giovedì 30 gennaio 2020

Proscenio, Marzia Ercolani presenta a Fattitaliani "MUNNE - ‘O MUNNO DIFFERENTE" un carillon onirico, un piccolo circo poetico, una giostra variegata. L'intervista

Debutta dal 4 al 9 febbraio, sul palcoscenico dello Spazio 18b, MUNNE - ‘O MUNNO DIFFERENTE, spettacolo scritto e diretto da Marzia Ercolani, una produzione La Compagnia Dei Masnadieri in collaborazione con Atto Nomade Teatro. Fattitaliani ha intervistato Marzia Ercolani per la rubrica Proscenio.
"MUNNE - ‘O MUNNO DIFFERENTE" in che cosa si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
Questo testo, così come tutto lo spettacolo, è un carillon onirico, un piccolo circo poetico, una giostra variegata in cui la drammaturgia attraversa monologhi, aforismi, ricette, titoli di giornale, il tutto condito da incursioni esterne, citazioni di autori immensi che per un gioco dell’assurdo mettono Gianni Rodari accanto ad Antonin Artaud. Il linguaggio portante è fortemente metaforico, i personaggi sono chiusi nel loro mondo interiore, un mondo differente e pian piano avviene il loro risveglio, una apertura verso un nuovo mondo, la scoperta che si può uscire di scena per andare oltre, lasciando un passato arrugginito alle spalle, facendo delle macerie la strada per un cambiamento.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti (se c’è)?
Quando scrivo per il teatro, che sia esso di natura più narrativa, sia esso più onirico, la mia naturale predisposizione è far emergere nel racconto immagini poetiche, evocative, a volte ironiche, altre drammatiche. Direi che sicuramente questo approccio è il filo d’oro che lega tutti i miei testi.
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro? 
Il primissimo approccio al teatro lo ebbi da bambina a scuola con le classiche recite di fine anno. Parallelamente però mi allenavo come piccola spettatrice. I miei avevano vari abbonamenti e a 7 anni vidi il mio primo spettacolo: Gabriele D’Annunzio, La fiaccola sotto il moggio. Ovviamente non capii bene l’opera ma ricordo che tornai a casa estasiata da quella grande scatola magica e misteriosa. Ho continuato a praticare teatro e a vederlo anche alle scuole medie così come al liceo finché all’università ho capito che volevo farne il mio mestiere. Ho frequentato un’accademia triennale, il Centro Internazionale La Cometa, diplomandomi in recitazione. In questi 20 anni ho lavorato con moltissimi coach, pedagoghi e registi, non ho mai smesso di studiare e mai smetterò. Nel frattempo 15 anni fa ho iniziato a scrivere drammaturgie, racconti, poesie, canzoni. 
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Proprio in Munne i due personaggi rispecchiano molto intimamente sia me che ne interpreto uno, sia Luigi Acunzo, che è in scena con me, e quindi, pur avendo scritto parole universalmente condivisibili, poetiche, metaforiche, c’è una intensa connessione tra il testo e noi attori. In realtà accade sempre, man mano che gli attori prestano cuore, voce e corpo alle mie visioni drammaturgiche, rimangono per sempre, nel mio immaginario, i volti dei personaggi. 
È successo anche che un incontro casuale ha messo in moto l'ispirazione e la scrittura?
Assolutamente sì. Incontrare è sempre un grande contagio. La vita tutta lo è. Sono di natura profondamente empatica,  per mia fortuna o per mia sventura. Quasi tutto quello che scrivo è figlio di un piccolo attrito ( crudele o dolcissimo) tra me e il mondo esterno.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
Domanda complessa. Quando inizio a scrivere un progetto per Atto Nomade Teatro, la mia compagnia, essendo anche attrice e regista, non lo affido ad altri per un debutto, perché, mentre lo scrivo, già affiorano visioni connesse alla messa in scena. Quindi la prima uscita è legata alla mia regia. Diverso è quando mi viene commissionato un testo da registi, attori, o produttori. A quel punto mi concentro soltanto sulla scrittura, non interferisco con il regista. Credo che la paura di essere snaturati, la paura che l’essenza dell’opera non venga portata alla luce scenica sia naturale, inconscia. Da questo punto di vista sto imparando a non aver paura. Sento che è importante lasciar vivere i propri figli senza trattenerli a sé, facendo fare loro tutte le esperienze che arrivano. Altri registi possono dare molteplici sguardi diversi su un testo che ho scritto. Questa è vita, è scambio, è pluralità di visioni. Quindi ben vengano altre regie, che mi piacciano o meno. 
In "MUNNE - ‘O MUNNO DIFFERENTE" cura pure le luci: per sottolineare in particolare cosa? 
Munne è un piccolo carillon, le luci sono la grande magia del teatro. Il mistero della luce e dell’ombra mi aiuterà a rendere quanto più onirico e poetico questo piccolo mondo differente.
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Il Teatro è un diritto e un dovere per tutti. La città ha bisogno del Teatro. Il Teatro ha bisogno dei cittadini" di Paolo Grassi?
La condivido pienamente ma ho l’amaro in bocca. Perché in questo nostro presente, in questo paese, la citazione di Paolo Grassi è una preghiera bestemmiata. Sempre meno soldi alla cultura, una mattanza artistica, cittadini abituati ad una ricezione passiva, dipendenti dai mass media e dal web. Che la cultura sia un diritto qualcuno ancora lo grida a gran voce, che sia un dovere non solo politico ma anche individuale non sembra più interessare. Ci stiamo dimenticando che la cultura, la poesia, il teatro, sono lotta, rivoluzione, consapevolezza, allenamento allo spirito critico di un essere umano, alla sua libertà interiore, alla sua indipendenza. Giustamente la gente lotta per arrivare a fine mese. Eppure, dovrebbe lottare per andare a teatro, al cinema, per leggere, andare alle mostre, perché tutti gli artisti e gli operatori culturali vengano pagati e finanziati decentemente, perché i biglietti siano su fascia di reddito. Non vado oltre perché altrimenti faccio un comizio.
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale…
Ho un blog, indisciplinata.it, nel quale c’è anche un rubrica di aforismi e versi miei. Oggi scelgo questo aforisma personale, che mi ricorda di stare sempre con i piedi per terra:
“Ed io. E dio. Basta distrarsi un attimo e si diventa onnipotenti.”
Foto Tamara Casula
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro se non vi recita?
Perché è un bambino che è appena nato. Da madre non posso lasciarlo solo, sono lì accanto a lui, con i dolori del parto, emozionata nel vederlo vivere fuori dalla mia pancia. Perché sto accanto agli attori, li amo, li sostengo e sostengo il mio lavoro. Perché prendo nota e il giorno successivo comunico ciò che è andato bene e ciò che è da curare maggiormente. Non vado solo alla prima. Quando posso vado sempre. 
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
L’ultimo questo 29 gennaio, al Teatro dei Servi. Lo spettacolo era “Il deserto dei tartari”, per la regia di Elisa Rocca, una produzione La compagnia dei Masnadieri, fondatori dello spazio culturale 18b a Roma, dove debutterò con Munne. Mi è piaciuto molto, allestimento poetico, regia asciutta e simbolica, attenta e sensibile verso quell’immenso autore che è Dino Buzzati. Gli attori Massimo Roberto Beato, Alberto Melone e Matteo Tanganelli davvero bravissimi.
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo? 
Buster Keaton e Monica Vitti. Perché sarebbero un duo strampalato, comico e profondamente poetico. ( ovviamente avrei un elenco lunghissimo, Gianmaria Volonté, Anna Magnani, Giulietta Masina, Totò, Eduardo etc etc etc)
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Impensabile fare una classifica. Ne amo molti per ragioni differenti. Ma se proprio voglio sceglierne uno su tutti, Filomena Marturano direi.
La migliore critica che vorrebbe ricevere? 
Quella di non imboccare mai il pubblico, di non essere didascalica, di non avere la pretesa di insegnare ma di riuscire a stimolare evocazioni, visioni, riflessioni del tutto libere e personali. Di lasciare sempre degli spazi non logici ma poetici in cui lo spettatore possa entrare in un suo mondo interiore. Insomma, di lasciare un segno che sia un vero ponte tra lo spettacolo e ogni individuo. 
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere? 
Di essere pedante. 
Dopo la visione dello spettacolo, che Le piacerebbe che il pubblico portasse con sé a casa? 
Domande, nessuna certezza, poesia e rivoluzione interiore. Lo so, sono ambiziosa.
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di " MUNNE - ‘O MUNNO DIFFERENTE”?
Ogni scena ha delle piccole sorprese simboliche. I personaggi riciclano poesia e vita dalla spazzatura. Fino a riciclare anche le macerie di sé stessi. Non posso svelare queste sorprese, ma ognuna porta avanti la bellezza di riscoprire in ciò che buttiamo via, nella “munnezza”, sia essa materiale, sia essa emotiva ed interiore, la vita che ancora c’è, la vita in germe in qualsiasi morte. Morte attraverso la quale tutta la società contemporanea dovrebbe passare per andare verso una rinascita, un cambiamento, verso la cura e la sacralità delle piccole cose essenziali. Giovanni Zambito.
LO SPETTACOLO
Un futuro prossimo in una piccola discarica metropolitana, un’ordinaria oasi di immondizia. Due esseri giacciono a terra, come angeli caduti, un folletto malato, una madonna decadente. Vivono in un anfratto, il loro tempio di macerie e spazzatura. Dimenticati da tutti, attendono che il mondo dia ancora qualche segnale. Da tempo non arriva nulla, nemmeno l'immondizia. L’ultimo ricordo del mondo li ossessiona, il calendario della raccolta differenziata il loro rosario. Giornate fatte di plastica, di vetro, di carta, di umido. Un’attesa infinita, di solitudine e dolore per lei, di speranza e gioco per lui. In questo eterno stallo arriva il momento di far emergere un nuovo mondo dalla spazzatura che lo affossa. Il momento di lasciar vivere i sogni covati da sempre, il momento di prendere coraggio, di riciclare i propri resti, le ferite, il letame, per farne il frutto della propria rinascita. Arriva il momento di smuovere le macerie, di usarle per costruire la via verso un mondo differente, verso un cranio di luce, verso un libero cambiamento interiore. Verso i cieli del di dentro, come insegna quel cranio di brace che fu Antonin Artaud.
Che fine hanno fatto la cura e l’attenzione per la sacralità del mondo? Quale il domani della madre terra? Quale il destino delle cose minute? Dove volerà la purezza, dove la saggezza dello spirito infantile? Che respiro avrà domani l’atto creativo, il gioco?
Una riflessione sulla bellezza delle piccole cose, sulla vita che si nasconde tra i resti, tra le macerie, tra i residui apparentemente inutili, sulla resilienza, il riciclo emotivo, la rinascita. Una carezza a questa terra, al nostro Bel Paese così maltrattato, alle donne che non hanno mai una strada facile, alla purezza dell'infanzia che viene costantemente intossicata. Il linguaggio evoca un dialetto dal sapore partenopeo che fa eco al sud tutto, tragico e meraviglioso portatore bipolare di poesia, creazione e autodistruzione. Sud come luogo interiore di ogni primaria pulsione, in cui viscere e umori non conoscono pensieri ma solo atti. Sud dal quale tutti nasciamo. Sud al quale tutti torniamo.

MARZIA ERCOLANI - ATTO NOMADE TEATRO

Nata a Roma. Maturità classica. Diplomata in arte drammatica al Centro Internazionale La Cometa di Roma. Specializzata con registi, danzatori, pedagoghi nazionali e internazionali tra cui: Educazione della Voce: Alan Woodhouse (Guildhall School di Londra); Irina Promptova (Gitis di Mosca); Natalia Orekhova (Gitis di Mosca); Movimento scenico, acrobatica, scherma scenica, Biomeccanica: Nikolai Karpov (Gitis di Mosca); Zoomorfismo: Shona Morris (Rose Bruford College di Londra); Commedia dell’arte: Flavio Albanese; Festival Teatrale “ Prima del Teatro” di S. Miniato: J. Klezyk (ENSATT- Lione); Laboratorio King Lear: Mamadou Dioume; Laboratorio clown: Vivian Gladwell - Nose to nose; Fiora Blasi; ). Giovanni Boncoddo: Amleto; Compagnia; Emma Dante: studio su Carmen. Lucia Calamaro: workshop scrittura e improvvisazione teatrale; Giuseppe Marini: studio su Zio Vanja; Alessandra Cristiani/Daria Deflorian: studio su Cassavetes. Roberto Latini: studio su metamorfosi di Ovidio; Mimmo Borrelli. Seminari danza: Gabriella Borni ( allenamento triennale classico); Renato de Montis ( liscio) ; Alex Guerra ( contact); Alessandra Cristiani ( butoh), Nemore Fracassi (Swing - Lindy Hop). Cinema: 2004/2008 Workshops metodo Strasberg: Geraldine Baron (Actor Studio); Doris Hicks (Actor Studio); 
Conduce stage teatrali intensivi rivolti sia ad attori professionisti e non, a detenuti, a disabili e a pazienti psichiatrici. Ha collaborato in qualità di attrice con numerose realtà e per anni è stata membro della compagnia romana “Triangolo Scaleno Teatro” diretta da Roberta Nicolai, tra gli interpreti di molte produzioni tra cui “Il Castello” da F. Kafka, “Inequilibri”, “Terre”, “Residui”, “Un altro Calderon” da P. Pasolini, “Circus Kafka Show”. Ha fatto parte dell’organizzazione delle prime tre edizioni del Festival Teatri di Vetro. 
Fonda la compagnia Atto Nomade Teatro. Interprete, autrice e regista di progetti teatrali e performance tra cui: “Sono morta anche io”, (testo selezionato nella rassegna 2012 di nuova drammaturgia contemporanea da Quaderni di scena al Teatro Argentina), “I segreti di Eva” , “Altrove”, “Metastasis: trilogy of change”, “Her2positive - twice a woman”, “Indicibilmente - di viscere apocrife e coliti gnostiche”, “ Ancora - cronache dell’andirivieni”, “I colori maturano la notte – confessioni di una diversa Alda Merini”.
Al cinema è tra gli interpreti di: “Ambaradam” - cortometraggio vincitore bando Migrarti. Coprotagonista. In concorso alla sezione Migrarti del festival del cinema di Venezia 2017. Regia Amin Nour e Paolo Negro. “Dal letame nascono i fior” – cortom, scritto e diretto da Marzia Ercolani. “Casino totale” - cortom. diretto da Danae Mauro. Tratto da Casino Totale di J. C. Izzo. “Amore traslucido” - cortom. scritto e diretto da Luca Rossi. “Fimmine Fimmine” - cortom. scritto e diretto da M. Di Lonardo. Best European Film under 50 mins - IFFI 2009; “Jaramush” - cortom. Prod. Kinoklan; “Ladri di barzellette” - regia B. Coltella & L. Giuliano; “Monica” - cortom. scritto e diretto da L. Mininno; “L’appuntamento originario" - lungom. scritto e diretto da G. Isernia. Prod. Imbarco per Citera; “Senza Storia” - cortom. scritto e diretto da R. Micalizio.
Come sceneggiatrice ha firmato “Dal letame nascono i fior” da cui è stato girato l’omonimo cortometraggio,  “Sonata in re minore”, “La sposa di Giuda”, “Picasso chi”, “Il coro”. Esperienze televisive: Le iene, I cesaroni, Un medico in famiglia 7. 
Scrive poesie, canzoni e pubblica racconti per la rivista La Fornace. Nel 2009 il suo primo diario poetico, “Diversamente Abile”, ed. Jocker. Nel 2015 la seconda raccolta poetica “Ore illegali” Ed. Alterego. In uscita la terza silloge poetica e una raccolta di racconti. Fondatrice del blog indisciplinata.it

MUNNE - ‘O MUNNO DIFFERENTE
Drammaturgia e regia Marzia Ercolani

con

Luigi Acunzo e Marzia Ercolani

Assistenti alla regia

Giorgia Calcari, Mariavittoria Rumolo Iunco
disegno luci

Marzia Ercolani
Costumi

Flavia Migani

Scenografie

Luigi Acunzo, Marzia Ercolani

Fotografa di scena

Tamara Casula