domenica 12 gennaio 2020

Proscenio, Maria Carolina Salomè a Fattitaliani: mi piace far ridere, sorridere e riflettere. L'intervista

Ospite della rubrica "Proscenio" Maria Carolina Salomè, autrice dello spettacolo "L'amore è una scusa", in scena al Teatro Arciliuto dal 15 al 26 gennaio. L'intervista di Fattitaliani.

"L'amore è una scusa" in che cosa si contraddistingue rispetto ad altri suoi testi?
Ho scritto solo un altro testo teatrale un monologo che si intitolava “ Sarebbe bastato avere 30 anni nel 2000”che è andato in scena nel 2001 a Roma.
Poi negli ultimi anni ho scritto e diretto un cortometraggio “Rapsodia in Blue” che ha vinto molti premi all’estero.
Ho scritto i testi per lo spettacolo musicale “Mimì per me” un omaggio a Mia Martini, uno spettacolo excursus sulla vita musicale della grande artista e con brani recitati tratti da miei ricordi.
Ho lavorato alla messa in scena del reading musicale “Scusami Cara” canzoni e poesie in via ironica sull’amore.
Ho scritto un adattamento per piccola orchestra, 2 ballerini e voce recitante de “Il racconto dell’Isola Sconosciuta” di Saramago.
E durante le stesure di questi altri spettacoli ho lavorato a “L’Amore è una scusa”.
La Commedia gira intorno all’Amore, all’amicizia e alla musica che è stata il motore portante di tutta la mia vita. Ho proposto l’idea a due amici storici, Federico Scribani e Alessandro Molinari.
È stato un lavoro in costante mutamento, prima doveva essere un reading con canzoni, io  e Federico Scribani che duettavamo tra canzoni e ricordi accompagnati al pianoforte dal Maestro Alessandro Molinari, poi piano piano, incontro dopo incontro ha cominciato a prendere una sua forma e ad un certo punto ha cominciato ad assumere l’aspetto di una commedia vera e propria.
Io scrivevo, poi mi vedevo con loro, sottoponevo le cose scritte, le provavamo per sentire se funzionavano e poi si passava alla scena successiva, spesso i nostri incontri mi davano spunti per scrivere e quando glieli leggevo loro si mettevano a ridere, perchè si sentivano osservati e scoperti.
A volte eravamo più convinti a volte meno, a volte smontavo le cose e provavo a vederle in un altro modo.
Il finale soprattutto è stato un lavorio, più volte sottoposto al vaglio, fino a che un giorno, anzi una notte ho avuto l’immagine giusta, ma non voglio dire di più.
Quale linea di continuità, invece, porta avanti (se c'è)?
A ben guardare quello che accomuna un po’ tutte le cose che ho scritto è la ricerca sui rapporti umani, sull’affettività e sul rapporto d’amore, mi piace indagare in questi campi, cercare quello che c’è tra le pieghe dell’inconscio, mi piace far ridere, sorridere e riflettere.
Com'è avvenuto il suo primo approccio al teatro?
Sono andata fino in terza media a scuola dalle suore, e lì nella grande stanza dove facevamo ginnastica avevamo un palco, con fondali, quinte, sipario rosso.
Quando ci mettevamo in fila finita l’ora di ginnastica io rimanevo ultima per poter sgattaiolare dietro al sipario e guardare il palco, curiosare tra le quinte, rimanevo in silenzio con il fiato sospeso, ricordo ancora l’odore di quel palcoscenico.
Avevo 10 anni quando le suore mi scelsero per interpretare un Paggio in una Cenerentola che si metteva in scena a scuola.
Più che recitare, cantai, ma la cosa mi piacque talmente tanto che alle medie riuscii a convincere la madre superiora e i professori a farmi mettere in scena due commedie “Un regalo di Natale" di Dickens e “Natale in Casa Cupiello” di Eduardo de Filippo. Quando ci ripenso, resto soprattutto colpita dalla determinazione di quella ragazzina che ero.
Quando scrive un testo nuovo può capitare che i volti dei personaggi prendano man mano la fisionomia di attrici e attori precisi?
Si, sempre un po’ per volta, più limoni personaggi, più cominci a vederne i volti. L’anno scorso ho scritto e diretto il mio primo cortometraggio ”Rapsodia in Blue” quando ho dovuto scegliere l’attore e l’attrice è stato strano sentirgli dire le battute che avevo scritto e strano riuscire a capire se potevano farcela a fare il personaggio che avrvo scritto mi sono ritrovata dall’altra parte della macchina da presa e ho capito che responsabilità grande che è.
Adesso ho scritto un trattamento di un film in cui ci sono 20 protagonisti di tutte le età, man mano che andavo avanti i volti cominciavano a delinearsi sempre di più, ora li conosco come se fossero veri.
Per un autore teatrale qual è il più grande timore quando la regia è firmata da un'altra persona?
La paura che quello che hai scritto venga stravolto nel senso profondo che tu volevo dargli.
Io in questo caso sono stata molto fortunata nel primo monologo che avevo scritto Pietro De Silva fece un lavoro eccelso e in questo spettacolo Massimiliano Vado è stato veramente preciso e attento, è riuscito a contenere gli eccessi e a dare luce ai momenti poetici con grande misura. Quando collabori con persone così diventa un’esperienza fantastica, mai di scontro, ma sempre costruttiva.
Quanto è d'accordo con la seguente citazione e perché: "Quando la sala del teatro è piena, i polmoni dell’attore hanno meno ossigeno. Ma il cuore…" di Nicolae Petrescu Redi?
Quando sei sul palco e ci sei veramente con tutto te stesso, il pubblico ride, respira e piange con te e quando questa magia riesce è veramente una sensazione unica e bellissima.
Mi è capitato di fare piccolissimi gesti o di avere delle intenzioni che pensavo illeggibili da pubblico e invece poi arrivava puntualmente sempre qualcuno a chiedermi perché avevo fatto quel gesto, cosa volevo dire.
Il suo aforisma preferito sul teatro... o uno suo personale...
Non amo gli aforismi.
Assiste sempre alla prima assoluta di un suo lavoro ovviamente se non vi recita? 
Non mi è mai capitato per il momento.
L'ultimo spettacolo visto a teatro? 
Uno Nessuno e Centomila con Enrico Lo Verso con la regia di  Pizzi. Un modo moderno di mettere in scena Pirandello.
Degli attori del passato chi vorrebbe come protagonisti ideali di un suo spettacolo? 
Eduardo, Dario Fo, Mariangela Melato. Perché tutti e tre sapevano far ridere e far piangere
Il miglior testo teatrale in assoluto qual è per lei?
Sogno di una notte di mezza estate.
La migliore critica che vorrebbe ricevere?
La cosa che mi da più soddisfazione è che le persone tornino a casa con la testa piena di domande, riescano a vedere nuovi colori dell’esistenza e soprattutto ritrovino il sorriso è la voglia di relazionarsi con il prossimo.
Quando riesci a far provare emozioni e sensazioni durature che si elaborano nel tempo e nei sogni. In realtà non sono critiche ma sensazioni del pubblico.
La peggiore critica che non vorrebbe mai ricevere?
Uno spettacolo inutile.
C'è un passaggio, una scena che potrebbe sintetizzare in sé il significato e la storia di "L'amore è una scusa "?
Si è nell’ultima scena, sul finale, è stata l’ultima scena che ho scritto” L’amore è l’immagine segreta che da piccoli avevamo dentro agli occhi chiusi mentre facevamo la conta giocando a nascondino, è quella l’immagine che cercheremo per sempre...” non posso andare più avanti di così altrimenti vi svelerei il finale!  Giovanni Zambito.
LO SPETTACOLO
Dopo il brillante successo dello scorso anno, torna sul palcoscenico del Teatro Arciliuto, dal 15 al 26 gennaio, L’AMORE E’ UNA SCUSA, spettacolo scritto da Maria Carolina Salomè, con  Alessandro Molinari, Maria Carolina Salomè, Federico Scribani e la supervisione artistica di Massimiliano Vado.
Cosa succede se tre amici che si conoscono da trent’anni, decidono di incontrarsi per fare musica? E se uno di loro è un anno che non esce di casa, dopo la separazione dalla moglie, mentre l’altro è un attore cantante sempre in fuga da storie d’amore ingarbugliate e il terzo, anzi la terza è un’amica del cuore?
Federico e Carolina cercano di motivare Alessandro, l’amico musicista in un momento di evidente difficoltà esistenziale coinvolgendolo in un progetto per uno spettacolo musicale in cui ripercorreranno i trent’anni di amicizia che li lega finendo inevitabilmente a parlare della gioventù, di ricordi, di sentimenti, di donne, di uomini, di visione maschile e femminile dell’amore, toccando attraverso le canzoni le varie tappe di una storia d’amore, dai suoi felici momenti iniziali, al suo struggente tramonto, in un’atmosfera ironica e delicata, con un altalenarsi continuo fra il romanticismo e il graffiante, per poi comprendere che in fondo l’Amore è solo una scusa per ritrovarsi.
“Nella concezione romana di teatro contemporaneo, spenti i fasti polverosi del passato, si fa spazio una programmazione a moduli, della rappresentazione, poco viziata da storicismi pleonastici e molto incentrata sulla necessità interpretativa degli attori. È chiaramente un segno dei tempi”_ annota Massimiliano Vado.
“I testi nascono dall’esigenza personale e non dalle liste di presentazione al ministero, i progetti si sviluppano attraversando l’entusiasmo di un gruppo e sfruttandone le reali capacità, anziché essere il prolungamento egotico di un adepto fedele del teatro di regia; gli spettacoli che nascono sono operazioni a cuore aperto, non cartellini da timbrare: si fanno perché altrimenti non si respira, li si mette in scena perché altrimenti non può essere.
Aggiungerei che finalmente questo stato delle cose, per quanto doloroso, è una conseguenza di decenni di subordinazione del mondo dello spettacolo all’amoralità di funzionari poco attenti.
Tenendo fede a questo assioma, per cui si creano assembramenti spontanei che mantengono centrale un desiderio di collaborazione, nasce “L’amore è una scusa” che, con incredibile e contagioso ottimismo, azzarda un palese recupero di forme e contenuti appartenuti al secolo scorso ma totalmente validi anche per il teatro contemporaneo. Quel teatro che si vanta di essere e non rappresentare. Quel teatro che conta più sul talento comune che sul capocomicato. Quel teatro utile per cui costituisce reato anche solo pensare di formalizzare ogni deriva. Quel teatro che ti fa andare a teatro. Condizione necessaria e sufficiente è naturalmente quella per cui all’interno di questo gioco rappresentabile trasporti i compagni di giochi di allora, pur proiettando con loro la maturità artistica in cui hanno deciso di nuotare. Basta un pianoforte per recuperare un pezzetto di memoria, un incontro casuale fa nascere nuovi ulteriori brandelli di teatro o di dialogo o di cinema o soltanto respiri comuni. Canzoni che scandiscono le sequenza e che diventano parodie e ricordi maturi, chiacchiere e confronti a rimarginare le distanze di tempo e come unico collante richiesto, farei valere l’amicizia e la confidenza dei tre interpreti. “Bisogna guardare avanti e fidarsi di quello che si sta facendo” suggerisce la protagonista ed è esattamente quello il canale che mi interessa solcare: la pertinenza dei sentimenti, l’inaccessibilità rivelata dell’anima, una miniaturizzazione voluta, programmata. Non serve altro, anzi non c’è spazio per altro. Per far sentire quanto vale un abbraccio basta il fluire di questo spettacolo.”

Una commedia che indaga valori e sentimenti umani, tra musica, ironia ed entusiasmo.