giovedì 29 agosto 2019

Stéphane Lissner a Fattitaliani: l'opera deve essere il riflesso del mondo in cui viviamo. L'intervista

A luglio è arrivata la nomina ufficiale di Alexander Neef come nuovo sovrintendente dell'Opera di Parigi dall'agosto 2021 al 31 luglio 2027. Per i prossimi due anni affiancherà Stéphane Lissner, che Fattitaliani aveva incontrato e intervistato all'apertura della scorsa stagione della Monnaie di Bruxelles. 
Direttore, il 2019 è un anno importante per l'Opera di Parigi...
Sì, l’Opéra de Paris festeggia nel 2019 350 anni: il re Louis XIV è stato il primo a decidere la creazione de l’Académie Royale de Musique e saranno anche i primi trent’anni dell’Opéra Bastille inaugurata nel 1989. Quindi una stagione particolare con due importanti ricorrenze.
Ci può dire qualcosa sul progetto con Art’è? 
Ogni anno l’Opéra di Parigi ha almeno due-tre produzioni registrate da Art’è: un progetto positivo per l’Europa e sono davvero contento che si possa lavorare insieme. È una cosa per me essenziale che ho ribadito più volte. La cultura deve essere europea, questo è fondamentale. Gli spettacoli e le produzioni devono essere anche il riflesso della società e del mondo, in cui viviamo: anche questo concetto è importantissimo per me.
Direttore, dal suo punto di vista, l’Opera dove si dirige?
Io penso che l’Opera si diriga sempre più verso la scoperta del Novecento: la teatralità è più aperta grazie agli apporti del video, del balletto, della molteplicità delle proposte che non consistono più soltanto in un allestimento con costumi d’epoca e cantanti che stanno davanti al pubblico, tutto questo è finito. I cantanti non vogliono più fare così: alla nuova generazione piace moltissimo anche essere attori, fare teatro, e quindi i nuovi registi hanno ovviamente più possibilità di cercare una realtà e un’emozione più forte perché i personaggi siano più prossimi alla realtà. E poi non c’è più una separazione così netta fra la musica atonale e quella tonale: siamo entrati in un nuovo periodo dove la musica è una. Inoltre, i compositori cercano sempre di più di lavorare con drammaturghi che fanno proposte anche più politiche nel senso più ampio del termine. Giovanni Chiaramonte.