lunedì 7 maggio 2018

Intervista al professor Armando Fumagalli: il lavoro nell’entertainment è molto duro

di Laura GoriniSi è da poco concluso il primo round di iscrizioni alla X edizione del Master in International Screenwriting And Production - MISP, ideato e diretto dal Prof. Armando Fumagalli.
Tale Master è definibile a buona ragione una delle più ambite ‘chiavi’ per entrare nel mercato nazionale ed internazionale della Scrittura per il Cinema, la Tv e l’Editoria e della Produzione audiovisiva, con una storia di quasi 20 anni. Una vera e propria fucina di talenti milanese che, a conferma del livello internazionale raggiunto e della volontà di rendere Milano sempre più centro formativo e creativo per l’audiovisivo internazionale, si svolge interamente in inglese e annovera tra gli alunni della scorsa edizione, studenti provenienti da 14 Paesi e 4 continenti.
Inserito nell’offerta dell’Alta Scuola in Media Comunicazione e Spettacolo (Almed) dell’Università Cattolica di Milano, il Master si tiene ogni due anni ed è incubatore di eccellenze che nel tempo hanno segnato il successo della serialità italiana, con prodotti come “Medici - Masters of Florence” (prodotto da Rai e HBO), “Don Matteo”, “Distretto di polizia”, “Sotto copertura”, “Che Dio ci aiuti”, “Non dirlo al mio capo”, “La Strada di Casa”, “L’Isola di Pietro”, “Un passo dal cielo”, “Maggie e Bianca Fashion Friends”: produzioni nelle quale hanno lavorato decine di ex studenti del Master.
A formare e ispirare gli allievi del Master sono invitati alcuni dei principali talenti ed operatori del panorama audiovisivo italiano, provenienti dai più importanti network e dalle migliori case di produzione ed editori, tra cui Rai, Mediaset, Sky Italia, Disney, DeaKids, Lux Vide, Endemol, Cattleya, Taodue, Medusa, Disney , e molti altri.
Caratteristica distintiva del Master le lezioni magistrali e i laboratori creativi tenuti da sceneggiatori, produttori e storyteller internazionali. Negli anni hanno dato il loro prezioso contributo nomi come William Nicholson, sceneggiatore di successi mondiali come “Il gladiatore” e “Les miserables”, FrankSpotnitz, lo showrunner di “X-Files” e della serie evento “Medici: Masters of Florence”, John Truby, uno dei maggiori story consultant di Hollywood, fondatore del John Truby’s Writers Studio, Randall Wallace, lo sceneggiatore di capolavori come “Braveheart”, “Pearl Harbor”, “La Maschera di Ferro”.
Professor Fumagalli, in che età ha sentito di avere la vocazione per il lavoro che oggigiorno svolge e in che modo è riuscito ad approdare in questo mondo?
Ho iniziato ad avere interesse verso il ruolo dei media nella società durante gli anni del Liceo, anche grazie ad alcuni professori molto sensibili a questi temi. Ho pensato che avrei avuto una buona preparazione teorica studiando filosofia, ma a partire da lì volevo poi occuparmi delle dinamiche culturali all’interno della società, in particolare quelle che riguardano il cinema e la televisione. Cosa che poi ho fatto.
Dal 1999 ho iniziato poi a collaborare come consulente di sceneggiatura per la Lux vide e dal 2000 ho iniziato a dirigere il primo corso di sceneggiatura all’Università Cattolica, quello che oggi è il Master in International Screenwriting and Production.
Quali doti e potenzialità dovrebbe avere - sempre secondo lei - una persona per poter svolgere al meglio questa professione?
Oggi le professioni nell’ambito dei media sono diverse e variegate. Io mi occupo soprattutto di formazione di sceneggiatori: devono aver letto molto (narrativa classica e contemporanea), devono essere appassionati dell’essere umano e delle dinamiche della società. Oggi è molto importante poi conoscere l’inglese. Se uno sa anche scrivere in inglese le possibilità di lavoro si moltiplicano esponenzialmente. Accanto a questa formazione di base occorre poi ovviamente imparare alcune cose specifiche, tecniche, sulla scrittura per il cinema e la Tv. Fare una buona scuola risparmia anni di errori e di apprendistato.
Secondo lei, è cosa reale o si tratta di un luogo comune il fatto che molte persone, molti giovani specialmente, si affacciano a questo mondo con la speranza o l’illusione di poter intraprendere una carriera “divertente”, redditizia, e - detto in un modo molto terra a terra - di poter fare quello che si vuole, quando lo si vuole e con chi si vorrebbe?
La mia esperienza è che le persone che lavorano a buon livello nel mondo del cinema e della Tv sono grandi professionisti, che non si risparmiano e hanno una notevole capacità di resistenza. Il lavoro nell’entertainment è molto duro: spesso si lavora in modo intensissimo, moltissime ore al giorno (a volte anche troppe!!). Quindi chi non ha questa voglia di lavorare e anche questa resistenza è meglio che cerchi altri tipi di professioni.
Con quali grandi professionisti del mestiere ha avuto modo di lavorare che si ricorda in modo particolare?
Ricordo soprattutto Ettore Bernabei per la sua vision e la sua voglia di dare qualcosa di vero e significativo al pubblico attraverso le serie televisive che produceva. Ricordo la sua enorme cultura storico-politica e la sua notevolissima cultura religiosa. Ricordo anche la sua fierezza di essere italiano: era convinto che le nostre radici culturali non ci rendono inferiori a nessuno. E aveva ragione.
In genere, quando si tenta di dare alla luce un nuovo prodotto audiovisivo, bisogna partire da una storia o meglio da un’idea, quando e in che modo si sceglie per bene l’idea che poi vedrà la luce o che, per dirla in gergo tecnico, avrà “semaforo verde”?
Sì, di solito si parte da un’idea che è una storia “in nuce”: facciamo un adattamento di Anna Karenina, raccontiamo la vita di Aldo Moro, raccontiamo la vita di Domenico Modugno, raccontiamo la storia di una donna che deve ricominciare a lavorare perché le è morto il marito… Poi questa idea passa attraverso fasi successive di sviluppo (di solito i soggetti veri e propri e le sceneggiature sono finanziate dai committenti: nella fiction, quindi, Rai o Mediaset o Sky). Se poi le sceneggiature convincono, si ha il semaforo verde per la produzione, che richiede ovviamente un grandissimo investimento, Ma ci sono alcuni progetti che si fermano prima, o alla fase di soggetti o alla fase di sceneggiature. E idee che non vengono sviluppate perché sono scartate già all’inizio.
Sempre restando su questo punto, colui che crea le idee, deve scostarsi da ciò che piace a lui e concentrarsi su cosa invece va incontro ai gusti del pubblico, o le due cose possono trovare un punto d’incontro?
Penso che -seguendo la grande scuola americana di cinema e TV- occorra trovare un punto d’incontro fra le due cose. I grandi film e le grandi serie Tv nascono quando gli autori mettono in esse qualcosa di profondamente personale, un problema con cui si confrontano, un dilemma che li fa riflettere e pensare… Ma devono anche essere capaci di rendere questi temi universali: di trascendere il personalismo e la chiusura in se stessi per cogliere che cosa ci può essere in quel tema, in quella domanda, in quel dilemma, che possa appassionare un pubblico molto vasto.
Crede che si possa dire di grande importanza per chi fa questo lavoro dunque la capacità di sapersi adattare?
Credo che la risposta a questa domanda sia in continuità con quello che dicevamo nella risposta precedente. Occorre avere idee forti e originali, ma anche saperle comunicare. Una buona capacità di adattamento –con buon senso, che non significa supina accondiscendenza a tutto quello che dicono gli altri- è una qualità importante di un buon professionista. Direi che è la capacità di capire quali sono quei pochi punti su cui essere intransigenti e invece quegli aspetti su cui gli altri ci possono aiutare con il loro punto di vista e i loro consigli. Per questo nel Master che dirigo cerchiamo di facilitare molto il dialogo e la collaborazione fra gli studenti, Di Fellini ne nascono pochi: moltissimi invece possono essere eccellenti professionisti. E molto del lavoro nel cinema e nella TV -anche per gli autori, sceneggiatori e registi e produttori- è fatto di collaborazione.
C’è qualche nuovo progetto che sta per vedere la luce o a cui sta lavorando di cui ci vuole fare un cenno?
Sto seguendo come consulente di sceneggiatura la seconda e la terza stagione di Medici. Masters of Florence, che era andata benissimo su RaiUno. La seconda stagione, di cui si sta finendo il montaggio, andrà in onda in autunno sulla Rai ed è venuta molto bene. Gli autori ora stanno scrivendo la terza stagione e anch’essa è molto promettente. Entrambe le stagioni sono dedicate a Lorenzo il Magnifico.
In ultimo, prima di salutarci, che consiglio vuole dare a tutti i giovani o comunque a coloro che decidono di intraprendere questa carriera e/o che si stanno affacciando a questo mondo?
Studiare tanto, cercare una formazione di alta qualità, tenere gli occhi aperti, cercare di conoscere le dimensioni universali dell’esperienza umana, ma anche i cambiamenti sociali. Costruire buoni rapporti con il prossimo: l’empatia è fondamentale. E abituarsi a lavorare molto, senza paura di fare fatica.
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