Teatro, Oscar De Summa a Fattitaliani: una storia, una situazione, un evento accendono il sacro momento della scrittura. L'intervista per Proscenio

Fattitaliani

 


In scena il 9 aprile (ore 21.00) e 10 aprile (ore 17.00) al Teatro Biblioteca Quarticciolo lo spettacolo "L'ultima eredità" di Oscar De Summa, la storia di un doppio viaggio, geografico ed emotivo di un uomo che affronta il percorso di ritorno verso i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza per dare l’ultimo saluto al padre morente. L'autore ne parla a Fattitaliani per la rubrica Proscenio.

In che cosa "L'ultima eredità" si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?

L’ultima eredità è un racconto intimo e personale del mio incontro diretto con la morte di mio padre. Cosa che non avrei mai messo in uno spettacolo se il contesto non me lo avesse in qualche modo richiesto. Ero rimasto sconvolto, penso come tutti noi, alla vista delle bare di Bergamo portate via dai carri militari e mi sono messo nei panni di tutti quei figli, nipoti, mogli e mariti che non hanno potuto salutare i loro cari, non hanno potuto fare quell’ultimo incontro così importante, non tanto per chi va via, ma per chi resta. Allora ho pensato alla grande fortuna che avevo avuto io di poter salutare mio padre e ho messo in qualche modo a disposizione il mio vissuto, la mia storia, nel desiderio, attraverso il teatro, di creare un ponte, un rito, tra chi è rimasto e chi è andato via. Un primo tentativo di elaborare il lutto collettivo a cui stiamo ancora partecipando. Assistere alla morte di un proprio caro rifà immediatamente la scala di valori, rimette in linea le cose, determina un nuovo andamento, in questa società di mercato che tende sempre di più ad allontanarci dall’incontro, dall’Altro, con tutto quello che questo comporta.

Quale linea di continuità, invece, porta avanti?

È un lavoro semplice, con poca tecnica, poca musica. Proprio come nei lavori precedenti il fuoco è sulla relazione col pubblico, lontano dalla spettacolarità di certo teatro, nel desiderio di elidere le sensazioni e le emozioni superficiali per arrivare, quando ci riesco, a qualcosa, credo, di più profondo come i sentimenti.

Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? Racconti...

Sono arrivato a teatro casualmente. Una mia amica cercava di portare gente ad un nuovo corso di teatro e dopo tanta insistenza alla fine ho ceduto e sono andato a questo fatidico primo incontro: folgorante. Il primo incontro è stato unico e folgorante. Per un disperato come me scoprire il qui ed ora necessario per stare in scena è stata una vera e propria rivelazione che mi liberava dall’angoscia e dal tormento. Ho pensato che tutto quel mio patire poteva avere uno scopo e, a sentire il mio maestro, uno scopo più alto. Dopo pochissimo facevo tutti i corsi che ero riuscito a trovare in città.

Quando si scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?

In genere se scrivo per altri non scrivo casualmente, genericamente, un testo. Ma cerco di conoscere il più possibile, prima, le persone che lo reciteranno. Non solo perché poi le parole siano organiche al dire dell’attore/attrice che le interpreterà ma anche perché le loro storie personali, i loro caratteri, mi ispirano, mi suggeriscono soluzioni nuove, mi stimolano la creatività.

È successo anche che un incontro casuale abbia messo in moto l'ispirazione e la scrittura?

Molto spesso io apro dei campi di indagine. Individuo degli argomenti che mi incuriosisce indagare. Molto spesso legati alla crescita personale, alla conoscenza di se stessi e al contesto storico-cultural-antropologico che indirizza i nostri comportamenti. È come se noi fossimo attraversati da forze latenti, ereditate appunto, che muovono le nostre decisioni a nostra insaputa. Il tentativo è sempre quello di intercettare queste forze, capirne l’origine e la storia per poi, attraverso il teatro, sintetizzare la consapevolezza a cui sono arrivato da poter condividere sul palco, con gli altri, durante lo spettacolo. Ed è qui che il caso fa il suo ingresso. Ad un certo punto, una storia, una situazione, un evento, fanno scattare la scrittura. Sono la scintilla che accende il sacro momento della scrittura. Da lì in poi è tutto lavoro lavoro lavoro.

Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?

La paura più grande è sempre stata quella di non essere capito, di non essere stato abbastanza chiaro nella scrittura da indurre a interpretazioni del testo totalmente fuorvianti. Ma questo si evita facilmente se si fanno degli incontri di comprensione del testo. La forma poi con cui questo testo sarà messo in scena non è di mia pertinenza. Anzi, mi incuriosisce vedere cosa diventerà.

Mettere in scena un proprio testo può presentare dei limiti?

Certamente uno potrebbe rimanere legato esclusivamente al proprio modo di vedere il mondo e di fare teatro. O ancora peggio non riuscire a scoprire niente di nuovo perché si è già codificato un proprio modo di essere che ci inchioda alla coerenza, non ci permette di sbagliare, non ci regala crisi pure e nuove. Lavorare in alternanza con gli altri, anche semplicemente come attore, rimette tutto in movimento.

D'accordo con la seguente affermazione: “La scrittura è la pittura della voce” di Voltaire?

Beh. Dovrei definire prima se con scrittura si intende quella che resta fermo nella pagina e viene letto in autonomia e in solitudine oppure è una scrittura che poi deve essere detta, ad alta voce, in una relazione. Io preferisco la seconda e non credo che abbia a che fare con la pittura, cioè con la spazialità, ma con il tempo, con la presenza.

Come definirebbe o spiegherebbe a suo modo il teatro?

Non risponderò a questa domanda. Ogni tentativo di definire il teatro è inutile e riduttivo. Potrei cercare delle metafore ma credo: il teatro è il teatro.

Lo spettacolo è il "percorso di ritorno verso i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza": potrebbe il teatro essere metaforicamente inteso alla stessa maniera?

Non so se il teatro possa avere direttamente questo senso, o quanto meno ha anche questo senso. Tornare indietro a quando tutto era possibile, al momento della grande scelta è una cosa che mi ha sempre affascinato. Molti dei miei spettacoli riguardano il passaggio allo stato di adulto. È come se durante l’adolescenza noi avessimo ancora tutte le strade aperte e il desiderio di cambiare il mondo, e per un po’ credessimo addirittura che sia possibile. Poi gli eventi, la vita, la società, ci rinchiudono in un’idea di noi stessi che poco ha a che fare col cambiamento e molto con i devo. Sicuramente il teatro rimette in moto quel possibile. Ma non credo che finisca qui. Questo è solo uno dei suoi aspetti. Sicuramente è una elaborazione collettiva dei fantasmi della vita che, visto proprio che sono elaborati insieme, come comunità, abbassano sensibilmente il senso di inadeguatezza e le paure più grandi che ci abitano. 

L'ultimo spettacolo visto a teatro ? 

Purtroppo negli ultimi mesi sono stato tanto in scena e non ho visto gran che.

Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo? 

In realtà la cosa che mi piacerebbe sarebbe lavorare da attore con grandi artisti del passato. Poter duettare, giocare, emozionarsi sul palco. Non tanto averli in un mio spettacolo.

Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?

Non riesco ad individuare un testo in assoluto che mi piaccia più di tutti. Amo certi autori classici come Shakespeare delle tragedie o Čechov. Ma non disdegno anche i testi più contemporanei di autori viventi. Sicuramente uno che mi diverte molto e prima o poi vorrei fare è Rumori fuori scena.

La migliore critica che vorrebbe ricevere?

Un lungo silenzio alla fine del spettacolo.

La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?

Penso di averla già ricevuta e l’ho già superata.

Dopo la visione dello spettacolo, che cosa Le piacerebbe che il pubblico portasse con sé a casa?

La sensazione di aver vissuto un’esperienza, non di aver visto qualcosa.

C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé l'essenza e il significato de "L'ultima eredità"?

Credo che l’ultima scena del mio racconto sintetizzi in sé l’assurdità e l’imprevedibilità della vita, ma non la racconterò per non rovinare il finale agli spettatori. Giovanni Zambito.

LO SPETTACOLO
L’ULTIMA EREDITÀ
è la storia di un doppio viaggio, geografico ed emotivo: Oscar De Summa veste i panni di un uomo che affronta il percorso di ritorno verso i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza per dare l’ultimo saluto al padre morente. In scena il 9 aprile (ore 21.00) e 10 aprile (ore 17.00) lo spettacolo pur incentrandosi una vicenda personale riesce a raccontare i valori universali della memoria, della morte e della vita. Il 10 aprile al termine dello spettacolo lo scrittore Graziano Graziani incontra De Summa per parlare del libro Ferita di parole, il teatro di Oscar De Summa (Caracò Editore).

Lo spettacolo comincia con una partenza: alla notizia del peggioramento delle condizioni di salute del padre, il protagonista torna a casa per un ultimo saluto e, come lui stesso dice, mentre va, torna, in un viaggio che ripercorre tutta la vita. Il percorso di ritorno verso i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza è, per il protagonista, anche il percorso di ritorno verso quell’infanzia e quell’adolescenza da cui credeva di aver preso distanza, da cui era fuggito e non credeva sarebbe mai ritornato.

Una volta arrivato a destinazione trova il padre nel letto, addormentato, in piena notte. Giusto il tempo di un ultimo saluto, di un’ultima raccomandazione, la più importante, quella che resta nel tempo come segno e sigillo di ciò che è stato. Ma anche un ringraziamento che porta con sé la consapevolezza che il padre sarà sempre, nonostante tutto, una sua fonte di insegnamento. Da qui l’ultima eredità: con l’arrivo della morte, di riflesso, la riscoperta del valore della vita.

Oscar De Summa è autore e attore tra i più apprezzati della scena teatrale italiana, vincitore dei premi Cassino Off 2015, Hystrio Anct 2016, Hystrio/Mariangela Melato 2017 e, con la Trilogia della provincia, del premio Rete Critica 2016. Molti dei suoi spettacoli sono prodotti da La Corte Ospitale.

“Senza evocare il presente pandemico, ma con una sapienza drammaturgica che riesce ad aprire una vicenda personale, personalissima, e a presentarcela come universale, De Summa riesce quindi a far vibrare delle corde che sono le nostre, pur parlando, e con dovizia di particolari, di sé. In questa sapienza sta la bellezza di un testo che diventa subito – anche grazie alla recitazione – uno specchio per chi guarda.”

Graziano Graziani, Minima & Moralia

 Teatro Biblioteca Quarticciolo

Via Ostuni 8, Roma 

9 aprile ore 21.00, 10 aprile ore 17.00 

Prima regionale

L’ULTIMA EREDITA’ 

Oscar De Summa protagonista di un viaggio nella memoria personale e di tutti noi in uno struggente ultimo saluto al padre morente.

Il 10 aprile incontro con l’autore e Graziano Graziani. 

Teatro Biblioteca Quarticciolo

Direzione Giorgio Andriani, Antonino Pirillo, Valentina Marini

Consulenza culturale Valentina Valentini

Luogo spettacolo:

via Ostuni 8 – 00171 Roma

 

Info

tel 06 69426222 biglietteria@teatrobibliotecaquarticciolo.it 

 

Botteghino

 aperto tre ore prima dell’orario di spettacolo

 

Biglietti

Prevendite disponibili su ciaotickets.com e nelle rivendite autorizzate

 

Tariffe

Intero: 12€ – Ridotto: 10€ (over 65, under 24, convenzioni)

Ridotto Under 12: 7€  – Promo 2 persone: 15€

Incontri: ingresso libero

Canali digitali:

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