mercoledì 6 febbraio 2019

Teatro, Chiara Damia: il mio fuoco è la recitazione. La magia del teatro: mutare l’ordinario in extra-ordinario. L'intervista

Chiara Damia, attrice di teatro… «…abbiamo tutti un qualcosa dentro… un nucleo speciale che ci renderà unici e irripetibili nell’esperienza esistenziale… il mio fuoco è la recitazione, il teatro…». Intervista di Andrea Giostra.

Ciao Chiara, benvenuta e grazie per la tua disponibilità. Se volessi presentarti ai nostri lettori cosa racconteresti di te quale attrice di teatro? Qual è il percorso artistico che ti ha condotto dove sei ora?
Ciao Andrea e grazie a te per questa opportunità. Sai… abbiamo tutti un qualcosa dentro. Un nucleo speciale che ci renderà unici e irripetibili nell’esperienza esistenziale, affrontata con ritmi e dinamiche mai uguali. In gioventù questo fuoco inizia a solleticare le facoltà intellettive cercando una valvola di sfogo, un modo per fuoriuscire dall’anima per plasmarsi in talento. Il mio fuoco è la recitazione, il teatro. Sono una giovane matricola ancora, con solo 5 anni di esperienza, una decina di spettacoli alle spalle e qualche comparsata in TV su Rai e Mediaset. La strada è lunga e, in cuor mio, spero sempre diventi una professione prima o poi. Il mio percorso ha preso forma durante gli anni scolastici, con le prime recite, i primi studi e dopo uno stop dovuto a cause di forza maggiore, ho frequentato un corso di recitazione per quattro anni. Finita questa esperienza ho cominciato a fare domanda presso le compagnie amatoriali ed ora sono membro della compagnia Arco Scenico di Giorgio Amadeo e della compagnia Che Sorpresa di Giancarlo Ripani.
Come definiresti il tuo stile recitativo? C’è qualche attore o attrice ai quali ti ispiri?
Il mio stile è ancora in evoluzione e in continua costruzione. Credo molto, per esempio, nella relazione che si innesca tra i personaggi poiché proprio da questo input scaturiscono le particolarità che andranno a pennellare quei tratti drammatici, comici, grotteschi arricchiti dai sentimenti del momento provocati dalla reazione. Sento che c’è uno scrigno in me, quando serve lo apro e attingo a un filamento di gioia, rabbia, disperazione e così via. Mi definirei altamente reattiva tra azione, quindi, reazione e ovviamente interpretazione, catarsi e metamorfosi. L’ispirazione è una buona guida nella definizione della propria identità attoriale. Nei momenti di quiete mi studio Pupella Maggio e Marina Confalone, rimanendo tra i classici, adoro Johnny Depp e la sua capacità di annullarsi totalmente nel personaggio, ma le vere gemme, secondo me, quelle più accessibili e godibili risiedono nel teatro cosiddetto “off”, il teatro locale, fuori da circuiti famosi, al confine della fama tra luce e ombra. In questo ambiente, si scoprono delle perle di bravura e talento inestimabili che davvero meriterebbero le luci della ribalta. Posso nominarti Marcella Sarlo, Giorgio Amadeo, Mario Gelmetti, Roberto D’Alessandro, Maria Cristina Fioretti, Maurizio Sparano. Sinceramente, mi ispiro a loro. Sono maestri, mentori e guide per me
Chi sono secondo te i più bravi attori teatrali nel panorama nazionale? E con chi di loro vorresti lavorare e perché?
Mi piace molto Sergio Castellitto. In un’intervista spiegò la figura dell’attore secondo il suo punto di vista. Lo descrisse come un bicchiere di cristallo vuoto che ogni volta deve riempirsi di un liquido diverso. Cerco di applicare questa visione al mio lavoro. Tornando strettamente al teatro, per me, Chiara, il “dio in terra” è Gigi Proietti. È un diamante sfaccettato alla perfezione che assorbe, rifrange, insegna, provoca; con uno sguardo racconta una storia, con un gesto evoca un discorso. Che darei anche solo per dirgli “ciao”! Dico sempre che se mai lo incontrassi mi metterei in ginocchio e piangerei dalla forte emozione! Chi lo sa. Per concludere apprezzo molto Alessandro Preziosi, mi piace la sua intensità, la sua tecnica e quel tocco di drammaticità che spicca sempre anche in parti leggere.
Perché secondo te oggi il teatro, il cinema sono importanti e vanno seguiti?
Sono veicoli, mezzi di trasporto di cultura tra tradizione e innovazione. Stimolano la creatività, l’immaginazione, esplorano emozioni recondite di cui spesso ci dimentichiamo.
Ci parli dei tuoi ultimi lavori e dei lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento?
Il mio ultimo lavoro è stato “Il Quindici-Diciotto, La Grande Guerra” di Giancarlo Ripani, andato in scena con la compagnia Che Sorpresa lo scorso novembre al Teatro dei Frassini in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale. Un viaggio emotivo che rievocava il film di Monicelli tra trincee e soldati, caratterizzato da momenti drammatici e ludici. Io interpretavo l’ostessa Zanin, una giovane locandiera veneta molto fumantina a cui i soldati smontano letteralmente l’osteria per cercare di rallentare l’avanzata austriaca.
Ora sto lavorando a due spettacoli, “Sospetti Sconosciuti” di Giorgio Amadeo, un giallo ispirato ad Agatha Christie che andrà in scena al Teatro Portaportese il 14-15-16-17 Marzo 2019 in cui interpreterò una ragazza “mezza russa” e “Ar Tempo Der Papa Re” di Giancarlo Ripani che andrà in scena al Teatro dei Frassini il 29-30-31 Marzo 2019 dove sarò una patriota rivoluzionaria, sovversiva e “bombarola”, sarà tutto in dialetto romanesco.
Immagina una convention all’americana, Chiara, tenuta in un teatro italiano, con qualche migliaio di adolescenti appassionati di teatro e cinema. Sei invitata ad aprire il simposio con una tua introduzione di quindici minuti. Cosa diresti a tutti quei ragazzi per appassionarli al mondo della recitazione, del teatro e della settima arte in generale? Quali secondo te le tre cose più importanti da raccontare loro sulla tua arte?
Sarei onesta. Volete fare teatro? Volete farlo come mestiere o come hobby? Occorre innanzitutto capire questo. Ma la domanda è: lo amate? Se lo amate, quanto lo amate? Dipende tutto dall’Amore che si prova per il teatro. Il teatro è studio, è sacrificio, è un viaggio. Intraprendere lo studio dell’arte drammatica può scardinare e decomporre tutti i pregiudizi, le costruzioni, i preconcetti che micro e macrosocietà hanno ricamato su di noi, decidendo come intaccare e spesso veicolare la nostra visione del mondo, decidendo come dovevamo comportarci. Il salto di qualità del futuro attore consiste nel voler mettersi in gioco per non avere più timore dell’opinione altrui e raggiungere una tale indipendenza da sé stesso da arrivare addirittura a spersonificarsi ed essere, a seconda del copione, esattamente qualcun altro. Magari l’opposto, il contrario di chi si è sempre stati. Ecco la magia del teatro: mutare l’ordinario in extra-ordinario. Il passaggio dal piombo all’oro è tutt’altro che facile; serve impegno, costanza, forza di volontà e molta molta molta umiltà.
Dove potranno seguirti i tuo ammiratori e i tuoi fan?
A teatro ovviamente, su Instagram dove pubblico anche opere pittoriche e di arte astratta e Facebook

Chiara Damia

Andrea Giostra