mercoledì 6 marzo 2019

Segnalibro, Paola Cereda: la scrittura deve osare e richiede dedizione. L'intervista di Fattitaliani

A Segnalibro è ospite Paola Cereda con "Quella metà di noi", presentato al premio strega da Elisabetta Mondello: il romanzo è ambientato a Torino e racconta la vicenda di Matilde Mezzalama, una maestra in pensione che, per necessità, accetta un ruolo come badante di un anziano ingegnere… L'intervista di Fattitaliani.
Quali libri ci sono attualmente sul suo comodino?
Resto qui di Marco Balzano e il saggio Bambini proibiti di Marina Frigerio
L'ultimo "grande" libro che ha letto?
Patria di Fernando Aramburu, un libro splendido dove le vicende dei protagonisti si intrecciano con la Storia, vista da una prospettiva insolita. 
Chi o cosa influenza la sua decisione di leggere un libro?
Spesso i consigli dei librai dei quali mi fido e ai quali mi rivolgo dicendo loro: stupitemi! 
Quale classico della letteratura ha letto di recente per la prima volta?
Ho letto molto i classici durante le scuole superiori, su consiglio di una professoressa di italiano che ci preparò una lista di 30 titoli che, piano piano, riuscii a spuntare. Adoravo Bassani, Verga, Pirandello e Svevo. Tra gli stranieri, in molti hanno lasciato un segno: tra tutti, Molière e Ibsen.
Secondo lei, che tipo di scrittura oggi dimostra una particolare vitalità? 
La scrittura che dimostra vitalità è quella che non ha paura di osare, nel rispetto della cura del linguaggio e del contenuto. Scrivere richiede dedizione.
Personalmente, quale genere di lettura Le procura piacere ultimamente? 
Ho amato molto la Trilogia della Pianura di Kent Haruf, con la sua narrazione piana e, insieme, coinvolgente e umanissima. 
L'ultimo libro che l'ha fatta sorridere/ridere? 
Un complicato atto d’amore di Miriam Toews. Ho amato la capacità di farci entrare con arguto umorismo nel mondo dei mennoniti (e in generale dei “fondamentalismi”) che, altrimenti, sarebbe del tutto inaccessibile. 
L'ultimo libro che l'ha fatta commuovere/piangere?
L’ultimo arrivato di Marco Balzano. Ho amato l’umanità del protagonista.
L'ultimo libro che l'ha fatta arrabbiare? 
Una breve drammaturgia del compianto argentino Eduardo Pavlovsky, che ti fa innamorare dei personaggi principali e del loro dolore, per poi stravolgerti il punto di vista finale e obbligarti a pensare che, in fondo, i giudizi sono una grande stronzata. 
Quale versione cinematografica di un libro l'ha soddisfatta e quale no?
Una versione che mi ha soddisfatta è quella di The Help di Kathryn Stockett. Al contrario non mi ha soddisfatta la versione cinematografica di Pastorale americana, che è un libro sfaccettato e complesso, impossibile da far entrare in un film. 
Quale libro sorprenderebbe i suoi amici se lo trovassero nella sua biblioteca?
Una decina di titoli dedicati a Maria Maddalena, figura che mi ha sempre affascinata per la sua forza e per tutto ciò che non ci hanno mai raccontato di lei.
Qual è il suo protagonista preferito in assoluto? e l'antagonista?
Beh, adoro Zeno Cosini de La coscienza di Zeno, che è protagonista e, insieme, antagonista vincente di se stesso.
Lei organizza una cena: quali scrittori, vivi o defunti, inviterebbe? 
David Foster Wallace, per i suoi incisi “rotolanti” e le sue note a piè di pagina. John Fante, per il raffinato umorismo di figlio di migranti. Elsa Morante, perché possa raccontarmi ancora e ancora dell’isola di Arturo. Agota Kristof, per sentire se parla come meravigliosamente scrive(va). Alessandro Perissinotto, perché, oltre a essere un bravo scrittore, è un amico. Amos Oz, che tanto mi ha insegnato dalle pagine dei suoi libri.
Ricorda l'ultimo libro che non è riuscito a finire? 
Una biografia che avrei dovuto presentare ma che faticavo a leggere per la scrittura farcita di “scoppia il temporale”, “vado su tutte le furie”, “l’amore è bello” e “di questo passo chissà dove andremo a finire”. 
Quale scrittore vorrebbe come autore della sua biografia? 
Eskhol Nevo, del quale adoro l’intelligenza, lo stile e la costruzione narrativa. 
Cosa c'è di Paola Cereda in "Quella metà di noi"?
Lo sguardo. Giovanni Zambito.
IL LIBRO Quella metà di noi di Paola Cereda
Giulio Perrone editore - Hinc - Pagine: 200 - Prezzo: 15 euro - Isbn: 978-8860044891 
Matilde ha un segreto che condiziona in maniera irreversibile le sue scelte. Maestra in pensione, contrae un debito importante e ricomincia a lavorare. Si reinventa badante. La sua vita si divide tra il quartiere periferico di Barriera, dove vive, e il centro di Torino, dove si reca ogni giorno per prendersi cura di un anziano ingegnere. Si ritrova così ad abitare nel mezzo: nel mezzo di due case, nel mezzo di più lingue, nel mezzo di altre vite, nel mezzo di decisioni ancora da prendere, in una società che cambia e fa emergere nuovi bisogni e nuovi mestieri. Porta sempre con sé un segreto e i segreti sono spazi di intimità da preservare, nascondigli per azioni incoerenti, fughe, ma anche regali senza mittente per le  persone che amiamo. Cosa resta di autentico dunque nei rapporti quando si omette una parte di sé? Dove si sposta il confine tra sentimento e calcolo? Matilde lo scoprirà nel confronto con sua figlia, con l’ingegnere di cui si prende cura, con gli spaccati di vite sempre in bilico del quartiere di periferia in cui vive: ogni rapporto ci trasforma, in una dimensione di reciprocità che, attraverso l’altro, ci permette di valutare quanto, alla fine, siamo disposti a cedere di quella metà di noi. Matilde scopre che qualsiasi lavoro che riguarda il noi - il me più l’altro - in qualche modo trasforma e il risultato è una dimensione di reciprocità che ha costi e benefici. I legami sono contratti dei quali non possiamo fare a meno.
L'AUTRICE
Paola Cereda: psicologa, è nata in Brianza ed è appassionata di teatro. Dopo un lungo periodo  come assistente alla regia in ambito professionistico, è andata in giro per il mondo fino ad approdare in Argentina, dove si è avvicinata al teatro comunitario. Oggi vive a Torino e si occupa di progetti artistici e culturali nel sociale. Vincitrice di numerosi concorsi letterari, è stata finalista al Premio Calvino nel 2001 e nel 2009. Ha pubblicato Della vita di Alfredo (2009),
Se chiedi al vento di restare (2014) Le tre notti dell’abbondanza (2015). Con Confessioni Audaci di un ballerino di liscio (Baldini&Castoldi, 2017) è stata finalista al Premio Rapallo Carige e al Premio Asti d’Appello. Ha ricevuto la menzione speciale della Critica al Premio Vigevano 2017.