venerdì 5 luglio 2019

Libri, Nadia Terranova e il valore curativo del romanzo "Addio fantasmi". La recensione


Nadia Terranova, “Addio fantasmi”, Einaudi Ed, Torino, 2019 - RECENSIONE di Paola Milicia

A coloro che folgorati dalle promettenti aspettative del titolo - una garanzia, o forse più una speranza, che le paure, le delusioni, la solitudine, i dolori di cui tutti siamo afflitti, possano definitivamente congedarsi - va l’ammonimento di diffidare della semplicità con cui liquidiamo le escrescenze della vita. Sì, perché il libro, scritto con una voce scavante capace di suscitare un effetto ipnotico nel lettore, compie una ricostruzione dolorosa e minuta di quell’apparato VITA, a volte scivoloso e intangibile, di cui siamo prigionieri o rifugiati, perché ancorati più alla infelicità che non alla felicità, più alle forme statiche e rassicuranti di certi modelli di vita che non alla trasformazione di cui siamo pure capaci. Con essa, alla liquidazione, appunto, di certe esperienze che trattiamo come fossero le Sacre Scritture. Il commiato col passato, che si svela nelle ultimissime battute, dopo che il personaggio ha attraversato la dura prova della maturazione, è ritardato da una sequenza descrittiva, e quasi animata, di ricordi. L’umanizzazione collettiva degli oggetti (anche gli oggetti hanno una vita, un destino preciso nella storia di Ida), ai quali si conferisce una presenza parlante e rivelatrice, invece di esorcizzare i fantasmi, sembra volerli portare in vita con una precisione maniacale che ci viene in soccorso con la stessa amarezza di una medicina. Tutto si anima fino a comporre una memoria del dolore eterna e palpabile: le solitudini sono “abitate”, le voci fanno “esistere tutti, compresi il portaombrelli e l’inginocchiatoio in noce”, le ore hanno un colore, le cose hanno un volume e un peso specifico. È qui, in questa risalita che si svela il valore curativo del romanzo: nelle pagine che pure abbondano di riflessioni sull’incomunicabilità, sull’ineluttabilità del tempo, sull’inafferrabilità degli altri c’è anche la vita, quella vera e forse quella più bella. Se fosse un bugiardino: lasciare fuori la portata dei bambini.

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Paola Milicia