martedì 5 maggio 2020

CLAUDIA CONTE, BRILLANTE GIOVANE PROFESSIONISTA, TRA RECITAZIONE E SCRITTURA

Ciao Claudia, so che in questo periodo ti stai dando molto da fare per aiutare le persone colpite dal Coronavirus…

“Ci provo. È sempre poco rispetto a quello che fanno gli Enti, che sono impegnati in prima linea, però qualcosa sto facendo. Nei prossimi giorni, per esempio, andrò a Salerno con l’Humanitas a fare volontariato. Loro hanno delle ambulanze bio-contenitive, sono muniti di un’attrezzatura per portare i pazienti Covid dalle case all’ospedale, oppure per andare a portare i viveri. Fare tutto ciò che prevede un’esposizione in prima linea, però loro hanno gli strumenti per farlo”.
So anche di una riedizione speciale del tuo libro, che si intitola Soffi Vitali. Come mai questa scelta?
“Sì, è dedicata ed omaggiata a tutti i medici e gli operatori sanitari dell’ospedale Spallanzani di Roma. Un modo per stare vicino a loro con i mezzi che uno ha. Io ad esempio ho i libri, quindi ho pensato di fare questo. Noi artisti siamo i più penalizzati da questa situazione, per noi il lavoro riprenderà lentamente. Per cui, non potendo fare l’attrice, sto facendo volontariato e ho pensato di fare questa riedizione speciale del mio libro. Le copie in omaggio sono arrivate per Pasqua. Non è tanto, ma i medici hanno apprezzato perché ricevere un dono in questo momento li ha fatti sentire meno soli. Passano giornate interminabili per cercare di salvare le vite. Il mio è un gesto molto piccolo, simbolico, ma che può aiutare. All’interno ho fatto loro una dedica personalizzata perché così magari un giorno, quando sarà tutto finito, gli rimarrà questo ricordo positivo, legato comunque a giornate purtroppo strazianti”.
Pensi che questa emergenza cambierà delle priorità?
“Beh, penso che forse le priorità cambieranno. La sanità deve essere al primo posto perché, senza salute, non si può fare niente, è tutto bloccato. In situazioni del genere, la piramide delle priorità è rivalutata, rivista da ognuno di noi”.
Sei anche nel videoclip della nuova canzone di Davide De Marinis, ispirata proprio dalla pandemia…
“Corretto. Si intitola Io Resto a Casa. Anche io, insieme ad altri 70 artisti, ho fatto parte di questo video, ho cantato un pezzo della sua canzone e, in seguito, sono stati montanti le varie immagini degli artisti che, come me, si sono affacciati in questo progetto. L’idea era di portare un messaggio di speranza, tutti uniti, e ricordare che è importante resistere. Durante la guerra si doveva stare attenti ai vari bombardamenti, mentre noi l’unica cosa che possiamo fare, per tutelarci, è restare a casa. I contagi sono diminuiti, grazie a questo sforzo, ma ancora ci sono. Spesso mi viene da pensare che non tutti siano in quarantena, come invece dovrebbero fare”.
Secondo te, la nostra vita continuerà a cambiare?
“Dovremo stare ancora attenti, sia nella fase 2 e sia nella fase 3. Dovremo ancora utilizzare le mascherine per proteggerci. La nostra vita è già cambiata”.
Da artista, hai preoccupazioni su quello che sarà il tuo futuro?
“Innanzitutto, credo che tutto questo sia un monito della natura. Ci ha voluto dire fermatevi, state andando in una direzione sbagliata. E’ il momento che le vostre priorità cambino, che impariate tutti a rispettare l’ambiente, la natura perché non si sa questo virus come si è innescato. Si dice che forse l’inquinamento ha influito, così come gli allevamenti intensivi di animali. Penso non si debba mettere al primo posto l’economia, ma rivalutare il rispetto per l’ambiente. E’ il momento di cambiare, di vivere una vita più umana, avere dei ritmi più rallentati. Quest’anno io ho girato due film, un cortometraggio, sono stata spesso in giro per vari spettacoli di teatro, ma adesso la mia vita è cambiata. Sto cambiando, così come la mia vita. Questo periodo mi sta servendo molto per riflettere”.
Tutto questo avrà anche un impatto sull’economia…
“Quasi sicuramente ci sarà una crisi economica. Anche questo aspetto è molto difficile, ci sono tante persone che non hanno i mezzi per vivere, che non lavorando più si ritrovano anche senza cibo. In questo momento non bisogna lasciare indietro nessuno, sostenere chi è più debole. Non solo a parole. Purtroppo, si parla molto, ma si agisce poco. Per avere consensi, spesso si fanno delle promesse che non vengono mantenute, ma chi ne risente è sempre il più debole. In una vera democrazia, ci dovrebbero essere gli stessi diritti per tutti, quelli fondamentali come il principio di uguaglianza. Lo dice la nostra costituzione. Uno dei nostri maggiori problemi è anche la lentezza della burocrazia. Spero che nel prossimo futuro si aiutino anche le piccole e medie imprese, il made In Italy. Noi abbiamo le eccellenze. Il nostro paese ha tutto per essere eccellente. Siamo amati per questo: in tanti si fanno le vacanze da noi, nei mari e nelle spiagge più belle. Dobbiamo anche noi apprezzarli, fare investimenti in Italia. E per fare questo ci devono aiutare, snellendo la burocrazia, che spesso appesantisce ogni iniziativa”.
Veniamo un po’ al tuo lavoro. Hai dovuto interrompere qualche progetto a causa del Coronavirus?
“In questo periodo dovevo essere in Argentina, a portare in scena un one woman shows, intitolato La Nave Sbagliata, scritto e diretto da me nel teatro di Lobos a Buenos Aires. A me piace sempre raccontare storie vere, seppur romanzate. Non credo ci si possa allontanare troppo dalla realtà perché altrimenti non si arriva fino in fondo ai cuori, agli animi. E’ la storia dei miei zii che nel periodo difficile e drammatico del dopoguerra - come forse sarà la ripartenza nel post Covid19 - hanno acquistato dei biglietti per andare in Australia in cerca di speranza. Hanno però sbagliato nave e sono finiti in Argentina, un Paese sconosciuto dove non avevano né amici, né lavoro. Da lì, con loro talento italiano, si sono rimboccati le maniche, si sono reinventati fino a diventare persone di successo: hanno costruito autostrade, facendo del bene alla popolazione. Lì d’altronde ci sono pochi ricchi e tante persone molto povere. Mi viene da pensare ai nostri immigrati: sarebbe bello dare delle concrete opportunità anche a loro, farli arrivare non significa integrarli. La vera integrazione vuol dire avere una possibilità di crescere, di lavorare e diventare quello che vorrebbero diventare. Non di certo lasciarli parcheggiati, senza fare nulla”.
Prima mi accennavi di due film che avevi già girato. Quali sono?
“Sì, li ho girati a gennaio, ma non so quando usciranno. Dovevano andare a dei Festival. Vediamo se andrà a Venezia, che per ora pare si faccia. Il primo è Resilienza, con la regia di Antonio Centomani. Lì si parla di femminicidio, perché a me piace molto dedicarmi a temi sociali. Anche nel mio ultimo cortometraggio, Shall be the last, interpretavo una mendicante. Lì si parlava della vera ricchezza, che non è quella che appare bensì quella dell’anima, di cui la mendicante era davvero ricca. Ho tra l’altro preso parte ad un film drammatico con Alessandro Haber, Prima dello stop, avevo uno spettacolo a teatro con Pino Calabrese, Racconto di Amore di Angela Prudenzi. Siamo riusciti a debuttare a Roma, ma poi la tournee si è interrotta. E’ un testo che parla dell’amore, tematica che mi piace approfondire perché è la vera energia dell’Universo, muove tutto. Ed è attuale, perché ognuno lo vive a modo suo, secondo il suo vissuto”.
Parliamo anche un po’ dei tuoi libri. Immagino che anche in essi si rifletta la tua voglia di raccontare la realtà…
“Giustamente. In Soffi Vitali, che è uscito nel 2014 ma è stato rieditato nel 2019, parlo di una storia che mi è stata raccontata in confidenza da un conoscente, che mi aveva addirittura chiesto di tenerla per me. Io invece ne ho scritto un libro, perché penso che le storie belle vadano condivise, ovviamente senza nomi. Ne Il Vino e le Rose, (intervista) per Armando Curcio, parlo di tre donne che sono cresciute insieme ma che hanno dei percorsi differenti: c’è quella che ha problemi sul lavoro, un’altra che ha bisogno di ritrovare se stessa, mentre la terza ha dentro di sé un’inquietudine interiore. Tre storie che si intersecano tra loro, che prendono spunto dalla realtà. Parlo sempre di cose che ognuno di noi potrebbe vivere da un momento all’altro. Il sottotitolo de Il Vino e le Rose è “L’eterna Sfida tra il bene e il male” perché la nostra vita è fatta di momenti belli e difficili, anche se non ce ne rendiamo conto. E’ molto attuale: mentre scrivevo, all’epoca, c’era l’Isis, la costante minaccia di attentati, e mi è venuta l’idea di parlare del perché esistesse il male. C’era stato inoltre il dramma di Amatrice, che ha distrutto interamente il paese d’origine di mia nonna. Adesso invece questo discorso si può rapportare al Coronavirus. Il bene e il male sono come due lottatori eternamente in lotta, a volte predomina l’uno, a volte l’altro. Anche se il male ha la meglio, il bene riaffiora perché è insito nella nostra natura”.
Quando è nata in te la passione per la recitazione?
“Da piccola non ci ho mai pensato, perché non sono vissuta in luoghi dove l’arte è così presente. Prima facevo atletica leggera, mi allenavo duramente e sono sempre stata una molto caparbia. Sono stata anche campionessa regionale. Poi ho scoperto di avere il morbo di Osgood Schlatter che mi ha impedito di fare sport, perché sono dovuta stare ferma per molto tempo. Ho scoperto così il teatro per risollevarmi e me ne sono innamorata. Non l’ho più abbandonato. Ho fatto studi classici, il mio primo spettacolo è stato Cechov con Il Canto del Cigno. Scrivevo per passione, ho scritto un libro di poesie - Frammenti Rubati al Destino - che vinse un concorso e venne pubblicato. Per me lo scopo della vita è evolversi, dal libro di poesie è venuto poi fuori il primo romanzo epistolare e poi il saggio romanzato, ossia Il Vino e le Rose. In questi giorni di quarantena sto ultimando un altro romanzo, che parla di giustizia”.
Un’ultima domanda. C’è un sogno professionale che sogni di raggiungere?
“La speranza di continuare a fare il mio lavoro. Noi artisti a volte siamo lasciati un po’ soli senza garanzie e tutele. Spero che il mondo dello spettacolo sia più unito, riesca a fare più squadra per uscire dall’individualismo, di credere più nel rapporto umano. Mi piacerebbe ovviamente fare un film evergreen, cult, che rimarrà alla storia. E’ un sogno molto ambizioso, ma è giusto sognare in grande. Sognare è fondamentale. Walt Disney, d’altronde, diceva ‘Se puoi sognare, puoi farlo’. Io credo molto nella legge di attrazione universale, per cui il nostro pensiero crea la realtà, bisogna vivere ottimisti. Bisogna essere grati per quello che abbiamo ed in questo modo ci attrarremo soltanto cose positive e belle”.