una presenza stabile, ascolto e attenzione. Le frustrazioni quotidiane, se vissute con il sostegno dei genitori, diventano esperienze formative che aiutano i ragazzi a costruire forza interiore e fiducia in se stessi. Questo non elimina le difficoltà della crescita, ma fornisce ai figli le basi per affrontarle, comprese le difficoltà relazionali con i coetanei e il bullismo a scuola. Naturalmente in presenza di bullismo e cyberbullismo è fondamentale una stretta collaborazione tra genitori e insegnanti, e interventi efficaci all’interno della scuola come previsti dalla legge.
Il primo intervento è comprendere la situazione, proteggere le vittime di bullismo e sanzionare i bulli. Inoltre, è necessario indicare percorsi educativi specifici per i bulli, finalizzati alla comprensione della gravità delle proprie azioni e a correggere comportamenti aggressivi e potenzialmente pericolosi per l’incolumità psicofisica dei compagni presi di mira.
E i genitori che cosa possono fare in famiglia per i propri figli in difficoltà?
Il ruolo dei genitori è quello di contenere le ansie dei figli, trasformando la paura in parole, l’angoscia in pensieri, affinché i ragazzi non rimangano intrappolati in vissuti confusi o soverchianti. È nella qualità della relazione affettiva e nel dialogo che si trasmettono non solo valori, ma anche la capacità di gestire le emozioni e di sviluppare legami sani.
Naturalmente, anche i genitori possono avere le proprie difficoltà, essere stanchi, avere problemi sul lavoro, accudire i propri genitori anziani, etc., ma hanno gli strumenti per poterle affrontare. Quando sentono di non riuscire da soli a rispondere alle domande dei figli o a sostenerli, rivolgersi a uno specialista può essere un gesto di cura e non di debolezza. Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025) ha mostrato che il supporto genitoriale percepito dai figli, è uno dei principali fattori protettivi contro ansia e depressione adolescenziale, a dimostrazione di quanto la presenza emotiva dei genitori resti centrale anche in un contesto sociale complesso e in trasformazione.
Negli ultimi anni, la ricerca ha dimostrato che psicoterapia e psicoanalisi non solo alleviano i sintomi emotivi, ma possono influenzare la biologia a livello molecolare. Le relazioni e l’ambiente agiscono sia sulla mente, che sui processi epigenetici?
La psicoterapia dinamica e la psicoanalisi offrono uno spazio simbolico e relazionale in cui emozioni confuse e conflitti interiori trovano parola e trasformazione. Questo processo di elaborazione ha una valenza profonda, tanto da poter lasciare anche tracce biologiche durature, un’esperienza positiva o un intervento precoce possono rafforzare risorse emotive e resilienza, potenzialmente anche a livello transgenerazionale.
Uno studio pubblicato su Frontiers in Psychology (2025) ha evidenziato che nella psicoterapia psicodinamica per bambini e adolescenti giocano un ruolo cruciale sia fattori specifici (come insight, elaborazione, interpretazione dei conflitti e lavoro sul transfert), sia fattori relazionali (alleanza terapeutica, disponibilità al cambiamento, attivazione della rete familiare), rendendo questi interventi particolarmente efficaci e profondi.
Un’altra ricerca su Psychodynamic Psychiatry (2025) esamina come diverse psicoterapie, inclusa la psicoanalisi, possano ridefinire i patterns di metilazione del DNA in aree legate al trauma, suggerendo che anche interventi profondi e relazionali possono avere effetti biologici tangibili. Inoltre, una prospettiva innovativa è discussa in un articolo sul British Journal of Psychiatry (2025), che amplia lo sguardo dell’intervento terapeutico, includendo la trasmissione epigenetica transgenerazionale, ovvero come lo spazio emotivo e relazionale familiare può influenzare la psiche delle generazioni future.
Quali consigli si sente di dare ai ragazzi e ai genitori per affrontare al meglio il nuovo anno scolastico?
-Accogliere l’ansia come parte di ogni cambiamento e passaggio. Un po’ di tensione nei primi giorni è naturale, significa che la mente si sta adattando a una nuova fase, trasformarla in energia positiva permette di vivere l’inizio con più fiducia;
-Dare valore alle relazioni e alle amicizie, non solo ai voti. La scuola non è solo verifiche e risultati, è il luogo in cui si coltivano amicizie, si impara a collaborare e ci si confronta con gli altri;
-Accanto ai libri, è fondamentale coltivare attività extrascolastiche: sport, musica, teatro, danza, disegno o qualsiasi forma creativa. Queste esperienze rinforzano autostima, disciplina e capacità di esprimere emozioni in modo sano;
-Vivere sempre in contatto con la natura. Stare all’aperto, anche solo in un parco cittadino, riduce lo stress, migliora l’umore e la concentrazione. La natura aiuta a riequilibrarsi dopo le fatiche scolastiche;
-Parlare di pensieri e paure con compagni, genitori o insegnanti permette di alleggerire il peso delle preoccupazioni. Il dialogo trasforma l’ansia in pensiero e previene la chiusura in se stessi.
-Collaborare attivamente con Scuola e insegnanti, fiduciosi anche laddove per il primo periodo vi siano alcune cattedre scoperte poiché l’unione fa la forza, la partecipazione attutisce il disagio dell’assenza, sostiene e incoraggia i figli e gli studenti.