martedì 30 aprile 2019

Rina La Gioia, regista e sceneggiatrice: mai avuto modelli o maestri, mi sono lasciata trasportare, forse inconsciamente, dove mi ha portato il cuore, la mente. L'intervista

di Andrea Giostra -
Ciao Rina, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale artista della settima arte? Qual è stato il tuo percorso artistico che ti ha condotto dove sei ora?
Una domanda bella, ma difficile da rispondere in quanto, la mia militanza artistica è lunga e raccontarla tutta, rischio di ammorbare: mi limito a dire le cose più essenziali: quindi… pratico l'Arte sin da giovanissima età... Pittura, Scultura, Installazioni, esponendo in Italia e all'Estero, in Gallerie, Musei, Teatri. Ho lavorato in Teatro realizzando Scene e Costumi per Spettacoli di Compagnie professionali, fino ad approdare alla Biennale di Venezia. Lascio una docenza di discipline Pittoriche nel Liceo Artistico, rinuncio ad una cattedra di Pittura e accetto quella di Scenografia nelle Accademie di Belle Arti, fino a dedicarmi alla scrittura drammaturgica: opere teatrali, pubblicate, premiate e prodotte in spettacoli con circuitazioni nazionali ed internazionali. Fondo "La Misenscène", un'Associazione artistica e culturale, sul pensiero di Joseph Beuys, trasformandola nel tempo in "La Misenscène Production", operativa fino ad oggi. In ogni ambito artistico, ho riscosso riconoscimenti, premi, anche per l'attività artistica. Dalla scrittura teatrale, a quella cinematografica, il passo è breve: tutte espressioni artistiche che non si tradiscono tra di loro, ma si intersecano in perfetta simbiosi.
Chi sono i tuoi modelli e chi sono stati i tuoi maestri che vuoi ricordare in questa intervista?
Devo confessare che, stranamente, mi rendo conto di non aver mai avuto modelli o maestri. Questa mia dichiarazione, non vuole sottintendere nessuna presunzione, diciamo che, apprezzandone diversi, sia italiani che stranieri, mi sono lasciata trasportare, forse inconsciamente, dove mi ha portato il cuore, la mente, grazie alla mia lunga e ricca esperienza in vari campi dell'arte.
Qual è stato il tuo percorso artistico e professionale per diventare brava dietro la cinepresa?
Tutta la mia esperienza artistica mi è servita per poter stare anche dietro una cinepresa: partendo dalla fotografia, nel senso che da subito, ho fotografato tutti i miei lavori, di pittura, scultura, i plastici delle mie scenografie in fase di allestimento, come se si trattasse della scrittura di scene, teatrali o cinematografiche, fino ad arrivare alle inquadrature delle location dei film, che per me, rappresentano dei quadri fini a sé stessi.
Chi sono secondo te i più bravi registi nel panorama internazionale e nazionale? E con chi di loro ti piacerebbe lavorare e perché?
Non dico che sono i più bravi in assoluto, ce ne sono di altri registi, sia italiani che stranieri che mi piacciono, ma preferisco citarne solo due: Tornatore e Clint Eastwood…. per la loro coerenza, essenzialità, rigore, equilibrati nel dramma e nella poesia…
Quali gli attori che vorresti dirigere? Mi piacerebbe se indicassi tre italiani e tre stranieri con i quali non hai mai lavorato e che vorresti dirigere.
Non è la prima volta che mi viene posta questa domanda, e per bisogno di coerenza, rispondo dicendo che, citandone alcuni, sia italiani o stranieri, prediligerei questi, e credo che non vada bene. Ancora oggi sono del parere che, nel momento in cui scrivo una storia, per una drammaturgia o per una sceneggiatura cinematografica, in automatico si profila l'immagine di un attore, secondo me il più appropriato per interpretare quel personaggio, e faccio di tutto per coinvolgerlo nel mio progetto, certa di fare un buon lavoro.
«La sceneggiatura è il genere di scrittura meno comunicativo che sia mai stato concepito. È difficile trasmettere l’atmosfera ed è difficile trasmettere le immagini. Si può trasmettere il dialogo; se ci si attiene alle convenzioni di una sceneggiatura, la descrizione deve essere molto breve e telegrafica. Non si può creare un’atmosfera o niente del genere…» (Conversazione con Stanley Kubrick su 2001 di Maurice Rapf, 1969). Cosa ne pensi delle parole di Kubrik sulla sceneggiatura, considerato che sei anche una sceneggiatrice? Quanto è importante la sceneggiatura per la realizzazione di un’opera cinematografica?
La sceneggiatura per la realizzazione di un film è "importante", direi basilare: un lavoro per niente facile, e come non condividere il pensiero di Kubrik, ci vorrebbe una tavola rotonda per amplificare l'argomento. Comunque, la scrittura di una sceneggiatura ha il suo fascino: creare dal nulla, la parola che diventa immagine, senza escludere la sofferenza per l’impossibilità a descrivere le atmosfere che vuoi.
«Il cinema deve essere spettacolo, è questo che il pubblico vuole. E per me lo spettacolo più bello è quello del mito. Il cinema è mito». Sergio Leone (1929-1989). Cosa pensi di questa frase detta dal grande maestro Sergio Leone? Cosa deve essere il cinema per chi lo crea e per chi ne gode da spettatore?...
Non condivido questo pensiero: sono del parere che il cinema, ci offre si "divagazioni", "divertimento", ma anche e spesso, a nostra insaputa, ci da la possibilità di "ritrovarci", riconoscerci", e vogliamo escludere un'occasione per riflettere?... Il cinema, per chi lo crea, è una espressione artistica, ok, ma credo che fermarsi sul fatto estetico, sia riduttivo, mentre, se si aggiunge quel qualcosa che vogliamo rendere pubblica, magari per condividerla, sarebbe più costruttivo: credo anche che il pubblico ne sia consapevole.
Perché secondo te oggi il cinema è importante?
Perché ci apre "finestre" sul mondo, esteriore ed interiore: un mondo in cui credo che noi, inconsapevolmente, ci rifugiamo: perché bisognosi di "emozioni"? Perché no, inconsciamente le cerchiamo, e il cinema ce le regala, perché il cinema, sottintende che le "emozioni", sono vitali per la nostra sopravvivenza.
Recentemente hai realizzato un cortometraggio che è stato selezionato per il prestigioso concorso “Tulipani di seta nera 2019” che vede la partecipazione di “Rai Cinema Channel”. Ci parli di questo lavoro? Come nasce il corto “Sindrome” e qual è il messaggio che vuoi arrivasse a chi lo guarderà?
La "maternità", trattata nel film, vuole solo essere solo un pretesto, per sottintendere un messaggio vitale: "non arrendersi mai", e quanto possa essere importante l'Arte nel contesto, in quanto sono del parere che la conoscenza dell'Arte è uguale a Cultura, e quanto la Cultura possa essere fondamentale per la nostra crescita. Quindi "Sindrome" nasce da una domanda: "La visione di un'Opera d'Arte, a seguito di estremi compiacimenti, fra estetica e spiritualità, tipici delle sindromi di Stendhal e di Gerusalemme, potrebbe generare una fede, una speranza, ai fini della realizzazione di un sogno? È la domanda che mi sono posta scrivendo "Sindrome", una storia liberamente ispirata, di una donna che, raggiunta la soglia dei quaranta anni e stanca del vuoto che la circonda, decide di dare un senso alla propria vita: diventare madre. realizzazione di un sogno? Mi piace rendere noto che, al di là dei miei intenti, dal momento che il mio film è in Sala, non mi appartiene più: è semplicemente e solo del pubblico che vorrà fruirlo, libero di condividere o no le mie domande, di scoprire le sue risposte, di riscontrare le sue emozioni.
A cosa stai lavorando in questo momento? Quali i tuoi prossimi appuntamenti di lavoro?
Sto lavorando su di un'opera prima di Lungometraggio: si tratta di una storia vera, liberamente tratta da un romanzo, che per il momento vuole essere top-secret sul titolo e sull'Autore. Posso solo anticipare che, se il cinema "informa", il mio lavoro può rappresentare un occasione per far conoscere e rinnovare la memoria di un Autore che ha lasciato un segno nella mondo della cultura italiana, e quindi valorizzare la cultura del proprio paese. Se il cinema "informa", perché non trattare una vecchia storia, ribaltandola in tempi più ravvicinati, in quanto sottintende problematiche sociali attuale che possono riguardarci? E se il cinema "insegna", mi domando: il mio film, potrebbe entrare in una progettualità attiva, per trovare, insieme, soluzioni?". Per quanto riguarda i miei prossimi appuntamenti di lavoro, auspico di essere contattata da un Produttore, interessato a "viaggiare" insieme a me, per creare, insieme, altre "emozioni" da regalare.
Immagina una convention all’americana, Rina, tenuta in un teatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di cinema. Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti. Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione, del teatro e della settima arte? Quali secondo te le tre cose più importanti da raccontare loro sulla tua arte?
Se il mio presupposto è quello di lavorare per condividere le mie creazioni con il pubblico, trovarmi di fronte a dei giovani, appassionati di cinema, è una vera gioia, ma, rispondo alla domanda, facendo passi indietro con la memoria, e mi rivedo, ora dietro una cattedra, ora in una sala cinematografica, a parlare di cinema, dei miei lavori, delle mie esperienze artistiche, delle difficoltà dei sacrifici, delle attese, degli entusiasmi, delle emozioni, e rivedere i loro sguardi proiettati su di me, a volte notando i loro occhi umidi, e mai stanchi di sentirmi dialogare, oltre che affascinati dalle immagini delle mie opere, rendendo noto, per esempio, come si parte da un'idea, arrivando ad un palinsesto praticabile e mi riferisco sia al Teatro che al Cinema. Parlando di onestà nel lavoro, senza perseguire facili arrivismi, le fatiche fanno bene, le ricompense di un lavoro fatto bene sono come una manna dal cielo, inculcando a loro il concetto che niente è facile, e ciò che più conta, non è il "traguardo", quanto il "partire". E se ancora oggi mi seguono, questo vuol dire che a loro ho trasmesso qualcosa che non dimenticheranno mai e cos'altro potrei aggiungere!? …

Rina La Gioia

Per guardare il Corto “Sindrome”, e per esprimere una tua valutazione sull’opera, clicca sul sito RAI qui:
http://www.tulipanidisetanera.rai.it/dl/portali/site/articolo/ContentItem-dda2871d-9e5e-4f0a-8d0e-a76a22f1a283.html

Andrea Giostra