mercoledì 14 febbraio 2018

Max Fuschetto, la poesia dell'infanzia nel nuovo album "Mother Moonlight". L'intervista

Mother Moonlight, il nuovo album di Max Fuschetto, proietta l'ascoltatore in un panorama completamente diverso rispetto a Popular Games (2010) e al fortunato Sun Nà (2015). I ricordi, le visioni, le suggestioni e le reminiscenze della fanciullezza ispirano il compositore che sceglie il pianoforte - e l'esecuzione, la sensibilità, l'empatia di Enzo Oliva - per dare vita a un ciclo di sedici brani legati alla 'poesia dell'infanzia', per citare l'amato Klee. L'intervista.

Dopo il successo di Sun Nà, arriva Mother Moonlight. Un disco completamente diverso, che ti vede sempre al centro del processo compositivo, i cui esiti sono però rimessi al pianoforte di Enzo Oliva.
Perchè la decisione di separare scrittura ed esecuzione?
È nella natura stessa del lavoro. Nasce dedicato espressamente al pianoforte, strumento per me di indicibile bellezza, di conseguenza è realizzato sui due soli pentagrammi, quello della mano sinistra e quello della mano destra. Due voci, un dialogo costante, intreccio e indipendenza di linee. Nei brani dove utilizzo altri timbri, come il violoncello, la chitarra elettrica e il violino, è solo per creare riflessi al movimento costante della polifonia che è la cifra stilistica di Mother Moonlight.
Come accaduto per Popular Games e Sun Nà, il punto di partenza è una riflessione sul passato, e nello specifico sull’infanzia, che diventa per te luogo ideale di rinnovamento compositivo.
Il passato e l'idea di ciò che sarà il futuro, e che possiamo solo rappresentarci, confluiscono sempre nel presente e nel suo divenire per cui noi viviamo un'immagine recuperata nel tempo come una rielaborazione ed una proiezione. Due gesti che gli consegnano un significato di volta in volta nuovo. È l'immagine che da luoghi remoti della mente ci arriva, ma il modo in cui la nominiamo, la parola che usiamo per rappresentarla la prendiamo da ciò che in arte è lo stile, che è più che un'insieme di tecniche o di processi: un modo di essere e di vivere.
Comunque a volte i punti di partenza sono un pretesto. La caratteristica di Mother Moonlight è che il mondo dell'infanzia, come per Paul Klee, rappresenta l'ologramma del futuro. Le linee semplici fatte di pochi suoni danno la possibilità di sperimentare combinazioni sonore nuove, tempi e strutture formali flessibili e non preordinate, l'assenza e l'allusione; il dire meno possibile perché la misura è forza, la ridondanza debolezza.
Ancora una volta un riferimento colto per un lavoro che – come sempre accade nella tua attività – non disdegna connessioni popular, tu stesso citi costantemente i Beatles…
In realtà la letteratura musicale che si affaccia al mondo dell'infanzia è tanta, da Schumann a Musorgskij, da Satie a Debussy, Stravinsky, Bartok, i Beatles fino ad Arvo Part. Mother Moonlight vive dei suggerimenti di queste pagine uniche e sorprendenti ma anche del genio musicale africano, mi riferisco all'Africa Subsahariana, che si dispiega con grande acume già nelle play song cantate dai bambini e che accompagnano giochi e momenti di vita.
In Mother Moonlight troviamo, in una sequenza ravvicinata, un omaggio a Bela Bartòk e uno a John Lennon: chi dei due si sarebbe stupito di più?
Credo che nesuno dei due si sarebbe riconosciuto nei due brani, specialmente Lennon che, tra l’altro, avrebbe preferito la chitarra elettrica in reverse del brano dedicato a Bartok. In entrambi i brani ho utilizzato qualche elemento che rientrava nella loro poetica. Ad esempio, in Occhi di conchiglia dedicato a Lennon ho usato uno strumento indiano, la dilruba, e un motivo pentatonico come ne sono presenti in brani scritti da lui. Penso a In my Life. In Ting tang invece, dedicato a Bartok, ho utilizzato un ribattuto percussivo che troviamo in tanta sua musica e l'intervallo di quarta eccedente che è il fulcro delle sue intuizioni stilistiche e costruttive.
Come mai la scelta pianistica è caduta su Enzo Oliva?
Avevo ascoltato Enzo a una commemorazione del nostro compianto amico Marzio Rosi e mi aveva stupito la bellezza e la facilità del tocco oltre che una cifra interpretativa molto personale e moderna. Poi lui imbattutosi in un mio brano, Iride a Paul Klee, si è incuriosito riguardo alla mia musica e mi ha contattato. Gli ho inviato tre brani per pianoforte di non facile esecuzione. Dopo tre giorni mi ha chiamato per dire che era pronto per farmeli ascoltare. Sono andato a casa sua, mi sono seduto e ho ascoltato. Ho detto: è lui.
Ero in cerca di un pianista adatto a Mother Moonlight, al suo continuo interplay tra le voci, e ora ce lo avevo davanti. Il resto è stato un anno di lavoro insieme davvero bello e affascinante che ci ha portati dritti alla meta. Un nuovo lavoro molto differente dai miei due precedenti.
Sarebbe fin troppo facile dire che il pianismo di Mother Moonlight è anomalo poiché scritto da un “non pianista”, in realtà c’è una scelta di fondo inconsueta in questa operazione.
Il punto è che la concezione che sta alla base del lavoro non è armonica bensì polifonica.
Non mi sono messo al pianoforte per trovare una melodia e un insieme di accordi. Ho proceduto ad inventare contemporaneamente l'una e l'altra voce usando un materiale sonoro e motivico estremamente ridotto e lavorando molto sulle possibilità di scambio tra le voci e di permutazione continua degli stessi motivi fatti a volte di soli due suoni. Il materiale sonoro molto limitato dà sempre la possibilità di introdurre, a un certo punto della trama, un suono nuovo e fare in modo che esso diventi un evento.
In passato ci hai raccontato di incontri per te importanti, collaborazioni e altre storie e qui sarebbe interessante riprendere il punto, con un passaggio in Bolivia....
Sono stato da sempre un fautore del libero scambio e dell'apprendimento che nasce dalla coscienza profonda delle proprie esperienze. Rifare a ritroso il percorso di quel che ci è accaduto e ha cambiato il nostro modo di porci di fronte alle cose è sempre interessante. È riconoscere che siamo nel mondo e che lo viviamo.
Molti anni fa ho deciso che su alcune cose che riguardavano il comporre mi serviva un confronto forte per cui, in maniera del tutto casuale, ho conosciuto un compositore boliviano che stimo moltissimo: Edgar Alandia. Con lui abbiamo discusso e lavorato in maniera molto libera sul pensiero e sull'organizzazione del suono muovendoci qua e là nella Storia. Edgar guarda alle cose in profondità e non si lascia condizionare dagli elementi esteriori che riguardano il fare compositivo come ad esempio l'aureola del compositore, il genere musicale o altro. Inoltre ha una caratteristica compositiva che ammiro molto, riesce a generare molto partendo da poco. Per me, che mi sono mosso in maniera molto autonoma da sempre, ma col desiderio indomito di andare oltre, trovo sia stato un momento di passaggio importante che mi ha permesso di convergere verso quel'unità anche stilistica a cui aspiravo: Multum in parvo.
Accanto a Enzo troviamo musicisti spesso presenti nei tuoi lavori, pensiamo a Pasquale Capobianco e Silvano Fusco, che ti seguiranno anche dal vivo.
Con Pasquale abbiamo un dialogo musicale costante, un tratto stilistico importante dei miei lavori è caratterizzato dall'eleganza del suo suono dovuto a un tocco particolare e all'ascolto e alla ricerca continua.
Poi c'è il violoncello di Silvano Fusco che da Popular Games in poi si irradia qua e là per creare sempre una voce supplementare al discorso, un luogo privilegiato per l'interplay timbrico.
Per questo disco voglio anche ricordare il bel contributo della violinista Eleonora Amato, del suonatore di dilruba Enrico Falbo e dell'immancabile compagno di percorso Franco Mauriello al clarinetto.
L’aspetto grafico dei tuoi album è sempre curato perché partecipa al progetto artistico generale. Stavolta c’è un ragazzo che corre…
Marianna Longo, designer grafica che oggi vive a Manchester, è una presenza costante nei miei dischi. Intelligente, raffinata e soprattutto capace di ascoltare senza imporre le proprie idee ma suggerendo soluzioni. Questa volta, grazie a Marco Soprano, Donato Zoppo e Francesca Grispello tra le tante idee ho deciso di utilizzare la foto di un ragazzo che corre come gesto liberatorio e di rottura. Nessuna corrispondenza retorica col titolo e coi contenuti, ognuno ci veda quel che vuole. Io la forza, il coraggio, la generosità e l'indipendenza dal giudizio. La cosa che mi viene in mente è quel romanzo dal messaggio superlativo di Qualcuno con cui correre di David Grossman: affidate a due giovani una imbarcazione e attraverseranno anche l'Oceano.
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Foto Luigi Vaccaro
Per il tour che accompagnerà Mother Moonlight, Fuschetto ha scelto il protagonista Oliva al pianoforte, il chitarrista Capobianco e il violoncellista Fusco. Sono figure con cui l'autore ha condiviso negli ultimi anni momenti importanti del proprio percorso musicale, pensiamo all'Auditorium Parco della musica di Roma, all'Expò 2015 Albanian Pavillon, a numerosi festival e rassegne italiane.

MAX FUSCHETTO
Mother Moonlight
16 brani, 38 minuti
Italian World Beat 2018 
Distr. ITA: Audioglobe
Distr. estera: Proper music (UK), Indigo (GER), Sambinha (JAP), 
Coast to coast (BENELUX), Karonte (SPA) e Bertus (FRA).
Info:

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