giovedì 8 marzo 2018

Bruxelles, nel "Frankenstein" di Jan-Christoph Gockel un'identità fatta di storie. La recensione di Fattitaliani

In scena al Théâtre National di Bruxelles fino al prossimo 17 marzo c'è Frankenstein, dal classico di Mary Shelley. Qui la creatura non è composta di parti di scheletri e cadaveri, bensì di oggetti che formano un nuovo essere composito e artificiale. La regia è di Jan-Christoph Gockel. Fattitaliani lo ha visto. La recensione.
Gli spettatori, qualche minuto prima dell'inizio, vengono accolti dagli attori sul palcoscenico e ascoltano storie, piccole storie, su oggetti minimi raccolti nel tempo per costruire con le loro vicende la grande creatura, una sorta di Frankenstein che si animerà per la forza e l'energia vitale trasmessagli da questi stessi oggetti.
Libri, bambole, vestiti, giocattoli, gatti impagliati, suppellettili sono appartenuti a persone che non ci sono più: le loro vite sono passate, perse per sempre in un nulla senza tempo, identità dissolte che, in piccoli frammenti,  solo questi oggetti mantengono in vita; oggetti, o piccole storie, che si ricomporranno insieme a creare una nuova vita, la nostra vita: siamo noi l'immensa marionetta composta da questi frammenti che nel tempo abbiamo raccolto in un pêle-mêle d'incontri, di relazioni, di vicende di cui residuano solo frammenti. Siamo noi i mostri, creature la cui identità è fatta da piccole storie, grandi marionette che si muovono tra i segni di un mondo estraneo.
Questa immensa marionetta ci rappresenta, ci mostra quello che siamo ma è anche un'immagine del teatro, di un mondo che vive di piccoli frammenti di storia. La rappresentazione lascia attoniti gli spettatori, catturati dalla genialità di quello che vedono e dalla bravura di chi ha costruito la macchina meravigliosa che è questo spettacolo, in primis il regista Jan-Christoph Gockel e il fantastico creatore delle marionette Michael Pietsch
Il sipario che cala lascia arrabbiati gli spettatori: vorrebbero trattenere quello che hanno visto, portarselo, conservarlo, ma l'arte del teatro non lo rende possibile.
Quello che hai visto non puoi portarlo con te. 
Cala il sipario e lasci lì le tue emozioni, metafora di un più grande definitivo sipario. Giovanni Chiaramonte.
Texte et mise en scène
Jan-Christoph Gockel
D’après le roman
«Frankenstein; Or, The Modern Prometheus» de Mary Shelley
Scénographe
Julia Kurzweg
Créateur marionnettes & marionnettiste
Michael Pietsch
Création Costumes
Emilie Jonet
Création son & musicien
Anton Berman
Créateur lumière
Jean-Jacques Deneumoustier
Dramaturge
Cécile Michel
Assistant mise en scène
Maxime Glaude
Assistante scénographie
Sarah Deppe, Julia Ippolito
Assistante dramaturgie
Irina Reinke
Traduction et surtitrage
Werkhuis SPRL, Cécile Michel
Avec
Léone François, Anton Berman, Alfredo Cañavate, Bruce Ellison, Thomas Halle, Gianni La Rocca, Michael Pietsch (en alternance avec Laurenz Leky)
Et
Lucas Hamblenne, Romain Gueudré, Pierre Ottinger
Un remerciement particulier à
Vincent Hennebicq
Régie générale
Romain Gueudré
Régie Lumière
Emily Brassier
Stagiaire: Virgile Morel De Westgaver

Régie Son
Jeison Prado Rojas
Stagiaire: Pawel Wnuczynski
Régie Plateau & construction
Stéphanie Denoiseux, Lucas Hamblenne, Pierre Ottinger
Conception et réalisation machinerie
Frédéric Opdebeeck, Didier Rodot
Construction
Dominique Pierre, Yves Philippaerts, Pierre Jardon
Décoration
Eugènie Obolinski, Bruno Verlaet
Accessoires
Sarah Deppe, Noémie Vanheste
Confection costumes
Nicoles morris, Nathalie Willems
Stagiaire : Pauline Aschoff    
Production
Théâtre National Wallonie-Bruxelles
Coproduction
Théâtre de Namur, Tandem scène nationale, le Manège Maubeuge, Shelter Prod
Avec le soutien de
taxshelter.be & ING & tax shelter du gouvernement fédéral de Belgique, l’Ambassade de la République fédérale d’Allemagne et du Goethe-Institut Belgien.
Un remerciement particulier aux personnes qui ont participé aux collectes et qui ont partagé leurs histoires et objets en contribuant ainsi à la création du spectacle.
Le spectacle inclut des extraits de
Frankenstein ou Le Prométhée moderne, préface de 1831 traduite de l’anglais par Patrick Drague, Collection folioplus classiques (n°145), 2008, © Editions Gallimard.
- Ciment de Heiner Muller, traduction de l’allemand par Jean-Pierre Morel, Editions  de Minuit, 1991.