domenica 2 settembre 2018

Venezia 75, The Sisters Brothers: parlano il regista Jacques Audiard, John C. Reilly e Alexandre Desplat

di Emanuela Del Zompo - Tratto dal romanzo Arrivano i Sister, il nuovo film con John C. Reilly e Joaquin Phoenix è stato appena presentato alla Mostra d’Arte Cinematografica. Si tratta della prima opera di Audiard girata in lingua inglese e comprende nel cast anche Jake Gyllenhaal e Riz Ahmed. The Sisters Brothers è una commedia western in concorso a Venezia 75.

Come nasce il progetto?
J.AUDIARD: A Toronto Megan Ellison mi ha contattato parlandomi del libro di Patrick DeWitt: l’ho letto e ne sono rimasto entusiasta. Se lo avessi scoperto da solo a Parigi non avrei mai pensato di adattarlo ma visto che mi è stato suggerito da amici è nata quest’idea. 
J.C. REILLY: Mia moglie ed io abbiamo ricevuto il manoscritto prima della sua pubblicazione e il mio personaggio mi è apparso subito come qualcosa di vicino a me quindi mi sono sentito collegato a lui. Poi quando hanno aderito anche gli altri mi è sembrata proprio un’idea allettante. La vera sfida era lavorare con Joaquin Phoenix che è senza pari ed è ossessionato dalla riuscita delle interpretazioni.
Sei appassionato di western?
J.AUDIARD: Non sono molto esperto di western, non so se sono un appassionato ma mi piacciono quelli degli anni ‘70 o comunque quell’epoca lì. Credo che molte delle invenzioni e delle particolarità di questo racconto erano già presenti nel romanzo ed è quello che ha fatto sì che il libro fosse molto piacevole anzi direi irresistibile.
Come la musica ha contribuito al film?
A. DESPLAT: La sfida e la difficoltà è stata fare una musica per un western senza fare musica da western che è come sfuggire ai grandi musicisti americani, come allontanarsi da loro e trovare una via diversa. Se avessi pensato ad una musica da western penso che avrei sbagliato direzione.
Il cinema di Leone ha rivoluzionato la concezione del modello classico di western americano anche per quanto riguarda l’amore. Di amore in The Sisters Brothers sembra ce ne sia poco…
J.AUDIARD: Non c’è una relazione classica fra uomo e donna ma il mio film parla assolutamente d’amore cioè di fratellanza che ne è una forma. C’è molto amore tra uomini, tra fratelli. Ci sono vari gradi di declinazione dell’affetto.
Che tipo di regista è J. Audiard?
J.C. REILLY: È stata la combinazione di molte cose. Innanzitutto Jacques ha occhio per il montaggio ed è davvero ottimo avere una persona che ha chiaro ciò di cui ha bisogno. Poi ha un’antenna per le stupidaggini quindi sa bene quando non stiamo dicendo la verità ed è bello avere dietro alla telecamera qualcuno così bravo a capire chi dice le bugie. Lavorando con lui mi sembrava di essere nelle migliori mani possibili quindi non volevo deluderlo e volevo dargli il meglio. È stata un’esperienza molto gratificante. Inoltre Jacques sa molto bene l’inglese ma quando discute di qualcosa parla in francese quindi aveva sempre l’interprete e questo ci dava tempo di riflettere durante la traduzione, questo mi ha dato modo di capire anche quello che era non detto.
A casa mia questo progetto è aderente al 50/50% perché è prodotto con mia moglie. Il film dice molto sul bilanciamento dei generi.
J. AUDIARD: In 25 anni di vari Festival a cui ho partecipato ho sempre visto gli stessi volti: uomini in ruoli diversi ma sempre gli stessi. Questo ci fa capire che il sistema non funziona e che deve esserci un cambiamento. L’uguaglianza si conta, la giustizia si applica. Non si applaude, si agisce.