giovedì 2 dicembre 2021

Francesco Cusa presenta il romanzo “Vic”. L’intervista

Francesco Cusa, batterista, compositore, scrittore. Ha collaborato con artisti provenienti da varie parti d’Italia e il suo percorso artistico lo ha portato a suonare, negli anni, in Europa, America, Asia e Africa. Da sempre interessato all’interdisciplinarità artistica, è anche scrittore di racconti, romanzi e poesie e ha pubblicato diversi articoli di musicologia e di critica cinematografica presso molte riviste specializzate.

“VIC” è il suo nuovo romanzo pubblicato da Algra Editore, con la prefazione di Massimo Cracco e la postfazione di Giuseppe Paolo Carbone.

Ecco cosa ci ha raccontato. Buona lettura!

Ciao Francesco, benvenuto. Raccontaci un po’ di te. Quali sono le tappe più importanti del tuo percorso da musicista e scrittore?

Difficile riassumerle. Ci provo. Certamente, come musicista, una svolta è stata la mia decisione di trasferirmi da Catania a Bologna alla fine degli anni Ottanta, nella Bologna ancora pregna dell’humus della ricerca e intrisa di fermento. Erano gli anni della “Pantera”, delle lezioni al DAMS con Eco, Nanni, Celati, Clementi, Donatoni, gli anni della nascita di importanti collettivi artistici come quello di “Bassesfere”, di cui sono uno dei fondatori. Poi di certo gli studi di batteria, la fondazione di una label e di un collettivo come Improvvisatore Involontario, i concerti con Steve Lacy, Tim Berne, Kenny Wheeler, i tour per ogni dove, la creazione dei miei progetti da leader come “66sixs”, “Skrunch”, “The Assassins”, “Naked Musicians”, l’insegnamento in conservatorio… Come scrittore, beh ho sempre scritto, anche se sono più conosciuto come musicista. Da una decina d’anni ho deciso di pubblicare i miei scritti che spaziano dalla saggistica, alla poesia, al racconto e al romanzo. A spingermi sono stati molti amici e conoscenti. Se ho un rimpianto, forse, è quello di non aver cominciato prima.

Da dove è nata l’ispirazione che ti ha spinto a scrivere "VIC", il tuo nuovo romanzo?

I personaggi di solito mi si presentano e impongono la loro necessità ad esistere, ad essere partoriti. Vic è un ragazzo-uomo maturo-anziano che vive la sua schizofrenica vita di scrittore in un luogo immaginario del Sud dell’Italia: Cotrone. È un personaggio che rappresenta il trauma irriducibile, il caso clinico principe oggetto delle ricerche dei freudiani. Fortunatamente lui se ne sbatte di tali indagini, giacché egli rappresenta il cortocircuito di ogni narrazione clinica volta all’individuazione del caso topico, del “problema” su cui orchestrare la riuscita di un progetto teorico. In questo senso Vic nasce per ridonare all’Occidente l’aura mitica della legge di natura, ciò che prevale rispetto alla legge morale; in buona sostanza per restituire l’uomo alla sua sacralità. È giunto per consentirmi di esplorare alcuni aspetti oscuri della mia coscienza.

Cosa vorresti che il lettore riuscisse a comprendere leggendo il tuo libro?

Come sempre nelle mie opere, sia letterarie che musicali, cerco di muovere le coscienze verso aspetti primari del fondamento dell’essere. Che un romanzo nel 2021 posta destare ancora fastidio, disturbo, perturbamento, trovo sia paradossalmente sano, nella società della prestazione, che produce per converso legioni di depressi, di assuefatti che vegetano ai margini di una protesta che non può più esprimersi in un limbo di soggettività deprivate di immaginario e visionarietà. In questo senso Vic è un personaggio negativo che si oppone alla positività priva di limiti (e perciò logorante) della normalizzazione, l’ultimo baluardo identitario contro l’omologazione.

Recentemente è uscito per Robin Edizioni, “Il mondo chiuso” una raccolta di poesie. Cosa puoi dirci a riguardo?

La poesia è un’altra via espressiva, forse la più vicina alla dimensione del Sacro. “Il Mondo Chiuso” è la mia quarta raccolta poetica e fa parte di alcuni cicli della mia vita. Ogni testo racconta, forse sarebbe meglio dire canta, del mio sentire nel mondo. La dimensione poetica rappresenta per me la rottura dei codici semantici, una vera e propria immersione nel greto del fiume, dove ogni parola scivola e fluisce per perdersi nell’oceano dell’ultraterreno. “Il Mondo Chiuso” chiude, appunto, una fase e ne apre un’altra che è già parte della mia nuova raccolta di poesie: “Il Giusto Premio”.

Sei scrittore di racconti, romanzi e poesie. Tra i libri che hai scritto qual è il tuo preferito e perché?

Forse la mia prima raccolta di racconti, “Novelle Crudeli”, per ragioni legate all’emozione del mio primo libro. Per il resto è difficile scegliere, come chiedere a una madre quale figlio preferisce. Di certo mi sento di consigliare “Vic” e il saggio “Il Surrealismo della Pianta Grassa”.

Hai nuovi progetti in vista? Stai scrivendo un nuovo libro? Stai producendo un nuovo album?

Non conosco crisi creativa! Ho appunto quasi terminato la mia quinta raccolta poetica “Il Giusto Premio”, un nuovo romanzo - “2056” - di natura distopica e fantascientifica, una raccolta di sonetti dal titolo “Rime Sboccate”, un altro saggio dal titolo “L’Orlo Sbavato della Perfezione”. Per ciò che concerne l’ambito musicale, sarà in uscita per Leo Records il cd in quartetto con Tonino Miano, Brian Groder, Riccardo Grosso e il sottoscritto, e dovrò andare a breve in studio per registrare il mio nuovo cd in trio, sempre con Tonino Miano e Riccardo Grosso, e con il mio quartetto “The Assassins”, per un lavoro di riarrangiamento delle sigle dei cartoni animati anni Ottanta, cui tengo molto.