lunedì 18 gennaio 2021

Intervista al poeta Giovanni Sollima, autore del libro “Quinto libello di pezzi tesotici”

Giovanni Sollima è un poeta e scrittore catanese. Di formazione classica, è medico chirurgo, specializzato in Psichiatria. Ha conseguito il Master universitario in Psicodiagnostica Clinica e perfezionamenti in Criminologia, in Storia della Medicina e in Igiene Mentale dell'Adolescenza. È giudice onorario minorile.

Nel 1994 pubblica il suo Primo libello di pezzi tesotici, raccolta di liriche tratta dall’unico corpus cronologico inedito Tesos. È autore dei racconti brevi de La taverna di Alfa Ninnino.

Sollima ha accettato di rispondere ad alcune domande inerenti al suo recente nuovo libro di poesie dal titolo “Quinto libello di pezzi tesotici” (Controluna - Edizioni).

L'intervista esclusiva di Fattitaliani. Buona lettura

Ciao Giovanni. Prima di tutto, cos'è per te la poesia?

Rappresenta un tutto percettivo e un impulso dialogico di canto. È il ponte dell’arcobaleno per la bellezza. È forma e sostanza. È strumento prezioso nelle mani creative del poeta, il quale è latore di un messaggio, che si mostra in un codice espressivo di contenuti sensibili ed esperienze di linguaggio e si compone nella sintesi lirica che le è propria. 

Che cosa vuoi trasmettere con la tua poesia?

Spero un senso d’avvenenza. Comunque, un frangente di condivisione estetica; una carezza per l’intelligenza sensibile e un valore d’attenzione; un movimento senso-percettivo di personalissima risonanza. E, forse, uno spazio lenitivo e di coscienza nella direttrice propria di cammino di ognuno.

In libreria e negli store digitali il tuo nuovo libro il “Quinto libello di pezzi tesotici”. Di che cosa si tratta?

Il “Quinto libello di pezzi tesotici” è la mia ultima raccolta pubblicata di poesie. È un progetto editoriale di poesia lirica, giunto al quinto appuntamento. I “pezzi tesotici” sono i singoli brani, i diversi momenti poetici della collezione proposta. Le liriche provengono tutte dalla raccolta cronologica madre, che è “Tesos”, mio termine originale, di risonanza classica, derivante dall'unione delle abbreviazioni “tes.” e “os.”, tessuto osseo. Il “Primo libello di pezzi tesotici” è stato pubblicato nel 1994. Il “Quarto libello” è del 2011. La pubblicazione del “Quinto libello” vuol pure significare per me una ripresa del progetto “tesotico” e contemporaneamente un nuovo debutto.

Cosa rappresenta la copertina del libro?

L'idea rappresentativa della copertina richiama il pensiero, che ha e deve avere vita rispetto al simulacro delle fattezze umane, il quale pur rimane come più alto e imprescindibile simbolo percettivo, come formale e classico orizzonte. La qualità del momento intuito muove principalmente il pensiero umano, l’idea vigile o sognante, come può sommamente essere un'ispirazione poetica.


Per chiudere l'intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

La quarta di copertina del “Quinto libello” propone “Gocce di futuro”:

Gocce di futuro

dietro un muro

di pianto. Passi

ritorti su d’un’esistenza

che si distende oltre.

Rimani in carreggiata

accanto alle ideali vie,

intorno ad un’uscita

che avvolge le forme.