Sveva Casati Modignani: nell'ambiente lavorativo si preferisce un uomo mediocre a una donna intelligente. L'intervista

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. Un'intervista a Sveva Casati Modignani in occasione dell'uscita del suo ventesimo libro "Il gioco delle verità" nel 2009.
Roberta una giovane libraia in piena crisi esistenziale e coniugale scopre che le origini del malessere si annidano negli anni dell'infanzia, trascorsa negli affetti avvolgenti della famiglia paterna, dove Malvina, sua madre, brillava per l'assenza. Facendo chiarezza nel passato Roberta riuscirà a superare la crisi e a far pace con sé stessa. In sintesi questa la trama de Il gioco delle verità (Sperling & Kupfer, pagg. 500, 19,90), il ventesimo romanzo di Sveva Casati Modignani che anche in questa occasione realizza un viaggio nel cuore delle donne, sullo sfondo degli ultimi cinquant'anni, del Sessantotto e delle battaglie femministe. 
L'abbiamo intervistata partendo dal suo rapporto con internet: "Non che io non abbia internet, non posseggo proprio un computer, confessa Sveva Casati Modignani: non conosco l'oggetto. Uso ancora la macchina per scrivere: sa, io appartengo al Paleolitico e non sono attrezzata per affrontare tutta questa tecnologia. Sono nata nel '900, secolo di grandi invenzioni ma ho un'altra forma mentale: magari se avessi voluto avrei saputo adeguarmi. La mia macchina per scrivere è una Valentina, un oggetto di grande design, creata da Ettore Sottsass, esposta al Metropolitan di New York nella sezione di Arte Moderna. Insomma, io e Valentina un po' ce la tiriamo."

Lei e Valentina avete pensato alla raggiunta soglia del 20° libro?

Pensiamo solo che abbiamo fatto poco e che dovremo darci una mossa e lavorare di più. Ci divertiamo molto a raccontare le storie e accogliamo con senso di fastidio i tour che mi costringono a fare per la presentazione dei miei libri perché ci fanno perdere i momenti di grande feeling tra noi due.

Al posto dei capitoli la scansione del romanzo si basa sui nomi dei personaggi: come mai questa organizzazione?

E' stata una scansione comoda e pratica che ho trovato scrivendo: quando torno a rivedere il tutto so dove trovare ogni cosa. Il libro è la storia di Roberta, di Malvina e della loro famiglia così come Oscar ha il suo percorso seppur descritto in modo più breve. E' giusto così: dedico sempre meno tempo agli uomini.

Riprendendo la scena iniziale del libro, lei durante la giornata ha un rito particolare che coltiva?

Il risveglio del mattino assieme a una cofana di caffè americano, una broda immonda. La mia giornata è tutta scandita da tazzone di caffè che non mi fa male: se mi sveglio durante la notte lo bevo e tranquillamente ritorno a dormire.

Qual è il fulcro de "Il gioco delle verità"?

Il romanzo parte dal femminismo, dalla lotta che le donne hanno fatto per la loro dignità e il recupero della loro intelligenza. Oggi ci ritroviamo alle prese con veline ed escort che ai miei tempi erano chiamate puttane: ci ritroviamo la volgarità sbattuta in prima pagina, sui giornali e alla tv, come se noi donne da giovani fossimo solo queste e da vecchie da tenere nascoste. Siamo ben altro!

Oggi è ancora importante considerare le conquiste del femminismo?

E' stato fondamentale per le acquisizioni come il divorzio, la legge sull'aborto, la tutela della maternità e mi riferisco alle donne del Sessantotto. Ma si pensi anche a quelle dell'800 e 900 appartenenti alle leghe operaie e contadine che si sono battute per la scolarizzazione dei figli. Non è vero che sono stati gli uomini: le prime istanze e le cose più intelligenti e utili vengono sempre dalle donne.

Roberta, la protagonista, ha una libreria: perché questa scelta?

La libreria è la migliore bottega e trovarne una costituisce un miracolo visto che imperversano quelle che vendono stracci, scarpe, borse e frivolezze varie.


Quando lei si reca in una libreria come si orienta nell'acquisto dei titoli?

Spesso compro i libri per autore e appena ne esce uno lo compro a scatola chiusa. Certo, mi capita anche di essere attratta da un titolo o da una copertina e allora mi incuriosisce approfondire il contenuto. Amo molto i libri di Camilleri e Vitali per esempio ma spesso torno a leggere Proust, Cechov, Tolstoj, le letture che mi avevano appassionato nei miei anni giovanili: a distanza di vent'anni e più mi rendo conto di meraviglie che non avevo rilevato e mi danno ancora tanto.

Come si è adeguata nella narrazione ai cambiamenti avvenuti all'interno delle famiglie?

Non vedo grandi cambiamenti: le donne sono quelle che faticano di più. Fanno sempre due lavori, uno dentro e l'altro fuori casa, si sbattono per tutti, arrivano in affanno per cercare di fare ogni cosa, nessuno mai le ringrazia e quando nell'ambiente lavorativo spiccano su tutti per la bravura e l'intelligenza non vengono valorizzate perché donne. Si preferisce un uomo mediocre a una donna intelligente.

Roberta comincia a reagire dopo aver rivisto la casa della sua infanzia: è quindi opportuno fare i conti col proprio passato?

E' importante che accada. Se da adulti abbiamo momenti bui e siamo scontenti e afflitti da qualche inquietudine, quasi sempre è perché abbiamo dimenticato il bambino che siamo stati e quindi occorre tornare a volergli bene. Roberta ha avuto un'infanzia abbastanza tribolata e l'aveva un po' messa da parte. Quando chiede alla madre se la trovava bella, la madre le risponde che non è importante come si appare ma come si sta con sé stessi e di fare solamente quello che fa stare bene con sé stessi. Roberta non lo era mai stata: adesso ha bisogno di esserlo, di tornare indietro e riscoprire la sua storia. Giovanni Zambito, intervista del 15 luglio 2009.

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