venerdì 7 settembre 2018

La scrittrice Chiara Parenti a Fattitaliani: I libri oggi sono diventati la mia più grande passione e non so più come si fa a smettere di scrivere

di Laura Gorini - Suscita una tenerezza infinita, Chiara Parenti. Scrittrice solo da pochi anni, ammette senza peli sulla lingua, nonostante la sua proverbiale timidezza, di non riuscire a smettere di scrivere. Dolce, con quegli occhi grandi che brillano quando ti parla di Sole, la protagonista di "Per lanciarsi dalle stelle" (Garzanti), non può che conquistarti, proprio come la sua ultima fatica letteraria.

Chiara, quando e in che modo hai sentito l’esigenza di cominciare a scrivere?
È stato dettato da qualche impulso, bisogno o desiderio particolare?
Ho sempre inventato storie, ma l’idea di scriverle è nata abbastanza tardi e per gioco. Un pomeriggio d’estate del 2008, scherzando con mio marito sul mutuo da pagare, mi disse che avrei dovuto mettermi a scrivere le mie storie, così sarei diventata famosa come la Rowling e ci saremmo trasferiti in un castello senza più il mutuo da pagare. Ora, ovviamente non abitiamo in un castello (e il trasferimento non pare neanche tanto imminente, per la verità) e la rata del mutuo arriva puntuale ogni mese, però ho scoperto che scrivere mi piace sopra ogni cosa. Oggi i libri sono diventati la mia più grande passione e non so più come si fa a smettere.
Quanto c’è realmente di autobiografico nel romanzo “Per lanciarsi dalle stelle”?
La storia di Sole è totalmente inventata ma  il suo approccio alle novità e al cambiamento è il mio. Come lei, amo stare al sicuro nella mia confort zone e faccio molta fatica a uscirne.
Come la protagonista del libro, hai quindi sentito anche tu, a un certo punto, che era finito il “tempo di scappare” e hai pensato di affrontare di petto le tue paure?
Diciamo che la spinta più forte a buttarmi me l’ha data l’arrivo di mio figlio, ed è lui che - inconsapevolmente - mi sprona ogni giorno a superare i miei limiti e le mie debolezze.
Hai qualche tuo particolare rituale da seguire per poter trovare l’ispirazione giusta per scrivere?
Ho “la mia Stanza tutta per me”, come la chiamerebbe Virginia Wolf. Sono molto metodica e superstiziosa e non potrei scrivere in nessun altro luogo al mondo se non alla mia scrivania, con i miei gatti che girano attorno e del buon cibo-spazzatura a portata di mano. 
Come potresti descrivere in poche parole l’esperienza di lanciarsi realmente con un paracadute?
Il lancio col paracadute di Sole che descrivo nel libro è come lo immagino io. Una volta sono stata ad assistere un amico che si buttava e ho raccolto le sue impressioni. Immagino- però- che viverle di persona sia tutta un’altra cosa.
Nel tuo romanzo parli anche della perdita di un’amica: quale può essere il modo migliore per riuscire a riprendersi da questa brutta esperienza nella quotidianità?
Quello che fa Sole mi sembra un rimedio valido: tuffarsi in un progetto ti permette di allontanarti almeno per un po’ dal tuo dolore e poi di ritornarci un pochino più forte per affrontarlo. Creare qualcosa riempie il vuoto della perdita. 
Come ci descrivi invece la tua avventura in cui hai lasciato un lavoro, quindi un posto sicuro, per inseguire un sogno, che a quanto pare è andato a buon fine?
Una follia. Però lo rifarei.
Ma non perché adesso il sogno si sia già realizzato (sono solo all’inizio di questo percorso di autrice) ma piuttosto perché quella realtà lavorativa era diventata tossica per me, quindi in quel momento si è trattato principalmente di una questione di sopravvivenza.
È chiaro che avere un sogno tanto grande nel cassetto che preme per uscire è stata comunque una leva molto forte.
Come mai, anche se è quasi scontato, c’è spesso una forte apprensione iniziale da parte dei genitori dei ragazzi che intendono seguire un sogno di questo tipo, come intraprendere una carriera artistica?
Perché, specie in Italia, non c’è garanzia di un futuro. Nel mio ramo poi, in cui tutti scrivono e in pochi leggono, è veramente difficile emergere e vivere del proprio sogno.
Sono davvero numerosi i personaggi presenti nel romanzo, mettendo tutta questa “carne al fuoco” credi che può essere facile talvolta perdersi e/o rischiare di lasciare qualcosa di incompiuto o scontato ai fini della trama?
Sì, il rischio c’è ma alla fine mi sono serviti tutti per raccontare la storia del cambiamento di Sole. Tra l’altro, nella mia scaletta iniziale, Samanta e Lucas non esistevano. Si sono affacciati alla mia mente solo più tardi, quando la storia era quasi finita. Sentivo che c’era qualcosa che mancava. Ed erano loro.
In questo modo  ci potrà eventualmente essere un seguito, o perché no, anche uno spin-off su qualche personaggio comprimario?
Alcune lettrici me lo hanno chiesto, in verità. Non credo tuttavia di riprendere in mano questa storia: credo che Sole sia abbastanza cresciuta adesso per affrontare le sue prove da sola.
Stai già lavorando ad altro? Qualche chicca in merito?

Sì, ma sono ancora molto all’inizio per cui non posso dire nulla… Più che altro perché al momento so molto poco anch’io!