giovedì 5 dicembre 2019

Libri, "Vite sbeccate" di Dianora Tinti e le storie “vere” di sé, di amiche, di amici delle amiche. La recensione

Leggere un capitolo di “VITE SBECCATE” è come prendere un tè con la scrittrice, che ci racconta storie “vere” di sé, di amiche, di amici delle amiche. È sereno distacco il suo o tenera consapevolezza, raccontata con quel garbo stilistico che emoziona il lettore evoluto? 

Normalmente il lettore è attratto dalla storia narrata, è incuriosito dagli eventi che si succedono e desidera arrivare presto a conoscerne la conclusione: non è così per questo bel romanzo di Dianora Tinti che riconferma di essere una penna affilata intrisa nelle gioie, nelle sofferenze, nelle inadeguatezze delle nostre vite. 
Con la storia di Viola si intersecano altre storie di vite sbeccate, di personaggi che prendono man mano forma ed ai quali ci si affeziona: ed ecco che l’interesse del lettore è rivolto a quello che i protagonisti, capitolo per capitolo, provano in ogni momento della loro evoluzione emotiva, ai loro sentimenti in perenne mutazione, all’evolversi delle loro vite. La narrazione avvince perché i loro mutevoli moti d’animo sono i nostri, quelli di chi ci vive accanto, quelli degli sconosciuti che incontriamo per strada. Viola sposata con Federico, in un tiepido rapporto di convivenza che non appaga le sue fantasie, incontra l’amore sconvolgente di Andrea che “catturava per lei il pulviscolo dorato”; non può trattenersi dal buttarsi felice nell’abisso innescando momenti di felicità pura alternati a inevitabili sensi di colpa. “E lei lo strinse come fosse un gesto lenitivo, imprigionato in qualche recesso misterioso del suo corpo e capace di liberare dal dolore” Le morti, però, tutto scompigliano e quella di Andrea scompiglia la vita di Viola: nasce così anche la vicenda di Angelo fratello di Andrea, che si sovrappone nell’animo di Viola all’immagine dell’amore perduto. “A presto sussurrò Angelo lasciandola andare e pensando che la vita è proprio un gioco strano. Viola fece cenno di sì con la testa ed entrò nel taxi, con le dita di lui che le bruciavano sulla guancia. 
Aliènor si presenta sulla scena scontrosa e scostante in veste di viziata figlia di una famiglia facoltosa; la sua vicenda che pian piano prende corpo finisce però con l’indurci ad amarla con tenerezza. Gianluca all’inizio fugge da lei per un istintivo moto di avversione; se ne innamora quando ne conosce la vita intrisa di solitudine, soprusi e sofferenze, fragilità e violenze, “scricciolo con le ali spezzate”. L’Amore di Gianluca: “Accarezzò ancora la sua mano escoriata e fredda, sperando che si muovesse, invece restò ferma” Che ne sarà di loro? Anche in Adriana, l’arida zia ricca “certa che tutto si può comprare, anche la serenità”, i sentimenti sepolti sotto una coltre di egoismo e superficialità alfine emergono in tutta la loro accorata consistenza. 
Ed ecco che finalmente si sprigiona un tenero contatto umano con Clelia, la sorella al cui fianco Adriana ha vissuto per tanti anni senza mai comunicare, il personaggio che l’autrice ha fatto dormire fino alle ultime battute del romanzo per poi riportarla alla ribalta con le tristezze della sua vita agiata. 
Non sono avvincenti storie, fra di loro intessute, che Dianora Tinti ci racconta capitolo per capitolo come stessimo prendendoci un tè con lei: è la articolata e misteriosa vicenda umana , talvolta esaltante, talvolta drammatica, nel cui fragile dipanarsi raccontato con amore si riconosce ciascuno di noi. L’amore sembra vincere su tutto, anche se… “Il tempo chiude le ferite, ma la verità non smette mai di bruciare.”
Mario Filocca