venerdì 27 settembre 2019

SVIZZERA, INSEGNANTI FRONTALIERI AL POSTO DI SVIZZERI DISOCCUPATI?

BERNA\ aise\ - “Dopo pochi giorni dalla riapertura delle scuole i dirigenti dell'istruzione fanno i conti con gli organici a disposizione e, come riferito da diversi media, si fa sempre più acuta la carenza di insegnanti, soprattutto in certe discipline. Una problematica che accomuna la Confederazione all'Italia e gli altri paesi vicini, come emerge dalla stampa. Per far fronte alla difficile situazione gli uffici scolastici e i responsabili di istituto attingono al serbatoio dei supplenti e alle varie graduatorie. Ma spesso non basta, vista l'esplosione delle cosiddette "messe a disposizione" (neolaureati senza esperienza e abilitazione assunti direttamente dai presidi una volta esaurite le graduatorie)”. Così scrive Leonardo Spagnoli su “swissinfo.ch”, quotidiano online plurilingue edito a Berna.

“In Italia l'emergenza riguarda soprattutto (ma non solo) gli insegnanti di sostegno o i docenti tecnico-pratici e alla fine i supplenti potrebbero oltrepassare quest'anno la quota record di 200'000. Un fenomeno analogo, anche se apparentemente di dimensioni più ridotte, si registra anche in Svizzera dove i cantoni adottano strategie particolari per gestire i buchi d'organico.
In Ticino, ad esempio, nell'ultimo decennio è aumentata la quota dei docenti provenienti dalla vicina Penisola, soprattutto dopo il via libera del Tribunale federale che nel 2011 ha eliminato i residui ostacoli di natura giuridica che si frapponevano ai candidati italiani.
Le cifre sono ancora relativamente esigue (56 frontalieri su 1'498 docenti e 85 italiani con permesso di dimora B alle medie), come illustra bene una recente risposta del governo cantonale a un'interrogazione del gruppo della Lega, ma sono indicative di un'evoluzione in atto. Per questo motivo i deputati cantonali leghisti hanno voluto chiedere lumi sulla portata effettiva del fenomeno, con particolare riferimento al numero di insegnanti residenti al beneficio di rendite di disoccupazione.
Docenti residenti disoccupati
Sulla base dell'esperienza quotidiana all'interno della scuola ticinese, spiega Gianluca D'Ettorre (sindacato OCST docenti), "non mi sembra che emerga un problema di docenti disoccupati e la risposta del governo all'interrogazione del 3 giugno della Lega è condivisibile". Per i residenti aventi titolo "non risultano difficoltà ad essere assunti". Magari possono essere 8 disoccupati invece dei 5 indicati nella risposta del governo ticinese "ma l'ordine di grandezza è aderente alla realtà".
Una valutazione che non si discosta molto da quella di Stefano Tonini, primo firmatario dell'interrogazione leghista in Gran Consiglio che voleva fare luce proprio sulla presenza di insegnanti frontalieri. "Attualmente la percentuale di docenti frontalieri sembrerebbe non essere così elevata, ma comunque vi è la reale presenza di docenti in disoccupazione. Inoltre è indubbia la pressione esercitata dai docenti italiani. Il fatto poi che in certe materie ci sia carenza di insegnanti rende la situazione incomprensibile".
Ma prendendo spunto da questi dati, insiste Gianluca D'Ettorre (Ocst), andrebbe fatta una riflessione sull'oggettiva perdita di attrattiva della professione di docente che sarebbe all'origine della difficoltà di reperire candidati, soprattutto per alcune materie. "I ticinesi che hanno seguito una formazione universitaria fuori cantone difficilmente tornano per insegnare alle scuole medie" e per questo motivo si può riscontrare una sorta di "fuga di cervelli". Tanto che si assiste con una certa frequenza alla circostanza che si abbia una sola candidatura per posto vacante alle medie.
In proposito sembra corroborare questa tesi quanto emerge dall'indagine denominata "Storia a tutto campo" condotta dalla Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (Supsi) che evidenzia bene (pagina 339) come nel reclutamento dei docenti ci siano stati da due a quattro candidature idonee per ogni posto d'insegnamento messo a concorso nell'anno scolastico 2016/2017 nelle scuole medie. Con un'accentuazione del fenomeno per alcune materie sensibili come tedesco e matematica dove mancano proprio gli insegnanti.
Perché succede tutto questo nella Svizzera italiana? Una volta spiega Gianluca D'Ettorre, lo stipendio per le scuole medie era differenziato per titolo di studio, il Master era remunerato meglio del Bachelor mentre oggi "tutti sono pagati in modo uguale in base al titolo più basso" e il percorso abilitativo per le medie superiori è meno oneroso (un anno) rispetto a quello delle medie (due anni).
Nessun effetto sostituzione frontalieri-residenti
Non sembrano quindi esserci un esubero di docenti e, a maggior ragione, un effetto sostituzione di docenti ticinesi con frontalieri, come indica la percentuale di questi ultimi (3,7%) sul totale di 1'498 attivi nell'insegnamento medio. Numeri che vanno sicuramente interpretati alla luce del numero di nuovi residenti provenienti da oltre confine (85 con permesso di dimora B) che non alterano però la sostanza. "L’interrogazione voleva proprio accertare che non vi fosse questo fenomeno", sottolinea Stefano Tonini che preferisce parlare in proposito di "ostacoli": "Se viene nominato un docente frontaliere per una determinata materia, la possibilità per un nuovo docente ticinese di essere assunto sarà minore e per questo motivo andrebbe introdotto un blocco ai frontalieri nella scuola".
"Non si può certo affermare che sia in atto la sostituzione di docenti residenti", sottolinea Gianluca D'Ettorre, poiché "è relativamente facile per i docenti essere consolidati con la nomina" che li rende in un certo senso quasi inamovibili. Ma il discorso, per quanto detto prima sulle procedure di selezione dei candidati, merita una riflessione. "Ho motivo di ritenere – precisa il rappresentante dell'Ocst – che per alcune materie sensibili come tedesco e matematica, per le quali è arduo reperire candidati, più che di sostituzione parlerei di vero e proprio reclutamento oltre frontiera".
Corsie preferenziali per i residenti?
In risposta all'indubbio incremento relativo - anche se tuttora esiguo come dimostrano i numeri - dei docenti pendolari italiani in Ticino, l'interrogazione della Lega proponeva una sorta di corsie preferenziali per i candidati indigeni che ottengono l'abilitazione presso il Dipartimento formazione e apprendimento (Dfa) cantonale. "Non parlerei di corsie preferenziali, quanto piuttosto di strategie al fine di rendere la procedura meno ridondante", precisa sempre Stefano Tonini.
"Eviterei ad esempio di sottoporre ai candidati la prima parte prevista dal concorso, nella quale le domande sono squisitamente volte a verificare la conoscenza del Piano di Studio della scuola dell’obbligo ticinese, ampiamente trattato nella formazione del DFA. Non così, invece, per quanto concerne l’esame orale, volto invece a verificare la capacità del candidato o della candidata di proporre lezioni efficaci che sviluppino le competenze degli allievi. In questo caso tutti i candidati sono sullo stesso piano ed è giusto che vengano esaminati secondo la medesima modalità".
I criteri adottati dalle commissioni
"In alcuni comuni giungono candidature dalla Sicilia per il posto di maestro delle scuole elementari", evidenzia invece Gianluca D'Ettorre (Ocst), "e non sono rari i casi di professori di Università dell'Italia settentrionale che insegnano alcune ore in istituti medio-superiori del Ticino". In proposito c'è comunque da tenere presente, se si vuole in un certo modo arginare questa tendenza, gli accordi internazionali sottoscritti da Berna, come quello sulla libera circolazione delle persone, che impediscono di discriminare candidati provenienti dall'estero.
Questo dal profilo formale-normativo, osserva sempre Gianluca D'Ettorre, poi però c'è il margine di apprezzamento della commissione, dei parametri adottati e del loro diverso peso in merito ai titoli di studio e soprattutto ai colloqui/prove di assunzione che consentono di calibrare la scelta in considerazione, come del resto aveva scritto anche il governo ticinese, in base alla "effettiva capacità di insegnare e relazionare con ragazzi e ragazze minorenni". Non è detto insomma che "il candidato con più dottorati prevalga su un residente che vanti un semplice bachelor".
Ma per le commissioni chiamate a decidere sulle candidature, indica sempre Gianluca D'Ettorre, si pone un dilemma: se si privilegia il titolo di studio si rischia di svantaggiare i candidati residenti che spesso si trovano a competere con universitari plurilaureati provenienti da regioni più popolose della stessa Confederazione. Ma se dall'altro ci si accontenta nel processo di selezione del minimo legale (i requisiti di idoneità equivalenti indicati nell'articolo 8 della legge cantonale LORD) difficilmente i ticinesi pluriqualificati formatisi oltre Gottardo o all'estero saranno indotti a tornare.
Doppia abilitazione per gli stranieri
Riguardo invece la proposta di obbligare gli stranieri con abilitazione riconosciuta dalla Conferenza dei direttori cantonali della pubblica educazione (Cdpe) a conseguire una seconda formazione in Ticino, essa viene bollata come "pura demagogia che non ha nessuna chance di resistere al primo ricorso di un candidato straniero"”. (aise)