sabato 28 agosto 2021

La pianista e concertista Gloria Campaner: cerco la condivisione, l’unione, la trasversalità tra le arti. L'intervista

Gloria Campaner, pianista e concertista famosa in tutto il mondo, si racconta e presenta il suo ultimo disco su Chopin. Intervista di Andrea Giostra.

Gloria Campaner, pianista veneziana di fama internazionale, classe 1986, una carriera ricca di riconoscimenti prestigiosi e tournée in tutto il mondo, punteggiate da collaborazioni con artisti della classica, del jazz, dell’elettronica, ma anche della danza contemporanea e della scultura. A giugno 2021 è uscito il suo ultimo lavoro dedicato ai 24 Preludi di Chopin, pubblicato da Warner Music Italy anche in versione Dolby Atmos. In un’estate fitta di concerti, le note del suo pianoforte vibrano tra i profumi di Sicilia, da Palermo per il Tributo ad Astor Piazzolla a Tindari e Salina con “Chopin Journey”. Oggi è ospite di Fattitaliani, occasione per fare una interessante chiacchierata.

Foto di Fabio Gianardi

Ciao Gloria. Facciamo subito la prima domanda di questa chiacchierata: “Journey” come tournée, ma anche come “viaggio”, così come ami descrivere il tuo ultimo album. Cosa intendi con questa metafora?

I Preludi sono una raccolta di istantanee che racconta un paesaggio sonoro, lasciando intravedere scorci, luci, ombre, panorami. Chopin li compose tra il 1831 e il 1839 e dopo 200 anni sono brani freschissimi, pennellate di una modernità straordinaria. Alcuni durano 29 secondi, il più lungo 5 minuti. Chopin non li aveva composti pensando a una esecuzione che li comprendesse tutti, ma li ha disegnati in tutte le tonalità, in modo che fossero collegati perfettamente dal “circolo delle quinte”, una tonalità maggiore seguita dalla sua relativa minore. Pur conoscendoli da sempre, da pochi anni sento la forza di questa opera unitaria, li percepisco come un caleidoscopio che apre la visione che Chopin aveva della Natura tradotta in emozione, con le tante sfumature del suo animo profondamente umano. Attraverso queste immagini, questi passaggi continui tra luce e ombra, si compie un viaggio per chi suona e per chi ascolta i Preludi. Sono composizioni sospese ma compiute, come delle piccole cattedrali. Non preludono a niente, ma sono architetture minuziosamente costruite e ancora oggi sono attuali, intense, forti, un po’ come una playlist di Spotify.

In che modo hai scelto di accostarti a un capolavoro come i Preludi e qual è il rapporto con le interpretazioni che ne hanno dato altri grandi pianisti classici?

È una domanda che trova risposta ancora una volta nell’esperienza del viaggio. Chopin ha chiamato questi brani Preludi, ma in realtà oltre che preludi sono studi, mazurche, valzer, romanze e suonarli tutti assieme significa percorrere emozioni, vibrazioni, stati d’animo, avventurarsi lungo un sentiero che, certamente, anche solo per un attimo, ci condurrà all’appuntamento con noi stessi. Io li ho studiati per tutta la vita ed ho ascoltato le grandi registrazioni del passato, a partire da quella di Cortot del 1926, in cui la musica è ridotta quasi ad un fruscio tanto è precaria la qualità della traccia registrata. Ho amato l’interpretazione di Ivo Pogorelich, disco che ho ascoltato per anni, per la sua dirompente originalità che rompeva tutti gli schemi della tradizione, ma ce ne sono anche molti altri. I più grandi pianisti si sono cimentati nella registrazione di questo capolavoro, alcuni persino li hanno incisi più di una volta nell’arco della loro vita. Poi ho voluto compiere il mio viaggio interiore, perché ciascuno dei Preludi racconta una storia ed anche quelli più brevi sono portatori di una fortissima carica emotiva. Il punto non è tanto rompere a tutti i costi con una tradizione interpretativa quanto mettersi in gioco in prima persona con una musica che continua ad essere attuale.

Foto di Nicola Allegri

Con l’uscita del disco è cominciata anche l’attività concertistica, come è stato suonare nuovamente dal vivo dopo il lockdown? Come affronti il tuo futuro artistico?

Le sensazioni di suonare dal vivo sono bellissime, sia per la mente che per il corpo: è come se entrambi uscissero da uno stato di vera e propria atrofia, come se si rianimassero energicamente dopo molto tempo. Non è stato facile ritornare sul palcoscenico dopo il lockdown, lo ammetto, poiché in questo vortice di emozioni va annoverato anche il tipico stress da esibizione, che non è sempre scontato gestire e a cui almeno in parte ci si disabitua, se non lo si affronta con continuità. Sono stata molto contenta di aver avuto l’opportunità di rimettermi in gioco alla svelta e con un riscontro positivo da parte del pubblico; inoltre, fortunatamente, ho vissuto questi mesi di chiusura - avvilenti per tutto il mondo della cultura e dell’arte - come un’opportunità per dedicarmi pienamente al lavoro di ricerca e di perfezionamento sullo strumento, sia in vista delle esibizioni live che delle registrazioni in studio. Spero che adesso la situazione si muova, che l’ambiente culturale riprenda respiro, penso che sia arrivato il momento di creare nel presente. È tempo di elaborare le idee incamerate e dare forma - e forza - all’immaginazione. Personalmente cerco la condivisione, l’unione, la trasversalità tra le arti. Con questa intenzione, con l’energia di creare, sto lavorando ad un nuovo bellissimo progetto, FIESTA, un Festival delle Arti e delle Emozioni.

Ci racconti di più del progetto artistico FIESTA?

È un progetto a cui sto lavorando con Alessandra Pellegrini, Manager Culturale di straordinario spessore umano ed artistico e che è stato sposato da Giuseppe Elias, Presidente dell’Ente Villa Carlotta. Sarà una “festa” vera e propria, una celebrazione della vita, dell’arte e della bellezza attraverso la condivisione delle emozioni. Tre giorni, dal 10 al 12 giugno 2022, dedicati a musica, teatro, arti visive, corporee, letterarie, dove la Natura e la Bellezza saranno protagoniste, nella meravigliosa cornice di Villa Carlotta, sul Lago di Como. Saranno giornate di relazione e scambio reciproco tra artisti e pubblico, che faranno esperienza insieme di pratiche immersive, laboratori, cura del benessere fisico ed emozionale. Da sempre nel mio lavoro cerco di portare il sentire delle persone in una dimensione allargata della musica e dell’arte, in uno spazio condiviso dove la bellezza e la natura abbraccino l’artista e lo spettatore. Ho iniziato a proporre questa visione con C# / See Sharp, il laboratorio creativo per giovani performers, ed oggi FIESTA rappresenta l’evoluzione di questo percorso. Il 2 settembre presenteremo il progetto con un concerto straordinario nel giardino di Villa Carlotta, sono molto emozionata”.

Le emozioni sono il fil rouge nel tuo modo di divulgare la musica. In che modo “C# See Sharp - La palestra delle emozioni”, aiuta le persone nella gestione dell’emotività?

C# See Sharp è un laboratorio che svolgo già da molti anni e che continuo ad approfondire: l’obiettivo è quello di offrire ai musicisti – ma non solo – la possibilità di saper gestire in maniera più efficace la propria psicologia emotiva, attraverso gli strumenti del corpo e dell’anima. Il metodo C# / See Sharp combina diverse tecniche di respirazione, auto-percezione, fondamenti di yoga e meditazione consapevole. Utilissimo per artisti che devono affrontare la paura da palcoscenico, studenti che sono in procinto di sostenere esami o discutere la tesi, per giovani professionisti che si preparano ad affrontare un colloquio importante.

Le emozioni sono un segno di vitalità, ma controllarle è fondamentale per riuscire nelle piccole e grandi prove della vita (specie se prevedono l’elemento dell’interazione sociale), e, dal momento che esistono varie strategie finalizzate alla presa di consapevolezza e alla diminuzione dello stress psicofisico, ho avvertito il bisogno di parlarne, specie considerando che questi argomenti non sono molto diffusi nel mondo accademico musicale. Spesso si sente parlare di mental training per gli sportivi, più raramente per i musicisti: al performer artistico viene fatto intendere che dovrà cavarsela facendo affidamento solo sua preparazione tecnica, ma non basta.

Live o studio di registrazione? Qual è la dimensione che preferisci?

L’esibizione dal vivo non ha paragoni: il concerto è un momento di condivisione unico e irripetibile, che permette di entrare in diretto contatto col pubblico e di creare con esso un legame di speciale sinergia. Ormai tutto quello che è dal vivo viene registrato e anche riprodotto su CD – penso alle mie due ultime pubblicazioni -, è vero, ma l’unicità del concerto è data da tutta una serie di fattori ambientali che è impossibile rimpiazzare. D’altro canto, la registrazione in studio risponde ad altre necessità, come quella di prendersi particolare cura delle visioni dei paesaggi musicali che accompagnano il proprio viaggio artistico: è un po’ come scattare una foto che debba rappresentare al meglio tutti i dettagli del luogo, così da poterne mostrare tutti i pregi anche a chi non vi sia mai stato. Si perde in spontaneità, istinto ed immediatezza del legame emotivo con l’ascoltatore, ma si guadagna in intimità, assistenza e comodità; non è un caso che alcuni musicisti abbiano scelto di dedicarsi esclusivamente allo studio di registrazione – su tutti penso a Glenn Gould. A mio avviso quel che conta è, in ogni situazione, ricercare sempre la qualità del suono; l’essenza della musica deve poter vibrare indipendentemente dalla presenza fisica del pubblico.

Foto di Simone Fiorani

Suoni dall’età di quattro anni, a cinque hai vinto il tuo primo concorso, ci racconti come è nata la tua passione per la musica e per il pianoforte in particolare? Cosa ha significato coltivare il tuo grande talento?

Al mio terzo compleanno mi hanno regalato un piano giocattolo, ho iniziato a suonarlo per le bambole; non avevo mai visto un concerto eppure le mettevo intorno a me, abbassavo le luci e suonavo: un segno. Poi è arrivata l’iscrizione al corso di propedeutica musicale e poi alle lezioni individuali. Non è stato semplice, dietro alla carriera di un musicista ci sono lavoro e sacrificio, crisi ed entusiasmi. Ma c’è sempre stata una luce, una forza nel cuore. La voglia di fare musica, una voce interna il cui suono si avvicina alle corde del pianoforte. E quella voce ha vinto. Devo ringraziare anche una famiglia che mi ha sostenuta, sapendo stare dietro le quinte. E i miei maestri, a partire da Daniela Vidali, la mia prima insegnante, che ha acceso la scintilla.

Qual è la sfida più grande per un interprete classico?

Oggi la sfida per un interprete è condividere il suo bisogno di fare musica con più persone possibile. C’è fame di progresso umano e spirituale. La musica è una risposta. Ma le occasioni vanno cercate una ad una. Credo che l’interprete abbia un compito importante nell’accorciare le distanze – temporali e artistiche – tra il compositore e il pubblico: egli deve “tradurre” nel presente un messaggio che viene dal passato e può fare questo solo aggiungendo un contributo personale, un significato valido per il presente. L’interprete deve essere consapevole oggi del mezzo che sta usando e bisogna saperlo usare, perché la musica deve contenere un messaggio vivo. È una responsabilità. Ed un privilegio.

La trasversalità dei tuoi progetti dunque, jazz, elettronica, danza, scultura, letteratura, è una risposta a questa sfida?

Certamente è un modo per comunicare su diversi livelli. Talvolta essere trasversali nella musica classica richiede coraggio. Ma credo che faccia parte di un generale approccio alla vita, quello di considerare l’unitarietà del tutto, di vedere l’Arte riflessa nella Natura e contemplare la molteplicità delle sue forme come parte di un’unica forma, la Bellezza, la Vita. Accostare diversi linguaggi è una delle tante possibili forme per avvicinare le persone all’Arte e io penso che la Bellezza sia un diritto universale.

Con i tuoi concerti hai portato il pianoforte in paesi poveri, nelle favelas brasiliane, nelle townships sudafricane, negli ospedali. Cosa ti ha spinto in questa direzione?

A muovermi è il senso di gratitudine che la musica stessa mi dona. Sono grata alla vita che mi ha dato la possibilità di esprimermi attraverso i suoni e condividere con il pubblico questa dimensione di scambio. Sono grata per avere l’opportunità di esibirmi in sale concertistiche, è un riconoscimento personale alla carriera, qualcuno ti viene ad ascoltare per il tuo talento. Sono grata per non dover fare un secondo lavoro, come accade a tanti miei colleghi. Quello dei concerti è un pubblico privilegiato. C’è tanto altro nel mondo. Così ho cercato di fare la mia piccola parte. Ho cominciato nei primi viaggi in Brasile suonando nelle favelas ho continuato andando nelle pediatrie oncologiche, ho partecipato laboratori di ricerca per bambini sordomuti, per malati di Parkinson. La scienza ha dimostrato che la musica ha effetti benefici sui sintomi di alcune patologie.

Dove potrà vederti il pubblico prossimamente? Dove possiamo seguirti?

Dopo Ferragosto suonerò al Festival di Ledro, il 21 agosto, per una nuova tappa della tournée dedicata a Chopin. Lo Chopin Journey proseguirà ad Ascoli Piceno il 5 settembre. Il 12 settembre avrò il piacere e l’onore di esibirmi ad Asolo Musica con due grandissimi artisti, Sergey Krylov al violino e Alessandro Carbonare al clarinetto. Il concerto straordinario per la presentazione di FIESTA sarà il 2 settembre a Villa Carlotta, a Tremezzina, sul Lago di Como. Mi tengo in contatto con il mio pubblico attraverso il mio sito web www.gloriacampaner.com, dove vengono aggiornate le date dei concerti e attraverso i canali social, in particolare Instagram @gloriacampanerofficial che mi permette di raccontare in tempo reale le esperienze che sto vivendo anche nel backstage.

Grazie per questa chiacchierata, Gloria, buona musica e alla prossima…

Gloria Campaner:

http://www.gloriacampaner.com

https://www.instagram.com/gloriacampanerofficial/


BIO:

Classe 1986, la pianista veneziana Gloria Campaner a soli 5 anni consegue la prima di oltre venti vittorie in concorsi quali International Ibla Grand Prize 2009, II Concorso Internazionale Paderewski di Los Angeles 2010 (Medaglia d'Argento) e Borletti Buitoni Trust 2014 (prima pianista italiana ad ottenere questo premio). Tra gli altri riconoscimenti ottenuti quello di Ambasciatore Europeo della Cultura (2010-2011), il Premio alla Cultura dalla Fondazione Pro Europa di Friburgo (2011) e l'invito al Quirinale dall'allora Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano per la Giornata Internazionale della Donna (2012). Dal 2018 Gloria Campaner è Direttore artistico dell'Associazione Musicale “V. Bellini” di Messina e insegna alla Nelson Mandela University di Port Elizabeth in Sudafrica. Nel 2017 e nel 2019 è artista in residenza al Festival di Marlboro (Vermont) della pianista Mitsuko Uchida. 

Si esibisce presso realtà italiane quali Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Festival MITO SettembreMusica, Festival di Brescia e Bergamo, Società dei Concerti di Milano, Concerti del Quirinale di Radio3 e all'estero suona alla Carnegie Hall di New York, Disney Hall di Los Angeles, Kioi Hall di Tokyo, NCPA di Pechino, Salle Cortot di Parigi, Cadogan Hall di Londra.

Gloria Campaner è particolarmente apprezzata anche per la sua versatilità, che l'ha portata a sperimentare nuovi linguaggi attraverso progetti eclettici e inediti di interazione tra la musica classica e l'elettronica, la danza contemporanea, il jazz, le arti visive e la produzione musicale di oggi. Ha inoltre ideato “C# / See Sharp”, un laboratorio di creatività musicale dedicato ai giovani talenti delle arti e dello spettacolo. Da anni si dedica con passione a progetti benefici e umanitari, portando la musica classica in luoghi come le favelas brasiliane, le townships sudafricane e del Myanmar.

Tra gli impegni più recenti i 24 Preludi di Chopin per la Società del Quartetto di Milano e per gli Amici della Musica di Palermo, l'inaugurazione del Trasimeno Music Festival con la pianista Angela Hewitt, una tournée in India, la partecipazione al festival Trame sonore di Mantova con il Quartetto di Cremona, il debutto all'Arena di Verona per il Festival della Bellezza e al Teatro Comunale di Ferrara per un progetto dedicato a Beethoven insieme allo scrittore Alessandro Baricco, e ancora un progetto tra musica e letteratura per Lingotto Musica a Torino, l'inaugurazione della stagione dell'Orchestra di Padova e del Veneto e il ciclo beethoveniano “Immortali amate” con il Concerto “Imperatore” (trasmesso su Rai5). Dopo “Piano Poems” (EMI 2013) ha pubblicato per Warner Classics il CD/DVD del Concerto n.2 di Rachmaninov con l'Orchestra Rai diretta da Juraj Valčuha (2017) e il disco “Home” dedicato a Schumann con la Filarmonica della Fenice diretta da John Axelrod (2018). Nel giugno 2021 esce, ancora per Warner, il suo disco dedicato ai 24 Preludi di Chopin.

 Foto di copertina di Nicola Allegri

Andrea Giostra

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