mercoledì 17 luglio 2019

Daniela Sandovalli, scrittrice e sceneggiatrice: scrivere è materializzare emozioni, fantasie, stati d’animo. L'intervista


di Andrea Giostra



«Quello che si deve innescare quando si legge un libro è la voglia di andare avanti, non poter smettere di leggere, voler scoprire come finisce…»

Ciao Daniela, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori?
Grazie a te e a tutti coloro che dedicheranno un po’ del loro tempo per leggerci. Io inizierei col raccontare come tutto è iniziato e cioè un po’ per gioco all’età di tredici anni per prendere in giro mia sorella e mia zia che si divertivano a leggere di nascosto il mio diario segreto. Per “punirle” inventai una storia scrivendo su quel diario pagine e pagine di vicende di fantasia per tenerle sulle spine e farle temere che avessi un misterioso segreto da nascondere. La loro reazione, un misto di paura, stupore e curiosità, mi fece divertire a tal punto che capii che dovevo approfondire il mondo della lettura e della scrittura.
Chi è Daniela nella sua professione e nella sua passione per l’arte della scrittura?
Inaspettatamente, quello che sembrava un impossibile sogno di bambina, si è trasformato nella mia professione. Da anni mi occupo della gestione di un maneggio nel quale tra i vari servizi ci sono splendide passeggiate a cavallo immersi nella natura e la riabilitazione a cavallo per i diversamente abili. Vita sicuramente impegnativa ma nei ritagli di tempo la passione per il cinema e la scrittura sono il mio primo pensiero. Così quando posso porto avanti i miei progetti anche se un po’ a rilento.
Qual è stato il tuo percorso artistico e letterario?
Le mie letture preferite sono sempre state i romanzi polizieschi, le storie intricate con misteri da scoprire. Mi era stata regalata una collezione di libri gialli di proprietà di un ex poliziotto. Ho frequentato diversi corsi di scrittura creativa uno dei quali molto interessante con la partecipazione di Carlo Lucarelli che ci ipnotizzava con i suoi racconti, mi ha colpito il suo modo diretto e coinvolgente di farci entrare nella storia ed è quello che cercato di elaborare nel mio stile.
Recentemente hai pubblicato con Antipodes editore un interessante libricino, una sorta di guida, dal titolo “Viaggio alla scoperta della mafia”. Come nasce questo interessante progetto editoriale? Qual è il messaggio che vuoi lanciare ai lettori e lo scopo che ti sei posta con questo scritto?
Sicuramente è uno scritto che si distacca molto da quello che sono i miei lavori abituali ma ho sentito comunque l’esigenza di esprimere il mio punto di vista sull’argomento. È partito tutto dall’esperienza di uno scambio culturale durante il quale ho ospitato presso il mio maneggio molti ragazzi provenienti da tutte le parti del mondo. Quasi tutti mi chiedevano della situazione della mafia in Sicilia e mi infastidiva il pensiero che ancora oggi la nostra terra venga associata alla mafia. Prendendo spunto da una frase di Giovanni Falcone, ho voluto spiegare che il problema è principalmente l’atteggiamento prepotente e presuntuoso di qualsiasi individuo e in qualsiasi parte del mondo. Detto così sembra una teoria molto semplicistica ma in realtà c’è molto di più ... anche il fenomeno del bullismo per me è un atteggiamento mafioso ed ecco perché mi piacerebbe che il libretto girasse nelle scuole per illustrare in maniera semplice e diretta un fenomeno così complesso e purtroppo ancora attuale.
Tu hai già scritto e pubblicato altri libri, dei romanzi nello specifico, ce li vuoi presentare e raccontare?
“Fino alla morte” nasce da un sogno fatto una notte quando avevo solo 14 anni. Per paura di dimenticare la storia iniziai a scrivere quella notte stessa e il lavoro durò due anni. Ottenni buoni risultati iscrivendolo a qualche concorso letterario e questo mi incoraggiò nel cercare un editore. Venne pubblicato da L’Epos nel 1999 e due anni dopo vinse anche un primo premio su trecento libri. Parla di una ragazza che, in seguito ad un giuramento fatto al padre, si ritrova catapultata a capo di una banda di ladri e dovrà imparare ad usare armi ed andare contro a quelli che erano stati i suoi principi fino a quel momento ma il suo sentimento verso un poliziotto le farà mettere in discussione il giuramento e le sue azioni. Da sempre l’obiettivo per “Fino alla morte” è stato di realizzarne un film. Successivamente l’ho rielaborato come sceneggiatura e girato il trailer cinematografico. Una curiosità che posso raccontarvi è che nella ricerca di un produttore, io stessa ho consegnato romanzo, sceneggiatura e trailer direttamente nelle mani di Kevin Costner con la speranza che gli possa piacere la mia storia. Per il mio secondo romanzo, “I segreti del cerchio infinito”, edito da Bonfirraro nel 2012, ho voluto nascondere tra le righe una riflessione sulla vita e sul tempo che ogni giorno sprechiamo. È una storia apparentemente semplice ma che ho voluto raccontare divertendomi a giocare rompendo alcuni schemi. La voce del narratore e quella del protagonista si alternano, la linea del tempo viene stravolta ed è lì che un avvocato alle prese con un caso di omicidio si ritroverà a fare delle scelte importanti.
Sei anche una sceneggiatrice, ci racconti quest’altro aspetto della tua arte? Come nasce e qual è stata la tua formazione cinematografica?
Per trasformare il mio romanzo in sceneggiatura ho frequentato un corso alla Scuola di CinemaSud che mi è stato utilissimo per imparare tutti i segreti che hanno reso “vivi” i miei personaggi. Successivamente ho collaborato con la scrittrice veneta Arianna Frattini realizzando la sceneggiatura del suo libro “La ragazza che inseguiva le stelle” che sta girando nelle case di produzione.
Ci vuoi parlare di qualcuno dei lavori che hai fatto per la settima arte?
Ho collaborato in diversi cortometraggi sia per la sceneggiatura che sul set. Il progetto più ambizioso è stata la realizzazione di un lungometraggio a scopo benefico “La scorza delle arance” che ha richiesto tre anni di lavorazione nella zona di Castellammare del Golfo ed al quale hanno collaborato moltissimi artisti siciliani. Anche lì ho trasformato il testo in sceneggiatura e ricoperto il ruolo di segretaria di edizione sul set. Esperienza indimenticabile. Stesso vale per il trailer cinematografico del mio primo romanzo “Fino alla morte”; vedere materializzate sullo schermo quelle scene che hai sempre immaginato nella tua testa è stata un’emozione indescrivibile. Ho curato regia e sceneggiatura e lavorato insieme ad un gruppo di persone fantastiche.
Quali sono secondo te le caratteristiche, le qualità, il talento, che deve possedere chi scrive per essere definito un vero scrittore? E perché proprio quelle?
Sicuramente la capacità di trasmettere un messaggio, un’emozione, accompagnare il lettore attraverso un viaggio che lo coinvolga e lasci un segno. Senza queste caratteristiche il lettore e il libro resterebbero due cose separate mentre per me chi legge deve entrare dentro la storia e, arrivato all’ultima pagina, non avere voglia di chiuderlo.
Perché secondo te oggi è importante scrivere, raccontare con la scrittura?
Oggi è importante più che mai visto che l’interesse dei giovani sembra spostarsi sulle apparenze più che alla sostanza. E scrivere significa anche far materializzare emozioni, fantasie, stati d’animo ed è importante farlo a prescindere, anche se è fosse solo per sé stessi.
Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi?
Mi piacevano molto le poesie di William Wordsworth, amavo leggere Edgar Allan Poe e i gialli di Edgar Wallace. Uno dei più recenti che mi è rimasto nel cuore è senza dubbio “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn e uno dei miei preferiti “Il Profeta” di Khalil Gibran.

Nel panorama italiano contemporaneo, chi sono secondo te i più bravi scrittori che ti sentiresti di consigliare ad un’amica che ama leggere?

Visto il genere che amo sia leggere che scrivere e volendo rimanere su questo tema mi sentirei di consigliare i libri di Donato Carrisi. 

Tu sei una scrittrice e sceneggiatrice. Stanley Kubrick, che non ha certo bisogno di presentazioni, a proposito della sceneggiatura, in una intervista del 1969, disse queste parole: «La sceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai stato concepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere le immagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni di una sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non si può creare un’atmosfera o niente del genere…» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Tu cosa ne pensi in proposito? Qual è la tua posizione in merito? Qual è la differenza, secondo te, tra scrivere un romanzo in prosa e scrivere una sceneggiatura?

Assolutamente d’accordo. Questo è anche il motivo per cui, se hai amato un libro, difficilmente la trasposizione cinematografica ti potrà soddisfare. La sceneggiatura ha degli schemi per i quali non puoi perderti in lunghe descrizioni e in questo modo, quello che immagina e scrive lo sceneggiatore, spesso non corrisponde a quello che viene girato a meno che non sia tu stesso a dirigere il film. Quando scrivi un romanzo hai tanti modi per far entrare il lettore nel tuo mondo o per far capire lo stato d’animo di un personaggio. Per fare un esempio pratico nel romanzo scrivi che il protagonista ha la sensazione di essere seguito e viene assalito dalla paura e ti puoi dilungare per trasmettere al lettore quel senso di insicurezza mentre nella sceneggiatura ti limiti a scrivere che l’uomo si guarda intorno e le sue mani iniziano a tremare. L’atmosfera si perde, sarà poi il regista a visualizzare e realizzare la scena cha hai scritto a modo suo.

Charles Bukowski a proposito dei corsi di scrittura diceva … «Per quanto riguarda i corsi di scrittura io li chiamo Club per cuori solitari. Perlopiù sono gruppetti di scrittori scadenti che si riuniscono e … emerge sempre un leader, che si autopropone, in genere, e leggono la loro roba tra loro e di solito si autoincensano l’un l’altro, e la cosa è più distruttiva che altro, perché la loro roba gli rimbalza addosso quando la spediscono da qualche parte e dicono: “Oh, mio dio, quando l’ho letto l’altra sera al gruppo hanno detto tutti che era un lavoro geniale”» (Intervista a William J. Robson and Josette Bryson, Looking for the Giants: An Interview with charles Bukowski, “Southern California Literary Scene”, Los Angeles, vol. 1, n. 1, December 1970, pp. 30-46). Cosa pensi dei corsi di scrittura assai alla moda in questi ultimi anni? Pensi che servano davvero per imparare a scrivere?

Penso che possano aiutare sicuramente, io li ho trovati interessanti e costruttivi ... magari sarò stata fortunata nel frequentare quelli giusti!

La maggior parte degli autori ha un grande sogno, quello che il suo romanzo diventi un film diretto da un grande regista. A questo proposito, Stanley Kubrik, che era un appassionato di romanzi e di storie dalle quali poter trarre un suo film, leggeva in modo quasi predatorio centinaia di libri e perché un racconto lo colpisse diceva: «Le sensazioni date dalla storia la prima volta che la si legge sono il parametro fondamentale in assoluto. (…) Quella impressione è la cosa più preziosa che hai, non puoi più riaverla: è il parametro per qualsiasi giudizio esprimi mentre vai più a fondo nel lavoro, perché quando realizzi un film si tratta di entrare nei particolari sempre più minuziosamente, arrivando infine a emozionarsi per dettagli come il suono di un passo nella colona sonora mentre fai il mix.» (tratto da “La guerra del Vietnam di Kubrick”, di Francis Clines, pubblicato sul New York Times, 21 giugno 1987). Cose ne pensi di quello che dice Kubrick? Pensi che le tue storie sappiano innescare nel lettore quelle sensazioni di cui parla il grande regista newyorkese? E se sì, quali sono secondo te?

Principalmente me lo auguro! Che sia un libro o un film la cosa peggiore che possa accadere è che la gente si possa annoiare ed augurarsi di arrivare presto alla fine se non addirittura interrompere prima. Quindi secondo me quello che si deve innescare è l’esatto contrario, la voglia di andare avanti, non poter smettere di leggere, voler scoprire come finisce ... se riesci a trasmettere questo sei già ad un passo dalla meta.

Una domanda difficile Daniela: perché i lettori di questa intervista dovrebbe comprare e leggere i tuoi libri? Cosa diresti loro per convincerli a comprare e a leggere “Viaggio alla scoperta della mafia”, o gli altri tuoi romanzi?

Si, questa è la più difficile! Premetto che io sono parecchio timida e non amo parlare in pubblico quindi faccio pochissime presentazioni perché sono convinta che siano i miei libri che debbano parlare per me. Intanto sono tutti di veloce lettura, il mio stile è semplice e diretto proprio perché non mi piace annoiare il lettore con lunghe descrizioni e particolari inutili ma preferisco tenere alta la tensione e fare accadere cose di continuo ed arrivare al punto. Sono storie semplici che però nascondono messaggi importanti, sta a voi scoprirli tra le righe!

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti? A cosa stai lavorando e dove potranno seguirti i nostri lettori e i tuoi fan?

Il prossimo romanzo in lavorazione è “Il mistero dei Sandoval” che narra di un ragazzo che dovrà viaggiare attraverso l’Inghilterra, la Spagna e L’Italia per scoprire l’antico segreto di una nobile famiglia nascosto all’interno del castello della Zisa di Palermo. Questa storia nasce in parte da una ricerca fatta sui miei antenati e vi anticipo solo che ci sarà un bell’intreccio tra storia vera e fantasia quindi da non perdere! Ogni tanto qualche anticipazione sulla mia pagina Facebook Daniela Sandovalli - scrittrice e sceneggiatrice.

Per finire, Daniela, immaginiamo che tu sia stata inviata in una scuola media superiore a tenere una conferenza sulla scrittura e sulla narrativa in generale, alla quale partecipano centinaia di alunni. Lo scopo è quello di interessare e intrigare quegli adolescenti all’arte dello scrivere e alla lettura. Cosa diresti loro per appassionarli a quest’arte e catturare la loro attenzione? E quali le tre cose più importanti che secondo te andrebbero dette ai ragazzi di oggi sulla lettura e sulla scrittura?

Magari potrei fargli vedere la foto di una ragazza in spiaggia e chiedergli cosa vedono. Poi inizierei a leggere i ricordi di quella giornata al mare, potrei fargli sentire il rumore delle onde, il fastidio della sabbia sui piedi, le urla dei bambini che giocano a palla. Poi li farei ridere raccontando di un mostro marino che esce dall’acqua per mangiare un gelato ... Questo è il potere della scrittura. Può fermare il tempo e catturare la storia che rimane nella memoria per sempre, può trasformare la fantasia in realtà e viceversa, ma più di tutto ha il potere universale di evocare emozioni facendoti viaggiare ogni volta in un mondo diverso.

Daniela Sandovalli
https://www.facebook.com/FINO-ALLA-MORTE-Il-trailer-179708228893080

Andrea Giostra
https://andreagiostrafilm.blogspot.it