giovedì 31 ottobre 2019

Il tenore Airam Hernández a Fattitaliani: ogni produzione e ogni rappresentazione è unica e irripetibile. L'intervista

Il tenore spagnolo Airam Hernández ha da poco cantato per la prima volta a La Fenice ne La Traviata, e a novembre lo attende il secondo appuntamento italiano, al Teatro Filarmonico di Verona dove il 17, 19, 21 e 24 debutterà per la prima volta come Nemorino l'emblematico personaggio de L’elisir d’amore di Donizetti. In questa lunga intervista rilasciata a Fattitaliani parla dei due ruoli, del suo rapporto con l'opera, delle differenze e delle analogie fra italiano e spagnolo, dei suoi inizi.

Debuttare in due ruoli-chiave come Alfredo e Nemorino in città dalla grande tradizione lirica rappresenta un motivo in più di preoccupazione o di orgoglio?
Cantare questi ruoli in due città miticamente legate alla grande tradizione dell'opera italiana è sicuramente motivo di orgoglio. Preoccupazione no. Piuttosto direi rispetto e desiderio di fare un buon lavoro. Alfredo è un ruolo che ho cantato in diverse occasioni e lo sento molto mio, anche se devo dire che ogni volta che lo interpreto scopro cose nuove. E avere l'opportunità di interpretarlo a La Fenice, dove La Traviata (nella prima foto con Anita Hartig) è stata rappresentata per la prima volta, la rende un'esperienza unica. Con Nemorino è diverso. È un ruolo che ho voluto debuttare a lungo e finalmente l'opportunità si è presentata. Sono onorato di farlo al Teatro Filarmonico di Verona, dove tanti meravigliosi tenori hanno dato voce a questo personaggio accattivante.
Quando si interpreta un ruolo più volte, nel tuo caso Alfredo, ci si abitua un po' alle difficoltà vocali che si affrontano oppure dietro l'angolo ci può essere sempre il rischio di sottovalutare la cosa?
Quando hai l'opportunità di recitare un ruolo che hai cantato in precedenza, hai il vantaggio di aver già svolto il duro lavoro di preparazione dell'opera. Forse dal di fuori non ci si rende conto che la creazione di un personaggio è molto dura c'è anche un lavoro mnemonico. D'altra parte però penso che come artisti siamo fortunati a riscoprire personaggi già interpretati in ogni nuova produzione. Questa per me è una delle meraviglie dell'opera e ciò che mi incuriosisce sempre. C'è sempre qualche nuova sfumatura, una frase che funziona con un significato diverso. Questo insieme alla visione dell'opera che apporta il direttore d'orchestra e il regista, il momento in cui si trova la propria voce così come nuove sensazioni che si scoprono ogni volta, rendono ogni produzione, ogni rappresentazione, unica e irripetibile. Il miglior regalo che possiamo dare al pubblico è questa unicità, poter offrire loro qualcosa di unico al quale potranno assistere in quel particolare giorno.
Foto di Jacques Beaud
Le difficoltà invece legate a Nemorino in che cosa consistono a livello tecnico, oltre che per il fatto di debuttare nel ruolo?
La complessità di questo personaggio è che nonostante sia un ruolo vocalmente esigente, deve sembrare semplice, disinvolto e onesto. Il recitativo deve essere fluido, con la giusta carica drammatica e un fraseggio attento. Come ho detto prima, siamo il risultato delle nostre circostanze personali e questo definisce il nostro lavoro. Circa un mese fa ho debuttato Pollione a Tolosa e attualmente sto cantando La Traviata. Per cui credo che la difficoltà maggiore sia stata quella di passare con naturalezza da un personaggio all'altro in un periodo così breve. Considerando che Pollione è uno dei ruoli più drammatici del bel canto, mentre il registro in cui si muove Nemorino è più acuto, un po' più leggero. Inoltre è complesso anche dal punto di vista teatrale. Nemorino è un giovane nobile, innocente e di buon cuore, coinvolto in molte situazioni che sono ovviamente comiche, ma che sono estranee alla sua ingenuità. È molto facile lasciarsi trasportare e renderlo una caricatura, il che eclisserebbe la vera psicologia di questo personaggio accattivante che attraverso un canto sincero l'unica cosa a cui aspira è l'amore della donna della sua vita. Penso che trovare un equilibrio tra queste due sfaccettature sia una vera sfida.
Quando e com'è avvenuto il tuo primo approccio all'opera?
La musica è stata una compagna costante nella mia vita fin da quando ero piccolo. Una delle mie sorelle è soprano. Ricordo che doveva preparare il ruolo di Lucia de Lammermoor e io la ascoltavo attentamente. Ascoltavo l'album ogni sera prima di andare a letto. Rigoletto è stata la seconda opera che ho ascoltato e ricordo ancora quanto mi colpì il duetto tra Gilda e Rigoletto, e il quartetto. A quel tempo studiavo il corno francese al conservatorio e niente mi faceva presagire che in pochi anni avrei fatto parte di una produzione lirica come uno di quei personaggi che mi avevano accompagnato così tante volte nella mia stanza. Ciò che è venuto dopo è stato un percorso naturale ma anche sviluppato con molta pazienza.
Quando hai visto in te stesso le potenzialità per trasformare questa passione in un vero e proprio mestiere?
Fino all'età di 23 anni non avevo seriamente pensato di dedicarmi al canto professionalmente. In effetti, ho iniziato la carriera di cantante all'età di 27 anni, quando ero igà da tre anni nel coro del Gran Teatre del Liceu. Ho sempre avuto le qualità, ma ho cantato solo per divertimento, proprio grazie alla voce naturale che avevo. La curiosità e la necessità di fare affidamento su una solida tecnica che mi ha permesso di guadagnare forza e flessibilità mi ha portato a studiare la carriera di cantante in tre anni intensi. Da allora ho considerato la formazione continua come qualcosa di vitale per avere una carriera duratura. Questa voglia di esplorare e il supporto della famiglia e degli amici mi ha portato a fare il passo successivo e iniziare una carriera da solista. È così che a 30 anni ho iniziato a lavorare con meravigliosi insegnanti, direttori d'orchestra, registi, colleghi professionisti, di cui ho sempre cercato di incorporare la saggezza nella mia vita personale e professionale.
Cantare (e parlare) in italiano per uno spagnolo è tanto facile come sembra....?
Come sappiamo, sia lo spagnolo che l'italiano sono lingue derivate dal latino che condividono in qualche modo parole e strutture sintattiche. Questo avvicina le nostre lingue. Riconosciamo i fonemi vocalici simili in spagnolo e abbiamo anche vocali nasali. Troviamo più naturale parlare e cantare rispetto ad altre lingue come il francese o il tedesco, per esempio. Tuttavia, dobbiamo prestare attenzione alle doppie consonanti e alle false approssimazioni nella definizione di alcune parole, poiché sembrano significare qualcosa a causa della ragionevole somiglianza con alcune parole in spagnolo, ma in realtà non hanno nulla a che fare. E come in spagnolo, c'è una grande difficoltà con le coniugazioni verbali. In ogni caso le due lingue a livello musicale hanno un'ottima relazione sonora.
Foto di Coke Riera

Ai personaggi che di volta in volta porti in scena di qualcosa particolare di te, del tuo modo di essere, del tuo spirito spagnolo?
È innegabile che noi artisti portiamo sempre parte della nostra personalità e delle nostre esperienze sul palco. È ciò che rende la mia interpretazione di Alfredo o Nemorino non uguale a quella degli altri colleghi. Nel mio caso ho qualcosa come "doppio carattere". Da un lato sono una persona discreta, semplice, un po' riservata e introspettiva, calma e accomodante, qualcosa che può essere riconosciuto in molti abitanti delle Isole Canarie. Mi piace prendermi il tempo per fare le cose e mi godo il mio tempo libero con amici e parenti. D'altra parte, sono una persona emotiva, intensa e passionale, qualità tipiche di un carattere iberico. È un cocktail esplosivo che mi ha richiesto molto tempo per bilanciarmi, ma fortunatamente è stato fondamentale dedicarmi a questa professione con devozione. Sono un grande fan delle piccole imperfezioni che diventano virtù e diventano il segno distintivo di un artista; così come perseguo la perfezione, visto come un obiettivo da raggiungere e non come una caratteristica di una persona. L'errore non mi disturba. Grazie a tutto ciò, mi sento completamente aperto a creare, a continuare ad imparare e a godere senza complessi ciò che amo di più in questa vita, che è la musica. Giovanni Zambito.

Il tenore di Tenerife Airam Hernández continua a crescere professionalmente con nuove sfide e debutti: dopo aver calcato le scene del Théâtre du Capitole di Tolosa debuttando con grande successo di pubblico e critica il ruolo di Pollione in Norma, in ottobre e novembre il tenore canterà per la prima volta in Italia. Il 24, 26, 29, 31 ottobre e 3 novembre è per la prima volta alla Fenice di Venezia nel ruolo di Alfredo, un personaggio che ha segnato la carriera dell'interprete. Nella città veneta sarà agli ordini della bacchetta di Stefano Ranzani, che dirigerà l'Orchestra e il Coro de La Fenice mentre la regia sarà a firma di Robert Carsen. Nel cast anche la Violetta di Zuzana Markova e Germont di Vladimir Stoyanov. 
A novembre il secondo appuntamento italiano, questa volta al Teatro Filarmonico di Verona dove il 17, 19, 21 e 24 debutterà per la prima volta come Nemorino l'emblematico personaggio de L’elisir d’amore, di Donizetti. La produzione del capolavoro di Donizetti che potrà essere visto a Verona è del Maggio Musicale Fiorentino, con la regia di Pier Francesco Maestrini e la direzione musicale di Ola Rudner, che dirigerà l’Orchestra e il Coro dell’Arena di Verona. Per conquistare il pubblico veronese, Airam Hernández avrà la complicità di Laura Giordano come Adina, Qianming Dou come Belcore, Salvatore Salvaggio come Dottor Dulcamara ed Elisabetta Zizzo come Gianetta.

Info:
Web Airam Hernández https://www.airamhernandez.com/