venerdì 6 settembre 2019

Opera, Enea Scala interpreta "Otello" raggiungimento di un apice. L'intervista di Fattitaliani

Il tenore Enea Scala è stato più volte ospite delle pagine di Fattitaliani per i diversi ruoli che ha interpretato nei vari teatri lirici del Belgio: oggi lo abbiamo interpellato sul personaggio di "Otello" di Rossini che da sabato 8 settembre interpreterà all'Opera di Francoforte sul Meno. La regia è di Damiano Michieletto, la direzione musicale del M° Sesto Quatrini, le scenografie di Paolo Fantin, mentre Desdemona e Jago saranno interpretati da Nino Machaidze e Theo Lebow. L'intervista.

Che cosa rappresenta per te prestare la voce a Otello e vestirne i panni? 
Per me dare la mia voce al personaggio Otello rappresenta una sorta di raggiungimento di un apice e un punto di arrivo della carriera all’interno dell’esecuzione rossiniana che prosegue e si protrae verso i ruoli da baritenore  Nozzari ormai avviata qualche anno fa con Armida, Ermione e suffragata da La Donna del lago
Sia come attore che come cantante occorre al personaggio una maturità non indifferente dal punto di vista scenico e vocale, ragione per la quale non nego che tra 5 anni e forse anche 10 se la vocalità si mantiene su questo repertorio potrei apportare al ruolo tutte le sue sfumature psicologiche da uomo vissuto con più naturalezza e phisique du role... ma non mi lamento dei risultati raggiunti già in questa "prima volta".
Otello porta con sé tradizione, memoria, illustri precedenti: come si sta preparando all’allestimento del regista Damiano Michieletto? che scelte avete fatto?
Essendo questa una ripresa fatta per la prima volta a Vienna (An der Wien) qualche anno fa, non si sono operati dei cambiamenti importanti sulla regia, Otello non è un uomo Nero ma un uomo che viene dal mondo arabo e come tale è musulmano. La sua diversità sta in questo: importante è dimostrare il rapporto tra la società moderna con chi arriva da fuori di essa, in questo caso Damiano ha cercato di analizzare il rapporto tra la società occidentale con i paesi del Medio Oriente. 
Manteniamo i rapporti tra i nostri mercati approfittando delle ricchezze che ci arrivano, ma non accettiamo i costumi del mondo arabo. Damiano ha cercato, anche attraverso i personaggi del Doge e di Elmiro, di rappresentare una società ricca chiusa e non aperta ai cambiamenti. L’interpretazione di Damiano mette a fuoco il fallimento del dialogo e della comunicazione. Si pone il problema del presunto ‘saper tutto’. Damiano analizza il rapporto tra ciò che sappiamo e ciò che pensiamo di sapere e anche con la realtà oggettiva. In questo modo quest’opera diventa davvero una tragedia familiare e permette al pubblico di seguire meglio tutti gli intrighi e di concentrarsi sui temi e problemi importanti d’oggi giorno, per l'appunto: la società moderna, il rapporto tra le generazioni, ‘il diverso’, le vie della comunicazione tra i popoli che sono meno facili da percorrere rispetto a quelle dell’economia e del profitto .. 
Come trovare un equilibrio fra il rispetto del personaggio e il giusto desiderio di apportare qualcosa di sé, un'impronta personale?
L’equilibrio sta nell’essere piu reali e meno costruiti possibili ... sentire davvero cosa prova il personaggio, la sua fragilità e la sua sicurezza, la rabbia o la gioia nei vari momenti del dramma. Immedesimarsi il più possibile e immaginarsi nella stessa situazione, ponendosi sempre la domanda: io come reagirei al suo posto nella stessa  situazione? E poi con la voce e i colori rendere tutte queste differenze .. e a questo punto la voce fa il resto del lavoro completando questa ricerca interiore a livello estetico e in modo del tutto personale.
Il debutto in un nuovo Teatro dell'Opera è un'emozione diversa perché non si conosce il pubblico oppure -secondo la tua esperienza- non c'è molta differenza fra le diverse città?
Assolutamente il debutto in un nuovo teatro comporta sempre una grande responsabilità poiché specialmente in un teatro che ha una tradizione importante come Francoforte per esempio non si può dare nulla per scontato, il pubblico è abituato a sentire ottimi cantanti internazionali e a conoscere un vasto repertorio. Le differenze nei gusti sulle voci ci sono eccome, e variano da paese a paese, io per esempio parlando di aree geografiche: sono molto apprezzato in ambito francese, belga, italiano, solo di recente in quello tedesco e meno in quello britannico dove purtoppo per loro si preferiscono spesso voci indefinite ..  senza personalità, meno corpose, sonore e metalliche della mia e meno eroiche dal punto interpretativo, questa cosa non la capirò mai purtroppo .. si perdono questa fase della mia carriera con tutte le cose interessanti che sto facendo .. 
Andando in giro per il tuo lavoro, c'è una città o una tradizione che ti ha particolarmente sorpreso in positivo?
Ogni posto in cui vai ti colpisce per qualcosa, e io grazie a Dio ho uno spirito di adattamento enorme .. la Nuova Zelanda mi ha colpito per la sua natura stupenda, l’Oman anche, mare e deserto, così come la popolazione Omanita aperta e ospitale .. spero vivamente di tornare in questi due paesi.
Il fatto di lavorare nell'opera ti ha dato la possibilità di guardare le cose, le persone, i luoghi in una maniera differente?
Certo il teatro in sé apre la mente di chi lo fa e di chi ne è spettatore, poi questo  lavoro mette in contatto con tantissime persone sia colleghi del cast sia dipendenti dei teatri e sia pubblico ... e considerando che più o meno ogni mese cambiamo teatro e città a seconda delle produzioni che si fanno questo permette di conoscere tantissima gente nuova ogni anno.. e anche di visitare tanti posti anche bellissimi. Ovviamente si fanno molti paragoni tra come siamo noi in Italia e negli altri paesi e anche tra modi di vivere diversi tra paese e paese, da questo trovo sempre spunto per analizzare meglio le abitudini di vita di città e comunità differenti e ciò è sempre molto interessante ..
Qual è stato il tuo primo approccio all'opera? Racconta...
A 17 anni con la scuola andammo a vedere il Rigoletto al Bellini di Catania .. fu un'esperienza magnifica, lì ebbi una sorta di illuminazione ma sarebbero passati ancora 3-4 anni prima di capire che volevo fare questo nella vita.
Tornando a Otello, quale commento ti piacerebbe ricevere alla fine della tua performance?
A parte quello che tutti noi cantanti speriamo e cioè di avere cantato bene il ruolo dall’inizio alla fine, vorrei sentirmi dire che ho espresso vocalmente e scenicamente l’animo travagliato e incoerente di uomo passionale che ama, e come tale, poiché tradito in questo amore perde la ragione e arriva alla violenza .. non giustifico il comportamento di Otello ma la storia è questa ed è un argomento molto attuale anche in Italia .. il famoso raptus di follia omicida o omicidio premeditato che sia verso la moglie o la fidanzata, giustificato dalla gelosia, e che ha origine nel delitto d’onore .. credo che sia fondamentale immedesimarsi nella “psicologia malata” di questi uomini di oggi per capire una tragedia umana che è stata scritta molti secoli fa .. L’uomo si comporta sempre allo stesso modo nel bene e nel male... purtroppo.
Ci anticipi qualcosa dei tuoi prossimi impegni?
Certo allora dopo Otello avrò uno Stabat mater all’Auditori di Barcellona, e poi una serie di debutti tra cui Hoffman a Bruxelles, Norma a Vienna, Devereux alla Fenice e poi Ermione a Wilbad e Rigoletto ad Hamburg ... per il momento mi fermo qui ma in futuro ancora tanto Rossini e qualche sorpresa che non tarderò troppo ad annunciare ... Giovanni Zambito.

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