lunedì 27 agosto 2018

Il regista Pierfrancesco Campanella: gli attori spesso sono persone molto fragili e insicure. L'intervista

È con noi oggi per la nostra intervista il noto regista Pierfrancesco Campanella.
Definirlo regista però è davvero riduttivo, ha spaziato infatti, in questa che è la settima arte, potremmo dire, in tutti i ruoli e sfaccettature possibili. E’ stato attore debuttando nel 1982 nel film per la TV “La veritaaaà” del grande maestro Cesare Zavattini, lo storico sceneggiatore dei film di Vittorio De Sica. Ha scritto soggetti e sceneggiature per fotoromanzi, fumetti, novelle per bimbi, persino racconti hard e diversi copioni per il cinema. Ha svolto spesso anche ruoli nel “dietro le quinte” come consulente artistico e di produzione con le più accreditate case cinematografiche italiane. Il suo primo film “Cattivi Pierrot”, scritto ed interpretato da lui stesso , è stato subito un successo, ed ha partecipato in una sezione collaterale alla Mostra del Cinema di Venezia del 1986, distribuito l’anno successivo con una nuova titolazione “La trasgressione” ed un diverso montaggio e finale, realizzato dal regista Fabrizio Rampelli.
Un tratto che definisce l’artista Pierfrancesco Campanella, di origine russo-pugliese, è senza dubbio l’ironia, che ha messo in scena anche nella sua commedia satirica “Strepitosamente… flop”, che ha visto la partecipazione dell’attrice Dalila Di Lazzaro e di Donatella Rettore.
Campanella sa affrontare tematiche scottanti a viso aperto e con lucido sarcasmo, e senza dubbio fuori dagli schemi, come nel suo lungometraggio del 1993, ambientato nel mondo gay, dal titolo “Bugie rosse”, con Tomas AranaAlida ValliLorenzo Flaherty e Natasha Hovey,  o il suo thriller “Cattive inclinazionidel 2003, interpretato da Eva Robin’sFlorinda BolkanFranco NeroMirca Viola. I suoi lavori da regista, nel 2017, sono stati il corto “L’amante perfetta” e il docufilm “I love… Marco Ferreri”, un affettuoso ritratto, con spezzoni di repertorio, interviste e fiction, dedicato alla memoria di questo grande regista e maestro del cinema italiano, nel ventennale della sua scomparsa.
Ma moltissime sono anche le produzioni di Pierfrancesco Campanella , di indiscutibile e multiforme personalità artistica, come cortometraggi e documentari, che costellano la sua lunga carriera.
Grazie carissimo Pierfrancesco per essere oggi qui con noi dedicandoci il tempo per questa intervista. Ti chiedo subito, tu hai avuto modo di dirigere grandissimi attori, spesso artisti dalla forte personalità, nel corso della tua longeva carriera, come hai gestito il rapporto con loro?
Quasi sempre in modo ottimale. Diciamo che sul set ogni volta è filato tutto liscio e c’è stata con tutti molta complicità. In alcuni casi però qualche piccolo problema c’è stato dopo, a film finito. Gli attori spesso sono persone molto fragili e insicure e hanno la smisurata esigenza di stare a tutti i costi al centro dell’attenzione. Per cui, se durante il montaggio tagli loro un primo piano o accorci una battuta, apriti cielo!  Sono capaci di maledire a vita te e il lavoro stesso che fino al giorno prima dicevano di amare.
Qual è stata la svolta decisiva, per te, nell’ambito della settima arte?
L’incontro giusto al momento giusto, dopo che per anni tentavo invano di trovare una strada per sfondare in questo settore, ricevendo umiliazioni e porte sbattute in faccia a dosi massicce. Si tratta di una persona peraltro che non ho mai più rivisto ma che ancora oggi mi sento di ringraziare per aver creduto in me.
C’è un film, una sceneggiatura o un progetto, a cui sei particolarmente legato? E perché?
Sì, un copione molto complesso, un insolito mix di sesso, sensualità, mistero  e perversione. Si intitolava provvisoriamente “Pioggia acida”: ad oggi nessuno ha avuto il coraggio di farmelo fare e ho dovuto rinunciare, sia pure con dispiacere. E così mi ci sono molto affezionato, come a un figlio desiderato e mai nato.
Quanto conta l’ironia nel tuo lavoro?
Certamente molto. L’ironia è la qualità delle persone intelligenti e ne serve tanta non solo nel cinema ma soprattutto nella vita. Vedo colleghi che si prendono troppo sul serio, credendosi grandi intellettuali: mi fanno semplicemente pena, specie nei casi di registi che non segue nessuno e sono “importanti” solo nella loro testa.
C’è un regista che ti ha ispirato, anche se tu hai uno stile indubbiamente del tutto personale ed inconfondibile?
Vista la mia passione per i film di genere thriller, mi verrebbe da dire Alfred Hitchcock e il nostro Dario Argento. Ma non più di tanto. Ho amato molto anche Pasolini e, in tempi più recenti, David Cronemberg. Non voglio apparire presuntuoso, ma credo che chi fa questo mestiere debba fare un suo percorso personale ed originale, senza farsi influenzare da nessuno.
La qualità che maggiormente apprezzi in un attore o in generale in una persona con cui ti relazioni nell’ambito cinematografico?
La sincerità, una caratteristica che dovrebbe essere alla base di ogni rapporto umano, sia nel privato che in ambito lavorativo. La schiettezza e la buona fede pagano sempre e si vedono nel risultato artistico. Al giorno d’oggi c’è però in giro una strisciante ambiguità di fondo e non sempre c’è chiarezza nei comportamenti.
In carriera hai ricevuto tantissimi attestati e riconoscimenti, ricordiamo uno su tutti il Premio “Personalità Europea 2016” in Campidoglio. E’ questo o quale, quello che ti ha dato maggiormente soddisfazione?
Questo che hai citato  lo considero in effetti un fiore all’occhiello perché è una iniziativa istituzionale e la commissione selezionatrice è molto seria e competente. Mi ha molto emozionato essere premiato insieme a mostri sacri come Carla Fracci e il compianto Carlo Vanzina. Vedo che ultimamente è tutto un proliferare di premi, premiucci e premietti, dispensati a casaccio da improvvisati “organizzatori del nulla”, una razza in continua espansione. Spesso, dietro questi eventi di serie Z, si nascondono sedicenti associazioni artistico-culturali che di artistico e culturale non hanno nulla, il loro intento è solo sbarcare il lunario, usando i nomi più o meno famosi dei premiati per raccattare i soldi di qualche sponsor. Io per fortuna so valutare bene persone e situazioni e non cado in certe trappole!
Cosa consiglieresti ad un giovane regista che volesse intraprendere questa carriera, al giorno d’oggi?
Di lasciar perdere. E’ sempre stata una professione difficile, ma ora, con la crisi generalizzata, è quasi impossibile da portare avanti, almeno a livello professionale. Anche se la creatività non verrà mai meno: si può essere autori anche semplicemente realizzando un video col telefonino, da pubblicare su Youtube.
Il tuo ultimo lavoro prodotto?
Due cortometraggi cinematografici. Il primo si intitola “Pensiero Giallo”, un noir grottesco molto divertente, del quale sono protagonisti gli strepitosiLuciana FrazzettoeGianni Franco. L’altro invece è “L’idea malvagia”, un giallo vero e proprio, ricco di tensione e colpi di scena, interpretato, tra gli altri, dalle bellissime e bravissimeElisabetta PellinieNadia Bengalae dal giovane e promettenteSimone Amato.
Cosa ci riserva il poliedrico Pierfrancesco Campanella nel prossimo futuro?
Tanto amore, da dare e da ricevere. Perché il cinema è un lavoro importante e può regalare a chi lo fa tante emozioni e gratificazioni, ma è anche un meccanismo spietato che può farti piangere qualche lacrima di troppo. Meglio sempre rimanere coi piedi per terra, aggrappandoci ai valori veri della vita!
Intevista di Ester M. Campese